I rappresentanti di categoria cercano di spiegare con le mutate abitudini degli italiani che concentrerebbero tutto nei weekend e sceglierebbero anche montagna, laghi e città d’arte. Tutto vero, ma alla base c’è il potere d’acquisto dei cittadini diminuito notevolmente a fronte di un notevole aumento dei prezzi
“Le immagini di stabilimenti balneari semi-deserti nei giorni feriali non raccontano un crollo del turismo, ma piuttosto una trasformazione del modello di vacanza che da oltre trent’anni caratterizza il litorale italiano: flussi concentrati nei fine settimana e nei festivi e una forte polarizzazione tra turismo organizzato e turismo domestico”. Lo sostiene Federbalneari Italia. “Le presenze dal lunedì al venerdì si riducono drasticamente anche in località con tariffe medio-basse mentre nei weekend il quadro si ribalta: le spiagge tornano a lavorare a pieno regime, spinte sia dal turismo locale sia dai soggiorni brevi. Un fenomeno radicato, rafforzato negli ultimi anni da nuove abitudini di consumo e da sempre nuove esigenze della filiera dei turismi integrate da esigenze lavorative sempre più pressanti”.
Peccato, commentiamo noi, che negli anni passati i lidi fossero pieni sia dal lunedì al venerdì sia nei weekend. E comunque la si interpreti il potere d’acquisto degli italiani è nettamente diminuito a fronte di rincari vertiginosi, motivo per cui le famiglie non possono permettersi spese folli per lettini e ombrelloni.
Turismo, il weekend o la settimana “mordi e fuggi”
Ma toniamo a Federbalneari. “Innanzitutto, dalle interviste ai vari consumatori o avventori in spiaggia assistiamo a una crescente ricerca di forme alternative di vacanza – spiega Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia –. Molte persone scelgono la montagna, i laghi, le città d’arte o l’estero: nel 2024, ad esempio, il 10,8% degli italiani ha optato per la montagna e quasi il 3% per i laghi. Il mare resta la meta preferita, ma oggi viene vissuto in modo più flessibile e frammentato. Allo stesso tempo, le vacanze lunghe di un mese o più non sono più la norma: ci si muove per periodi brevi o molto brevi, concentrandosi su uno o due weekend al massimo o scegliendo una settimana mordi e fuggi. Non è un caso se gli stabilimenti tornano pieni nei fine settimana, da maggio a settembre inoltrato”.
Turismo, tariffe cresciute del 20%
Anche sul fronte economico il quadro è complesso e qui l’analisi di Federbalneari tocca – ma solo in parte – il nocciolo del problema. Dal 2012 al 2025 le tariffe di noleggio balneare sono cresciute mediamente del 20%, pari a circa meno del 2% medio annuo: un incremento contenuto se rapportato all’inflazione post-Covid, che tra il 2021 e il 2023 ha oscillato tra l’1,9% e l’8,1%, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie con le retribuzioni in media inferiori di oltre il 12%. Nello stesso periodo, il costo del lavoro dipendente stagionale è quasi triplicato, arrivando a 110 euro giornalieri per lavoratore.
“L’aumento delle tariffe è stato molto inferiore alla crescita dei costi di gestione – aggiunge Maurelli –. Molti imprenditori hanno provato negli anni e tuttora lo fanno, a non scaricare integralmente gli incrementi sul cliente consumatore finale, anche per preservare la competitività del settore”. Alla sfida interna si somma quella internazionale: in destinazioni come il Montenegro o Corfù l’IVA sul turismo è al 5%, condizione che in teoria permetterebbe di mantenere prezzi più bassi. Tuttavia, il confronto reale dimostra che l’Italia resta competitiva: una settimana di ospitalità in Grecia o Croazia costa in media 600 euro a persona, mentre per le stesse condizioni in Italia – che può offrire sia città d’arte che località balneari – la spesa media è di circa 500 euro a persona.
L’Italia, sottolinea Federbalneari Italia, “continua a garantire un’offerta di qualità elevatissima, ma serve un confronto strutturale sul piano fiscale per sostenere il settore nel medio e lungo periodo. I dati complessivi del turismo estivo, comunque, restano solidi: oltre 36 milioni di italiani in viaggio e una spesa che supera i 41 miliardi di euro, a conferma che il mare continua a essere protagonista di un modello di vacanza in evoluzione”.



