Italiani all’estero, definitiva la stretta del Governo sulla cittadinanza

Preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero con altra cittadinanza, mentre in Commissione è stato introdotto un requisito biennale di residenza per i figli di cittadini italiani

È arrivato il via libera definitivo alla conversione del decreto legge sul riacquisto della cittadinanza per le persone di origine italiana residenti all’estero, varato dal governo lo scorso 28 marzo per restringere i requisiti necessari per l’ottenimento del passaporto alla luce dell’enorme mole di richieste giacenti in particolar modo presso consolati e ambasciate di Argentina e Brasile, limitando a due le generazioni entro le quali si può reclamare un parente cittadino italiano.

Italiani all’estero, la stretta

Il provvedimento introduce una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero con altra cittadinanza, mentre in Commissione è stato introdotto un requisito biennale di residenza per i figli di cittadini italiani e la soppressione della prorogabilità fino a trentasei mesi per alcuni procedimenti. Si interviene inoltre sulle prove nelle controversie e si apre alla possibilità di lavoro subordinato fuori quota per discendenti di cittadini italiani e con cittadinanza in Paesi a forte emigrazione italiana.

Diversi gli emendamenti proposti anche a Montecitorio in particolare dai deputati eletti all’estero dell’opposizione, da Nicola Carè a Toni Ricciardi, da Christian Di Sanzo a Federica Onori, tutti respinti dalla maggioranza.

Unica eccezione, spiega Onori, “il mio ordine del giorno che chiedeva quantomeno, avendo fatto tutte queste modifiche repentine sostanziali con tempistiche notevoli, fare in modo di farlo sapere alla Comunità italiana all’estero, perché quando ti nasce un figlio e hai un anno per registrarlo e fuori da questa finestra tutto diventa molto più complicato, se non impossibile, questa cosa deve essere comunicata con chiarezza”.

Italiani all’estero, le riserve degli eletti in Italia

Ma anche gli “italiani” contestano almeno in parte il decreto e sicuramente, spiega Enrica Alifano di M5S, “la modalità con la quale si è intervenuto in una materia complessa e che sicuramente meritava un approfondimento”.

Nel merito, prosegue Alifano, “noi potremmo essere d’accordo sul fatto che l’acquisizione della cittadinanza iure sanguinis possa fermarsi al secondo grado di parentela, quindi l’ascendente di secondo grado possa trasmettere la cittadinanza. Andare più indietro del nonno, risalire ad avi remoti, francamente sembra una strada che non è opportuno percorrere. Un altro requisito che però noi chiediamo è la conoscenza della lingua italiana, perché alla cittadinanza si collega per l’appunto l’idea di appartenere a una comunità e la lingua è il prius perché ci si possa ritenere appartenente a una comunità”.

Per il Governo è un passo avanti

Da parte sua, il governo definisce il decreto “un passo importante per rafforzare il legame tra l’Italia e gli italiani all’estero”. In tal senso il governo afferma che “La cittadinanza rifletterà un legame reale con il Paese, non solo un’eredità formale. Un riconoscimento per chi vuole contribuire alla vita italiana”.

Inoltre, “I discendenti di italiani potranno venire a lavorare in Italia. Un’opportunità concreta per chi sogna di tornare alle radici”. Terzo punto, è previsto il riacquisto facilitato per chi ha perso la cittadinanza prima del 1992: dal 1° luglio 2025 al 31 dicembre 2027 infatti sarà possibile riacquisirla con una semplice dichiarazione al consolato. Infine, viene sottolineata la maggiore efficienza nei consolati in quanto “regole più chiare aiutano a ridurre le richieste e migliorare i servizi per chi ha un legame vero con l’Italia”.

Fonte 9Colonne

Emilio Pistone
Emilio Pistone
GIORNALISTA, RICERCATORE

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