sabato, 7 Febbraio 2026

Istat: il Pil cresce, ma non quanto previsto dal Governo

Nel 2024 Pil +0,7% e deficit al 3,4% secondo i dati diffusi oggi dall’Istat. Unimpresa: crescita troppo lenta. Lollobrigida: agricoltura traina l’Italia

Nel 2024, spiega l’Istat, l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,7%, pari a quella del 2023. Lo sviluppo è stato stimolato sia da un contributo positivo della domanda nazionale al netto delle scorte (+0,5%) sia della domanda estera netta (+0,4%), mentre è stato lievemente negativo il contributo della variazione delle scorte (-0,1%). Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato crescite in agricoltura (+2,0%), nei servizi (+0,6%) e, in misura inferiore, nel complesso dell’industria (+0,2%).

La crescita dell’attività produttiva, continua l’Istat, è stata accompagnata da una espansione dell’input di lavoro e dei redditi. Il rapporto tra indebitamento delle Amministrazioni pubbliche e Pil ha registrato un forte miglioramento rispetto al 2023, attestandosi a -3,4%. Il saldo primario è migliorato, passando da -3,6% a +0,4%. La pressione fiscale è cresciuta di oltre un punto percentuale.
La spesa per interessi è aumentata del 9,5%.

Unimpresa: crescita troppo lenta

Non tarda ad arrivare il commento del presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

«I dati diffusi oggi dall’Istat confermano ciò che le piccole e medie imprese italiane denunciano da tempo: l’economia sta crescendo troppo lentamente e la pressione fiscale continua ad aumentare, soffocando la capacità di investimento delle aziende.
Un pil fermo allo 0,7%, al di sotto delle stime del governo, dimostra che il sistema produttivo fatica a ripartire, in particolare nel comparto industriale, che per le nostre imprese rappresenta un motore essenziale. Il miglioramento dei conti pubblici, con un deficit ridotto al 3,4% e un saldo primario tornato positivo, è senza dubbio un segnale positivo, ma rischia di trasformarsi in un’illusione se il costo di questo risultato ricade interamente sulle spalle di imprese e lavoratori.
L’aumento della pressione fiscale al 42,6% del Pil è un campanello d’allarme che non può essere ignorato: significa che le aziende versano più tasse ma non vedono un ritorno concreto in termini di incentivi, credito agevolato o riduzione del cuneo fiscale. Per le pmi, già alle prese con costi dell’energia elevati, burocrazia soffocante e difficoltà di accesso al credito, questa situazione è insostenibile».

Ferrara (unimpresa): bisogna invertire la rotta

«Bisogna invertire la rotta, sostenendo gli investimenti e rilanciando la competitività del sistema produttivo. Il governo deve intervenire con una strategia chiara per alleggerire il peso fiscale sulle imprese, rendere più semplice l’accesso ai finanziamenti e ridurre il costo del lavoro. Senza misure concrete, il rischio è che le nostre aziende continuino a operare in una condizione di stagnazione, con un impatto negativo sull’occupazione e sulla crescita del Paese. Le pmi rappresentano il cuore dell’economia italiana e devono essere messe nelle condizioni di lavorare, investire e crescere, non di resistere con fatica».

la crescita moderata

Secondo il Centro studi di Unimpresa, l’economia italiana nel 2024 ha mantenuto una crescita moderata, ma inferiore alle previsioni, con un miglioramento dei conti pubblici che rappresenta un elemento positivo per la sostenibilità fiscale.
Il rischio è che un’eccessiva pressione fiscale possa frenare la ripresa nel 2025. La debolezza dell’industria e il peso crescente del fisco restano due fattori critici che potrebbero ostacolare un’accelerazione della crescita nel prossimo futuro.

I dati diffusi dall’Istat, sempre secondo Unimpresa, delineano un quadro macroeconomico caratterizzato da una crescita economica debole ma con un miglioramento nei conti pubblici, in particolare sul fronte del deficit, mentre la pressione fiscale è aumentata sensibilmente.

Lollobrigida: istat conferma ruolo centrale dell’agricoltura

I numeri vanno letti e interpretati, lo sappiamo bene.
Chiara la posizione, in controtendenza rispetto a molti commentatori, del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

“Quanto diffuso oggi dall’Istat” dichiara Lollobrigida “certifica il ruolo centrale dell’agricoltura. Il settore primario traina la crescita economica dell’Italia, registrando un incremento del valore aggiunto del 2%. Agricoltura, silvicoltura e pesca sono tra i settori con la crescita più significativa. Un segnale chiaro della vitalità e della forza ritrovata di un comparto strategico”.

“Un risultato” aggiunge il ministro “che evidenzia il contributo determinante dell’agricoltura alla ripresa economica della Nazione e la sua capacità di generare sviluppo e occupazione.
Il Governo Meloni ha sempre creduto nella centralità del settore agricolo e lo ha dimostrato con fatti concreti. In questi anni abbiamo stanziato oltre 11 miliardi di euro per sostenere il comparto, investendo in innovazione, competitività e difesa delle nostre eccellenze. Un impegno senza precedenti che conferma quanto l’agricoltura sia centrale per il futuro dell’Italia”.

Il Governo, garantisce il ministro, continuerà “a lavorare affinché gli agricoltori possano avere strumenti sempre più efficaci per affrontare le sfide globali, difendere la qualità dei nostri prodotti e affermare la leadership del Made in Italy nel mondo. Il nostro obiettivo è rendere il settore ancora più forte, sostenibile e capace di attrarre nuove generazioni”.

Andrea Belmonte
Andrea Belmonte
GIORNALISTA, SOCIAL MEDIA MANAGER

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