Antifascisti immaginari, A. Padellaro

Con “Antifascisti immaginari” Antonio Padellaro spiega come i migliori alleati di Meloni & C. siano proprio le “facce da Ventotene” che dai salotti televisivi si allarmano per il macchiettismo nostalgico dimenticando i pericoli e i problemi reali

Paperfirst, 2025

Antonio Padellaro: giornalista e scrittore, per quasi vent’anni al Corriere della Sera. È stato poi vicedirettore dell’Espresso e direttore dell’Unità. Nel 2009 è tra i fondatori del Fatto Quotidiano di cui è stato direttore fino al 2015. Tra i suoi titoli “Io gioco pulito”, “Il Fatto personale”, “La strage e il miracolo. 23 gennaio 1994 Stadio Olimpico”, “Confessioni di un ex elettore”, “Solo la verità lo giuro”.

Ci sono risposte troppo scomode: per fortuna ci pensa Antonio Padellaro con “Antifascisti immaginari” a fare il lavoro sporco anche per noi che abbiamo il pedigree giusto di buone letture, di sani principi liberal e progressisti, di giusta coscienza e consapevolezza politica.

Padellaro risponde a modo suo alle domande che alcuni di cui sopra (con il pedigree giusto) si fanno da tempo senza una risposta plausibile: ma come hanno fatto questi a prendere il potere, votati a man bassa da quelli che in teoria dovrebbero abbeverarsi ai sani principi liberal e progressisti (sempre di cui sopra)?

E, soprattutto, come fanno questi a mantenere consenso e potere, visto che non parliamo di Churchill o De Gasperi ma di “ministri e viceministri che si fanno infinocchiare dalle amanti o che fermano d’autorità i treni in aperta campagna”, e ancora di “indagati a vario titolo, sottosegretari pistola con pistole”.

La risposta di Padellaro è già nel titolo, “Antifascisti immaginari”, categoria che include anche (e forse soprattutto) le “facce da Ventotene” (copy Marco Travaglio, che ha scritto l’introduzione), spesso antipatiche e/o respingenti.

Sono quelli che incarnano in Tv e sui media il fronte progressista e che invece di elencare i disastri del governo Meloni sui salari indegni, sulla protezione dei cittadini che è diminuita con le leggi della destra (altro che decreto sicurezza), sui trasporti che fanno cilecca e sulla sanità che al Sud uccide, si indignano per l’immanente pericolo fascista. Pericolo evidenziato dal busto di Mussolini a casa La Russa e misurabile dai saluti romani di un centinaio di nostalgici alle commemorazioni di Acca Larentia in favore di telecamere.

Quantomeno Padellaro da una posizione progressista cerca di guardare in faccia la realtà senza prendersela con gli elettori che una volta erano il popolo ma ora – almeno per parte degli intellettuali di cosiddetta sinistra – sono solo plebe (perché votano a destra). A questi signori – giornalisti integerrimi e intellettuali dal sopracciglio alzato, pronti alle “barricate in salotto con vista sul centro storico”, che nei talk show televisivi evocano imminenti blitz di uomini in camicia nera pronti a prelevare i buoni e i democratici nelle loro case – Padellaro dice che i pericoli e i problemi sono altri e la gente li percepisce per quello che sono.

Ma davvero si può definire Meloni fascista? Ma davvero si possono definire personaggi di contorno ai limiti del dilettantismo come eredi del fascismo (che era una cosa tragica e seria)?

Il punto, ci ricorda l’autore, è che “la parola fascista è cambiata. Tradizionalmente indicava il membro di un partito autoritario di estrema destra che usa nazionalismo, discriminazione e violenza per sopprimere diritti individuali. Oggi fascista può significare: «ha messo un like a un tweet di Italo Bocchino»”.

Padellaro sa che la sua è un’operazione a rischio ritorsione dall’intellighenzia liberal, tant’è che il suo editore lo ha avvertito invano: “Provaci ma stai attento a non ferire i sentimenti dei nostri lettori”.

E allora – anche perché va chiarito che l’autore antifascista lo è per davvero – il libro rende omaggio ai martiri della Resistenza che contro la dittatura nazifascista diedero la vita, come il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo che non cedette e per questo fu fucilato alle Fosse Ardeatine dopo la prigionia in Via Tasso e la tortura. Uomini come lui, che non fanno notizia, contrapposti alle “facce di Ventotene” sempre alla ricerca di un Fez da far indossare a forza alle macchiette che stanno al Governo.

Eppure i pericoli per la democrazia esistono, gli autoritarismi sono dietro l’angolo e i nemici della libertà sono tra noi, in Italia, in Europa e nel mondo. Solo che le categorie sono cambiate, non sono quelle del secolo scorso, Trump e Musk sono pericolosi ma non in quanto fascisti ma in quanto intolleranti e nemici dei diritti così faticosamente conquistati.

Padellaro ce lo dice: la destra continuerà a vincere se il fronte dei (cosiddetti) buoni non la smette di misurare con il goniometro l’inclinazione del braccio teso di qualche invasato invece di concentrarsi sui problemi e i pericoli veri.

Chiudo con una citazione di Giampaolo Pansa – accusato di revisionismo per i suoi scomodi libri sugli eccessi compiuti dagli antifascisti – citazione ripresa e condivisa da Padellaro: “Essere revisionisti significa battersi contro il virus che uccide la verità. Perché non c’è verità quando una vicenda politica non viene raccontata per intero. Il risultato è una storia mutilata, uno spettacolo dell’orrore”.

Alessandro Russo
Alessandro Russohttps://www.sudefuturi.it/
Giornalista, editorialista, Direttore di SUD e FUTURI. ha firmato importanti inchieste e approfondimenti, ricoperto incarichi di direttore responsabile ed editoriale in quotidiani, televisioni e radio, dove ha ideato e condotto programmi di forte impatto emotivo e civile oltre che di grande successo di pubblico. È stato docente di giornalismo e comunicazione per corsi universitari, scolastici e di formazione professionale. Ha scritto libri inchiesta sull’impatto della criminalità organizzata al Sud, sui pregiudizi e sulla deriva sensazionalistica dei media.

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