The White Lotus

21 episodi, III stagioni, 2021 – in corso, Usa
di Mike White

Netflix

Serie antologica, The White Lotus. Ormai viene definita così.
Ancora si sta guardando la terza stagione (voi, perché io non ce l’ho fatta: è la seconda serie da quando guardo serie tv che non riesco a portare a termine) e già si discute sulla quarta.

Un passo indietro: sono approdata al dramma vacanziero e surreale ambientato in hotel sparsi per il mondo grazie alla seconda stagione. La scelta del San Domenico Palace di Taormina e di Sabrina Impacciatore per il ruolo di Valentina direttrice del White Lotus in Sicilia, mi ha incuriosita al punto di guardarmi la prima e la seconda stagione tuttodunfiato. All’inizio mi ha divertito. Di più: l’ho trovata geniale, saccente, di denuncia di una società liquida allo sbando. Spregevoli protagonisti in posti incantati, quasi speravo di individuare la vittima nel più insopportabile ricco vacanziero.

Le location meravigliose (le Hawaii di Maui nella I, Ko Samui in Thailandia nella III) aiutano a rendere intriganti narrazione e visione. La totale non credibilità di protagonisti e ruoli familiari rendevano accettabile la non credibilità del delitto stagionale.
Ma quando tutto diventa troppo uguale a se stesso sono scappata. Per noia.

Così è stato, il che non significa che la serie antologica (che diventerà, a quanto si legge, un tour in località sempre più belle, che probabilmente faranno a gara per essere scelte) non piaccia.
Se si cerca serialità per evadere e dimenticare, forse è il titolo giusto. Così grottesco nel dipingere le miserie umane e l’apparenza alla base di ogni parola/gesto/pensiero da avere una sua profondità. Per me, vogliate scusarmi, è ancora troppo poco.

Elisabetta Roli
Elisabetta Roli
GIORNALISTA, CRITICA LETTERARIA E CINEMATOGRAFICA

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