L’industria tricolore affonda: auto e moda tirano giù il made in Italy

Istat, produzione industriale ancora giù per il venticinquesimo mese consecutivo: a febbraio -2,7% sull’anno e -0,9% sul mese

Prosegue la «lunga fase di flessione» della produzione industriale italiana che segna il 25° calo consecutivo. Secondo l’Istat, nel mese di febbraio, la produzione è diminuita dello 0,9% rispetto a gennaio. 

Nel trimestre dicembre-febbraio, il livello di produzione è sceso dello 0,7% rispetto ai tre mesi precedenti. Solo per l’energia, su base mensile, si segnala un aumento dell’indice (+4%). Flessioni invece per i beni strumentali (-3,3%), i beni intermedi (-2,0%) e i beni di consumo (-1,9%).

Industria, bene solo l’energia

A livello di macro-comparti solo l’energia è in progresso mentre altrove ci sono soltanto segni meno, con l’abisso di dieci punti in meno per l’area dei beni strumentali. Macchinari e mezzi di trasporto sono infatti i settori più penalizzati, con discese rispettivamente del 9,5 e del 14%. Ma in discesa ampia sono anche tessile-abbigliamento (-13%) e metallurgia, o ancora elettronica e chimica.

Industria, pesa il crollo Stellantis

A pesare in negativo continua ad essere il settore auto, con la produzione di Stellantis che nei primi tre mesi dell’anno (rapporto Fim-Cisl) è vista perdere oltre un terzo dei propri volumi, partendo peraltro da una base già ampiamente ridotta. In termini di produzione industriale nel mese di febbraio Istat per le auto registra una caduta del 33% rispetto allo stesso periodo 2024.

Al netto degli effetti di calendario, a febbraio 2025 l’indice generale diminuisce del 2,7%, in termini tendenziali. Nell’arco annuale, ancora una volta, cresce solo l’energia (+7,6%) mentre i cali contraddistinguono i beni strumentali (-9,8%), i beni intermedi (-4,6%) e i beni di consumo (-2%).

Industria, i cali maggiori: trasporto, tessili e petroliferi raffinati

Il report segnala che i soli settori di attività economica che presentano incrementi tendenziali sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+19,4%), l’industria del legno, della carta e stampa (+3,4%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+1,6%). Nei rimanenti comparti, le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-14,1%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-12,9%) e nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12%)

Emilio Pistone
Emilio Pistone
GIORNALISTA, RICERCATORE

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