Il primo incontro con la stampa di papa Prevost segna un percorso chiaro di pace, in cui tutti sono chiamati, a partire dai giornalisti, a non cedere mai alla mediocrità né all’odio
Un’udienza importante, quella di stamattina in Aula Paolo VI. Leone XIV si è rivolto agli operatori della comunicazione esortandoli a dire “no alla guerra delle parole e delle immagini”, a “non cedere mai alla mediocrità” e a creare “spazi di dialogo e di confronto”.
Sembra che parli a ciascuno di noi: così attenti a puntare il dito e a nascondere la mano. Così abituati a cercare pagliuzze negli occhi altrui e a non vedere le travi nei propri. Così le sue esortazioni vanno oltre la guerra, che sembra un malessere obbligato da questa società ormai disfatta, dopo aver dimenticato voleri e valori. E parlano al nostro intimo, obbligandoci a guardarci dentro.
Quel volto pulito che ancora non abbiamo imparato a riconsocere in ogni sua espressione ci ha chiesto è di portare avanti “il servizio alla verità” con una comunicazione “non muscolare, ma capace di ascolto”. Sembrava una lezione altissima di deontologia professionale, quella che ci ha regalato Leone XIV. Eravamo circa tremila, di ogni colore, con usi e costumi così diversi, eppure tutti sorridenti e acclamanti al suo ingresso. Applausi continui, a scena aperta.
alcuni passaggi dell’udienza di leone xiv
Cosa ci ha chiesto? Leone XIV è partito da una cosa che dovremmo fare sempre e comunque. Che molti di noi hanno dimenticato per strada.
“Portare avanti una comunicazione diversa, che non ricerca il consenso a tutti i costi, non si riveste di parole aggressive, non sposa il modello della competizione, non separa mai la ricerca della verità dall’amore con cui umilmente dobbiamo cercarla”.
E poi, ancora. “Dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra”.

Fino al passaggio su tutti i giornalisti incarcerati, dei quali ha chiesto la liberazione: sono testimoni coraggiosi che difendono “la dignità, la giustizia e il diritto dei popoli a essere informati, perché solo i popoli informati possono fare scelte libere”.
“La sofferenza di questi giornalisti imprigionati interpella la coscienza delle Nazioni e della comunità internazionale, richiamando tutti noi a custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa.”
La sfida in tempi “difficili da percorrere e da raccontare”, è quella di “non cedere mai alla mediocrità”, uscendo “dagli stereotipi e dai luoghi comuni” attraverso i quali si tende a leggere la vita cristiana e della Chiesa.
“Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi. (…) La comunicazione, infatti, non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto”.
Disarmare la comunicazione da odio e pregiudizi
E ritorna vivo Papa Francesco, che ci ha incontrati nella stessa aula pochissimo tempo fa, nella giornata del Giubileo della Comunicazione. Il Pontefice ha ripreso il contenuto nel suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2025, con forza.
“Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce. Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra”.
“Una comunicazione disarmata e disarmante”, sottolinea Leone XIV, “permette di condividere uno sguardo diverso sul mondo e di agire in modo coerente con la nostra dignità umana”. Occorre “scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”.



