Un’autobiografia che sembra un romanzo. Il racconto di due vite conosciute che trasforma il dolore in amore, il corpo che si ha e che sta morendo nel corpo che si è, fatto di amore e di luce. C’è chi la chiama anima.
Officine editoriali da Cleto, 2024
Fernanda Gigliotti (Nocera Terinese, Cz, 1966), avvocata, politica (è stata il primo sindaco donna del suo paese), da sempre lotta per i diritti della persona, per la tutela degli animali, per l’animazione culturale del territorio e della sua Calabria. L’ultima estate canara è la sua prima pubblicazione editoriale.

“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che, quando li hai finiti di leggere, vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”. Ho approcciato L’ultima estate canara con fatica e timore, pensando a questa frase di Salinger ne Il giovane Holden.
Al contrario, però.
Come si inizia a leggere un libro di cui si conoscono la trama, i confini, le emozioni fortissime, i profili emotivi e caratteriali delle protagoniste, il finale? Come leggere l’opera prima di un’amica sapendo già che è la storia di una vita – di due vite – reali, intersecate più volte nella quotidianità? Un romanzo che in realtà è un’autobiografia neppure troppo celata?
Mi sono imposta, scegliendo i nuovi romanzi da leggere, di non cercare informazioni sull’autore. A meno che non conosca già lo scrittore, personalmente o letterariamente, il metodo mi aiuta a non farmi influenzare. Se mi fossi affidata alle scelte di vita degli scrittori avrei evitato di leggere troppi libri bellissimi. Il primo approccio deve essere sull’opera, non sulla biografia.
Ho rimandato la lettura di L’ultima estate canara per sentirmi pronta ad affrontare quello che sapevo avrei trovato tra le pagine. Leggere di sentimenti e malattie oncologiche mi è sempre più difficile e pesante. Ma Gigliotti ha saputo portare nella scrittura la lucidità asettica con cui è abituata da avvocata e da politica. Entrando con lei nella campagna di Canara Republic è facile essere travolti dall’estate, dalla voglia di vivere, dai ricordi, dalle lotte giovanili, dai viaggi, dai sapori, ma soprattutto dall’amicizia che è la vera protagonista. In una catarsi doppia: di chi scrive e di chi legge.
Il racconto di due vite conosciute diventa altro: la consacrazione di un dolore che cerca di trasformare il corpo che si ha, e che sta morendo, con il corpo che si è, fatto di amore e di luce. C’è chi la chiama anima. Il resto è cenere e vento.



