Al Sud la maggior incidenza di povertà assoluta: il rapporto Caritas

I dati del 21° rapporto Caritas "L'anello debole", presentato in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà

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Sono quasi 2 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta, pari a 5.571 individui: si legge nel 21° rapporto Caritas “L’anello debole“, presentato il 17 ottobre in occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà. Il documento è stato elaborato sulla base di statistiche ufficiali sulla povertà e sui dati Caritas derivanti da circa 2800 Centro di Ascolto Caritas presenti sulla penisola.

Il Mezzogiorno è l’area del paese con il maggior numero di poveri assoluti, pari al 10% della popolazione. Il dato è in aumento rispetto al 2020 (9,4%). Migliora invece la situazione nella parte alta dello stivale. Al Nord Ovest la percentuale scende dal 7,9% del 2020 al 6,7%.

A chiedere aiuto sono sia uomini (50,9%) che donne (49,1%).Cresce il numero di persone straniere in condizioni di povertà assoluta rispetto al 2020: nel 2021 sono il 55% rispetto al 52% dell’anno prima, con picchi al Nord Ovest (65,7%) e al Nord Est (61,2%). Al Sud e nelle isole la percentuale maggiore di percettori del reddito di cittadinanza. Si rafforza nel 2021 la correlazione tra stato di deprivazione e bassi livelli di
istruzione. Cresce infatti il peso di chi possiede al massimo la licenza media, che passa dal 57,1% al 69,7%; tra loro anche analfabeti, senza alcun titolo di studio o con la sola licenza elementare. Nelle regioni insulari e del sud, dove lo ricordiamo c’è una maggiore incidenza di italiani, il dato arriva rispettivamente all’84,7% e al 75%.

Il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, presentando il rapporto ha fatto appello al futuro governo: “il reddito di cittadinanza è stato percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti. Quindi c’è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, ancora più pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza, che devono avere anche la possibilità di uscire da questa zona retrocessione”.