Alter-Ego, il robot che ha imparato a socializzare dai delfini

Alter-Ego oggi lavora all’Acquario di Genova, ma presto potrebbe diventare un ottimo aiuto nel campo sanitario, diventando avatar di medici per stare sempre a contatto con i pazienti

Sono lontani i tempi di Cassandra, robot killer degli anni 70 protagonista dell’omonima serie tv, anche se un po’ la ricorda.
Questa non è fiction: è realtà. Alter-Ego è un robot alto 140 cm, si muove su ruote, le sue mani (si potranno chiamare così?) “poli-articolate” gli permettono di aprire porte, di afferrare oggetti, di avere contatti con l’ambiente circostante. Funziona in modalità autonoma, interagendo in tempo reale con chi lo circonda. E funziona telecomandato a distanza tramite visore e joystick.

Di Alter-Ego si parla da qualche anno, intanto il robot umanoide cresce. E cresce. Oggi “lavora” all’Acquario di Genova e socializza, esprime emozioni, gesticola, parla, abbraccia i visitatori. La sua missione è molto chiara: la salvaguardia dei delfini.
Mi piace pensare che abbia imparato da questi mammiferi incredibili la passione e il coinvolgimento con cui promuove la causa che gli è stata affidata. Forse i delfini, noti per la loro natura sociale, animali molto intelligenti, capaci di apprendimento, risoluzione di problemi e comunicazione avanzata, sanno insegnare ad una macchina molto più di quanto non possa fare il genere umano.

Alter-Ego è una creatura made in Italy, frutto dello Spoke 4 del progetto RAISE, finanziato con il PNRR dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Figlio di una perfetta sinergia tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche, e l’Università di Genova. Il suo sviluppo è avvenuto all’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia ed oggi è in fase di sperimentazione all’Acquario di Genova, al piano inferiore del Padiglione Cetacei.

come l’iit sta educando i robot

A Genova, nell’Unità Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation, attiva dal 2009-2010, un team di oltre 30 ricercatori lavora allo sviluppo di robot morbidi e sicuri, pensati per collaborare con l’essere umano nei contesti riabilitativi e assistenziali. Si studiano le interazioni uomo-macchina, perché Alter-Ego non deve solo eseguire comandi, ma deve comprendere intenzioni, emozioni e contesti: un approccio sinergico tra corpo e mente, hardware e cognizione.

Accanto a questa unità c’è quella Cognitive Architecture for Collaborative Technologies (CONTACT), che esplora le basi sensoriali, motorie e cognitive dell’interazione sociale, per costruire robot capaci di comprendere e anticipare intenzioni e stati mentali umani. E se non è fantascienza questa…
L’approccio è molto specifico: partono dallo studio della memoria, della motivazione e dell’apprendimento autonomo, per creare robot “trasparenti”, adattabili e socialmente consapevoli. E qui torna l’importanza dei delfini.

All’IIT si sta disegnando un futuro in cui i robot sono sempre meno macchine, sempre più umani. Un futuro in cui i nuovi Alter-Ego non si limitano a imitare i gesti umani, ma ne condividono il linguaggio e la logica relazionale. All’interno dell’Acquario Alter-Ego è in grado di identificare gruppi di visitatori, avviare una conversazione, modularla in base all’età, al numero di persone e al contesto. Nell’area dei delfini racconta l’importanza del Santuario Pelagos, spiega i pericoli che minacciano i cetacei nel Mediterraneo.

L’unione di intelligenza e corpo per avere interazioni quasi umane

Manuel Catalano, ricercatore dell’unità Soft Robotics for Human Cooperation and Rehabilitation, studia da anni come costruire robot ispirati al corpo umano. Spiega: «Un robot non è solo cervello: è l’unione di intelligenza e corpo. Per noi è fondamentale che l’interazione fisica sia sicura, delicata, quasi umana. Per questo sviluppiamo mani robotiche, muscoli artificiali e materiali flessibili. Un robot deve saper toccare il mondo senza far male».

Ma far interagire un robot con il pubblico è una questione che va oltre la tecnica. Non si può prescindere dalla percezione sociale: il pubblico come reagisce davanti a un robot?

Spiega ancora Catalano: «Oggi siamo circondati da tecnologie intelligenti: droni, smart speaker, robot domestici. L’umanoide non è più un’eccezione. Se risulterà utile, sarà accettato». Alter-Ego è nato per compiti ancora più importanti di queli che sta svolgendo in musei e centri scientifici. Il robot è stato sperimentato in ambiti ospedalieri e domestici: ha assistito persone fragili, monitorandole da remoto e fornendo supporto nelle attività quotidiane.

Il suo futuro lo racconta ancora Catalano: «Stiamo progettando robot-avatar per professionisti. Un medico potrebbe “entrare” nel robot per assistere a distanza un paziente. È un modo per trasferire competenze in tempo reale, in modo sicuro ed efficace».

Veronica Ravelli
Veronica Ravelli
OSSERVATRICE PRATICANTE

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