Un esercito di nanorobot contro i tumori: sarà vero?

Da qualche giorno la notizia rimbalza tra media e social, riferendo della scoperta coreana di nanorobot capaci di sconfiggere i tumori. Ma approfondendo meglio scopriamo che lo scorso anno era successo in Svezia, nel 2012 in Usa

La notizia rimbalza da più di una settimana sui social e su alcuni organi di stampa: i tumori possono essere sconfitti con precisione chirurgica, senza danneggiare il resto del corpo, attraverso un esercito di nanorobot. Nell’era delle fake news su notizie del genere vince sempre la postverità: crediamo a ciò che vogliamo sia vero.
E certo che la vorremmo vera, questa notizia. Ma lo è?

partiamo dalla corea del sud

Partiamo dalla notizia di questi giorni. Ci porta in un laboratorio all’avanguardia in Corea del Sud, a Busan, dove un team di scienziati avrebbe creato uno sciame di nanobot capaci di penetrare nei tumori e dissolverli dall’interno. Veri e propri guerrieri più piccoli di una cellula, non sono portatori di farmaci, ma sono la cura: un’arma intelligente che potrebbe cambiare per sempre la lotta contro il cancro.

La notizia descrive nei dettagli i nanorobot capaci di sconfiggere i tumori: hanno un nucleo di ossido di ferro avvolto in un guscio “intelligente” che risponde ai segnali del corpo. Iniettati nel flusso sanguigno, vengono guidati verso il tumore da campi magnetici controllati con precisione millimetrica. Raggiunto il bersaglio, i nanobot riconoscono il microambiente acido tipico delle cellule cancerose, formano una vera e propria catena che perfora la membrana tumorale e, attraverso la risonanza magnetica, rilasciano un calore mirato che agisce come un nanobisturi. Un bisturi molecolare che inducen l’apoptosi, processo naturale di morte cellulare programmata, lasciando intatte le cellule sane vicine. Completata la missione, i nanobot si dissolvono in ioni di ferro, facilmente assorbiti dal corpo senza lasciare traccia.

Ottima la rispondenza dei test di laboratorio: quelli sui roditori, del 2024, hanno portato ad una riduzione dei tumori del 90% in cinque giorni. Nessun effetto collaterali tipico della chemioterapia, come nausea o perdita di capelli: i nanobot agiscono come un esercito di precisione, colpendo solo il tumore. Ci voglio credere. Ma non basta: vado alla ricerca di altre fonti, accreditate, per assicurarmi che non si tratti della solita fake estiva.

arriviamo in svezia

Sempre a luglio, ma del 2024, la stessa notizia aveva fatto un giro maggiore, e con pubblicazioni scientifiche. La rivista Nature Nanotechnology riporta le risultanze della ricerca di un gruppo di scienziati del Karolinska Institutet in Svezia, sullo sviluppo di nanorobot capaci di uccidere le cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani.

“Queste formazioni presentano sei catene di amminoacidi in un motivo esagonale”, spiegava Björn Högberg, coordinatore dello studio. “Per evitare che il farmaco agisca in modo indiscriminato su tutte le cellule del corpo, abbiamo aggiunto una nanostruttura realizzata dal DNA stesso. Siamo riusciti a fare in modo che il meccanismo si attivi solo quando si trova all’interno e intorno a un tumore solido. In altre parole abbiamo creato un nanorobot in grado di colpire specificatamente le cellule tumorali”.

Secondo la sperimentazione su topi, il trattamento poteva portare a una riduzione del 70% della crescita tumorale, rispetto agli esemplari a cui è stata iniettata una versione inattiva del nanorobot. Yang Wang, l’altro ricercatore, spiegava: “Nei prossimi step indagheremo per capire se questo trattamento è efficace in modelli di cancro più avanzati. Prima di valutare un trial con pazienti umani, dobbiamo inoltre comprendere i potenziali effetti collaterali di questo metodo”.

e quindi?

E quindi, andando a ritroso, di nanorobot per combattere i tumori si parlava già nel 2012. All’epoca la notizia si riferiva ai risultati di alcuni ricercatori della Harvard School di Boston (Usa), che avevano utilizzato filamenti di DNA ripiegati e intrecciati fra loro (il “DNA-origami”, che rientra anche nella notizia dei giorni scorsi e in quella del primo luglio 2024). Ma si tratta della stessa procedura, della stessa intuizione.
Tutto molto simile e carico di speranza. Un decennio e rotti dopo ancora in fase di sperimentazione.

Che quella della Corea sia quella giusta, capace di produrre non una notizia carica di speranza ma una rivoluzione nel campo della salute mondiale?

Veronica Ravelli
Veronica Ravelli
OSSERVATRICE PRATICANTE

leggi anche

PRIMO PIANO

L’uovo, il simbolo dolce di Pasqua

Un viaggio tra i dolci tipici pasquali oltre la colomba. Per scoprire che l'uovo di Pasqua non è solo di cioccolato

gli ultimi articoli