Così stiamo perdendo la speranza della pace

Ormai tutti gli osservatori sembrano dare per scontato che il mondo verrà ripartito fra le tre superpotenze mondiali: USA, Cina e Federazione russa: si parla di pace, ma si pongono, anche se forse involontariamente, i presupposti per una guerra mondiale più estesa che mai

di Vittorino Beifiori

L’argomento principe delle discussioni nella passata settimana è stato certamente la ricerca di una tregua nella guerra Federazione russa – Ucraina. È passata in secondo ordine, oltre alle altre 68  guerre nel mondo (Papa Francesco), perfino la nuova strage di Gaza, dove sono ripresi i bombardamenti israeliani. Ormai è incontrovertibile e forse immutabile ciò che è ben noto: il più forte ha sempre ragione su questo infelice pianeta. Dopo secoli che abbiamo definito di evoluzione della Civiltà.

Pace a che costo?

I presupposti delle trattative sono negativi e, fin dai tempi dell’invenzione dei sillogismi, “peiorem semper sequitur conclusio partem” (la conclusione segue sempre la premessa peggiore). In discussione sono i beni preziosi dell’Ucraina, per esempio le terre rare, che se in senso lato potrebbero essere “rivendicabili” in quanto parte dell’ex Unione Sovietica da parte di un Putin, che interpreta il presente guardando al passato, cioè con metodologia antistorica, non hanno nulla a che vedere con gli USA. A meno che non si accetti il principio di prepotenza di Trump, che si vuole rimborsare gli aiuti concessi al paese aggredito direttamente: solo perché è più forte dell’aggredito, pure sconfitto.

La pace e la favola del lupo e dell’agnello

Non è necessario ricorrere a Esopo (VII sec. a. C), a Fedro (I sec.d. C.) o a Fontaine, (XVII sec. d.C.), ricordando soprattutto la favola del lupo e dell’agnello, per vedere non solo smentito il detto che la storia è maestra di vita, ma per confermare, come diceva un uomo di pace eccellente, Giorgio La Pira, che il “presente è plasmato dal passato e non dal futuro”. Ormai tutti gli osservatori sembrano dare per scontato che il mondo verrà ripartito fra le tre superpotenze mondiali: USA, Cina e Federazione russa. Ma non è solo questo l’aspetto negativo e pericolosissimo dell’attuale situazione, nessuno presta attenzione alcuna ai popoli delle superpotenze e degli altri Stati. Confini, ricchezze, influenze sono gli unici temi in discussione. Temi che più che alla pace portano alla guerra.  

I diritti dell’uomo non sono in agenda

I diritti dell’uomo, la dignità dei singoli e delle popolazioni, uno sviluppo civile dell’umanità, che dovrebbe pareggiare quello tecnologico, la cessazione dello sfruttamento di un intero continente come l’Africa, non sono nell’agenda delle trattative. Così come un impegno contro le diseguaglianze d’ogni tipo.Totalizzante nell’Unione Europea, la grande ipocrita che ha sostenuto l’Ucraina soprattutto con armi obsolete e con fondi sequestrati di altri (gli oligarchi russi), la grande assente fin dall’inizio nei processi che dovrebbero portare alla pace, è il tema del riarmo, da perfezionare entro il 2030, impoverendo necessariamente anche le popolazioni più ricche.

In questo contesto sono ardue le trattative di pace

Se le ricchezze nel mondo sono in mano a pochi, se questi sono alleati con governanti come Trump, che intende la democrazia popolare come una delega a fare tutto quello che non solo i suoi interessi esigono, ma anche i suoi umori, se gli altri due contendenti non hanno nemmeno una parvenza di democrazia periclea, le trattative per la pace sono destinate a fallire.
Sinteticamente: si parla di pace, ma si pongono, anche se forse involontariamente, i presupposti per una guerra mondiale più estesa che ma

Fonte 9Colonne

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