Il dolore è una cosa con le piume, M. Porter

un romanzo, una poesia, una fiaba, un affresco, un dipinto, una musica per (s)comporre il dolore: un libro da leggere e rileggere

guanda, 2016, trad. Silvia Piraccini
[1° Ed Grief Is the Thing with Feathers, Faber and faber, Regno Unito, 2015]

Max Porter (High Wycombe, 1981), inglese, dopo un M.A. in storia dell’arte ha lavorato in una libreria ed è stato direttore editoriale della rivista Granta. Con l’esordio in narrativa (2015, Il dolore è una cosa con le piume) si aggiudica la decima edizione del Premio Dylan Thomas. Con il secondo romanzo, Lanny, è entrato nella longlist del Booker Prize.

Difficile definire Il dolore è una cosa con le piume, opera super acclamata (giustamente): un romanzo, una poesia, una fiaba? È tutte queste cose insieme, ma è anche un affresco, un dipinto, una musica. Ed una (s)composizione del dolore. Porter prende le parole e le va vibrare come piume, per poi calarle nelle pagine come macigni apparentemente insormontabili. Leggero e pesantissimo, quotidiano ed universale, racconta la storia di un dolore che sembra impossibile affrontare.

Un dolore corale, una perdita assoluta, attraverso le emozioni delle tre voci narranti. Il padre, un corvo nero, due figli. E una morte straziante. Inaccettabile ed inaccettata.

L’uomo studia Ted Hughes e il suo Corvo, scritto tra il 1966 e il 1969, tra due tragedie, due suicidi. Quello della moglie Sylvia Plath e quello dell’ex compagna Assia Weavill, che insieme a sé stessa aveva ucciso anche la loro figlioletta Shura.

I figli sono bambini, con ragionamenti da bambini. Stupiti del silenzio arrivato con la notizia della morte della madre.
«Dove sono i pompieri?», pensano. «Dov’è il rumore, il chiasso che fa un fatto come questo? Dove sono gli sconosciuti che si fanno in quattro per aiutarci, gridano, ci lanciano equipaggiamento fosforescente per cercare di calmarci e salvarci?».

Il corvo è spazio e tempo, finzione che aiuta a comprendere la nuova realtà. Mangia a pezzi il mostro del dolore, difende il nido. La morte è tangibile come l’assenza, ha le piume e plana. Gracchia, la morte. Come il dolore.

I loro racconti si susseguono senza soluzione di continuità, cercando di colmare il vuoto dell’assenza, che crea vortici sempre più asfissianti di dolore. La morte è assenza, la donna madre e moglie non tornerà, il corvo non riesce a sostituirla, ma è presente. C’è e ci sarà fino a quando sarà necessario.

Si legge volando, come il corvo. Inseguendo pensieri che fanno parte di noi, che sono alla radice di ogni domanda e di ogni risposta sulla nostra esistenza e sulla sua fine. Le domande sulla vita e sulla morte, vissuta dalla parte di chi resta, sono come quella sul significato del tempo ad Agostino: se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più.
Il dolore, invece, quello si spiega facilmente: ha le piume del corvo di Porter.

Un libro da leggere e rileggere.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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