La morte di Pippo Baudo segna la fine di un modo di fare televisione? Perché la notizia è stata così dirompente? Le cause viste dalla Gen Z
Pippo Baudo non ha mai fatto parte della mia televisione. Una questione di età e di generazioni: quando ho iniziato, svogliatamente, a surfare sul piccolo schermo, il suo inventore ne era già uscito. Per limiti di età o per scelta: chi può dirlo? Brevi ospitate in programmi che non entravano neppure nell’anticamera del mio zapping. Poco altro.
Non mi ha sconvolto tanto la notizia della sua morte – aveva la sua età, voglio dire. Non mi interessa neppure entrare nel dibattito in corso sulle cause della morte. Mi scuserà chi non fa parte della Gen Z, ed ha pensato fino a pochi anni fa che i “nativi digitali” fossero indiani d’America con qualche dote particolare nel riconoscere le impronte. Peraltro, e anche di questo chiedo scusa, pensavo si fosse già ricongiunto con Mike Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora, gli altri grandi che con lui hanno fatto la tv. Devo aver preso per buona una delle tante fake che sono state fatte girare in questi anni, senza andarne a verificare la veridicità.
Mi ha sconvolto tantissimo, invece, l’eco data all’evento. Ovunque. La morte di Pippo Baudo non ha preso spazio: lo ha monopolizzato. Sui media nazionali e locali e sui social (difficile trovare qualcuno, vip e non vip, che non avesse la sua storia personale da raccontare, molto spesso corredata da foto), spazzando via Sinner, Trump, Putin, Gaza, Israele, le guerre, l’emergenza migranti, il caro spiagge, la cronaca nera. Ogni notizia diversa da un ricordo o da un’apologia del baudismo è scesa a posizioni da cronaca locale. E questo è un fatto. Anche per chi, come me, non lo ha mai calcolato più di tanto.
Sia chiaro: mi era simpatico. Così lungo e dinoccolato – mi è capitato di vedere alcune delle sue uscite più famose, ma ancora di più le parodie che hanno sottolineato il suo mantra: “L’ho inventato io” è buono per tutte le stagioni. Attori, comici, cantanti, ballerine, showgirl: il mondo dello spettacolo degli ultimi decenni è passato dalle sue scoperte, dalle sue scelte, dalle sue imposizioni. Immenso talent-scout: conosceremmo Al Bano, Beppe Grillo, Tullio Solenghi, Heather Parisi, Barbara D’Urso, Patrizia Rossetti, Eros Ramazzotti, Lorella Cuccarini, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Giorgia, Irene Grandi, Michelle Hunziker, Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo, Fabrizio Moro, Bianca Guaccero (e tant* altr* che renderebbero questo pezzo un lenzuolo lunghissimo) senza di lui? Persino Loretta Goggi soubrette passa da lui. Fiorello no, lo ha scartato ad un provino, ma poi si sono riconciliati alla grande.

Il re è morto, lunga vita al re.
Non scrivo altro: ci sono tantissimi che lo hanno già fatto e lo faranno. Vi segnalo il ricordo di Stefano Benzi, che ha sottolineato la sua solitudine. Quella dei numeri primi e quella dei numeri uno, mi viene da pensare.
Ma il pensiero che proprio non mi lascia è: perché un grande deve morire per essere ricordato da tutti con affetto? Come se ciascuno dei vip e non vip in cordoglio avessero un retropensiero al contrario: Pippo Baudo l’ho inventato io. E forse ciascuno di loro ha ragione, in questo mondo finito in cui la tv ha plasmato generazioni intere, che a loro volta hanno scelto da chi farsi plasmare. O no?



