Io Capitano

film 121′, 2023, italia, belgio
di Matteo Garrone

con Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Hichem Yacoubi, Doodou Sagna, Khady Sy, Venus Gueye, Cheick Oumar Diaw, Bamar Kane

Cosa non sappiamo di migranti, barconi, viaggi della speranza, sfruttamento, scafisti, stragi, deportazioni, corpi restituiti dal mare? Cosa non abbiamo sentito, visto o letto tra posizioni politiche opposte, in cui accoglienza e respingimento sembrano concetti astratti, che nulla hanno a che vedere con la disperazione di chi lascia la propria terra, la propria famiglia, la propria famiglia per raggiungere l’Occidente e una speranza di vita?

Non è facile affrontare un tema così urgente e non cedere alle emozioni facili. Matteo Garrone l’ha fatto come sa fare lui, in modo egregio, raccontando una storia che potrebbe essere vera. Anche quando assume i colori del realismo magico, perché non si può guardare in faccia la morte senza uscire dagli schemi cui siamo abituati.
Leone d’Argento 2023 per la migliore regia, nella cinquina per l’Oscar 2024 al Miglior Film Internazionale, 7 David di Donatello, 6 Nastri d’Argento. Io Capitano ha mostrato da subito la sua forza e l’urgenza della storia che racconta. Ho aspettato a vederlo e poi a scriverne, quando ormai la sua eco si è spenta dietro nuovi sbarchi, nuove morti, nuovi processi agli scafisti.

Io Capitano, intanto, va guardato e riguardato. Perché ribalta il punto di vista comodo, che ci fa guardare con fastidio, se non con disprezzo, a quei visi sempre più scuri che vivono accanto a noi. E che temiamo come temiamo tutto ciò che non conosciamo.
La storia di Moussa e Seydou, due teenager che hanno le stesse aspirazioni e gli stessi sogni di tutti i teenager del mondo, anche se vivono in capanne di sabbia e paglia dormendo in giacigli accanto alle sorelle e ai fratelli, capovolge i cliché occidentali cui siamo abituati. I due ragazzi scelgono di lasciare il Senegal perché vogliono provare a sfondare, a diventare qualcuno, magari cantanti internazionali. Non scappano da una guerra, o dalla fame, o dalla povertà, in cui sono comunque immersi. Scappano da un futuro già scritto per costruirsi una vita migliore.

E qui Garrone compie il miracolo che solo la vera narrativa, letteraria o cinematografica, riesce a compiere. Mi viene in mente L’attentat di Yasmina Khadra, romanzo di ormai vent’anni fa, capace di farci capire ciò che non riuscivamo a capire. Leggerlo insegna a capire come si possa diventare kamikaze, sentendosi davvero martiri di una lotta per la libertà. Il viaggio nel deserto, la guerra per i soldi, la scelta di Moussa di fare lo scafista pur non avendo mai visto il mare né tantomeno una barca o un timone, unica possibilità per imbarcarsi con Seydou: tanti capitoli di una storia che non finisce con il rumore degli elicotteri. Ma che inizia proprio dove sembra finire: la storia di una nuova vita.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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