sabato, 7 Febbraio 2026

Attacco Usa a Iran, la risposta di Teheran a Trump: gli scenari

Le basi americane nel mirino, lo Stretto di Hormuz come “arma” e gli attacchi informatici per una strategia asimmetrica

Gli Stati Uniti, dopo l’attacco ordinato da Donald Trump, sono pronti al dialogo con l’Iran: “Non siamo in guerra”, il messaggio che arriva da Washington dopo l’operazione Martello di Mezzanotte che ha colpito 3 siti nucleari. Teheran, però, nel day after promette vendettail negoziato, al momento, non è in agenda. Quale sarà la risposta della repubblica islamica? Subito dopo l’attacco americano, la tv iraniana ha mostrato una mappa con le basi americane in Medio Oriente: “Trump ha iniziato, noi finiremo”.

Trump e Teheran, la risposta militare: “Basi Usa saranno incenerite”

“Gli Stati Uniti dovranno sopportare le conseguenze di questo attacco aggressivo, come abbiamo ripetutamente avvertito. Le basi in Medio Oriente saranno ridotte in cenere”, la minaccia ribadita dai Pasdaran. “L’amministrazione statunitense porta la responsabilità esclusiva e totale per le conseguenze delle sue azioni, compreso il diritto della Repubblica Islamica dell’Iran all’autodifesa”, le parole del ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, volato a Mosca nella serata di domenica e destinato a incontrare Vladimir Putin in un quadro sempre più elaborato.

La risposta militare viene invocata anche dalle manifestazioni di piazza a cui ha partecipato anche il presidente Masoud Pezeshkian. Le immagini sono state diffuse dalla tv di Stato iraniana. “Vendetta”, hanno intonato i manifestanti radunati a a piazza Enghelab, nel cuore della capitale. “Gli americani devono avere una risposta alla loro aggressione”, ha detto Pezeshkian.

Teheran potrebbe puntare sulla collaborazione dei proxy. I ribelli Houthi dello Yemen, in particolare, hanno condannato duramente gli attacchi american definendoli una “dichiarazione di guerra” contro Teheran e il suo popolo. Il movimento ha avvertito che le proprie forze armate sono pronte “a colpire navi e imbarcazioni americane nel Mar Rosso”.

Lo stretto di Hormuz

La reazione di Teheran a Trump passa anche per decisioni che avrebbero ripercussioni sul commercio e sul quadro economico globale. Il Parlamento iraniano “è arrivato alla conclusione che lo Stretto di Hormuz debba essere chiuso, ma la decisione finale in merito spetta al Consiglio supremo di sicurezza nazionale”, ha detto il generale dei Guardiani della Rivoluzione Esmail Kowsari, che siede nella commissione Sicurezza nazionale del Majlis, riportate dall’iraniana Press Tv.

Lo Stretto di Hormuz è una rotta strategica per il trasporto di petrolio e Gnl. ‘Corridoio marittimo’ fra Iran e Oman, collega il Golfo Persico con il Golfo dell’Oman e il Mar arabico. La maggior parte del petrolio e del Gnl esportato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq, Qatar e dallo stesso Iran passa da qui.

Trump e Teheran, la guerra informatica e il terrorismo

L’Iran potrebbe scegliere una risposta “asimmetrica”, con attacchi informatici. Secondo due esperti del settore della difesa sentiti dalla Cnn, Teheran potrebbe ricorrere a misure “asimmetriche”, ovvero “terrorismo e cyber attacchi”. Le operazioni israeliane in Iran, scattate il 13 giugno, hanno ridotto le capacità militari della Repubblica Islamica, ma i Guardiani della Rivoluzione hanno ancora una “capacità enorme”.

L’analista David Sanger, esperto di sicurezza nazionale, ritiene che i Pasdaran iraniani, “stiano probabilmente cercando di stabilire le capacità rimaste” all’Iran. “Può sparare missili – dice – Ma a ottobre gli israeliani (in rappresaglia ai missili balistici lanciati dall’Iran contro Israele) hanno fatto fuori l’equipaggiamento necessario per produrre propellente solido per questi missili. Quindi ogni missile che sparano è un asset che non possono rimpiazzare”.

Così Sanger sospetta che i Pasdaran possano ricorrere a tutte le misure “asimmetriche” possibili, “cyber e terrorismo”. “Penso andranno probabilmente su cose a cui gli Stati Uniti non possono semplicemente opporre le difese tradizionali”. 

I pasdaran sebbene feriti hanno ancora una forte capacità

E anche James “Spider” Marks, generale a riposo e responsabile di strategia geopolitica ad Academy Securities, dice alla Cnn che Israele “ha fatto un buon lavoro nel danneggiare le capacità” del programma missilistico dell’Iran. Ma, sebbene “feriti”, i Pasdaran hanno ancora “una capacità enorme”, nella regione e non solo. “Siamo vulnerabili, nel mondo, dove i Guardiani della Rivoluzione hanno influenza o possono far sì accadano cose in modo asimmetrico”.

Gli Usa, assicura al contempo, ne sono consapevoli e sono pronti e potrebbero anticiparli “prima che qualsiasi tra queste possibilità possa concretizzarsi”.

Fonte Adnkronos

Andrea Belmonte
Andrea Belmonte
GIORNALISTA, SOCIAL MEDIA MANAGER

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