domenica, 8 Febbraio 2026

Droni russi in Polonia, è partita la sfida di Putin alla Nato?

La Polonia ha abbattuto dei droni dell’esercito russo che hanno sconfinato il territorio polacco: pur non essendo una novità, questo episodio rappresenta l’ennesima sfida di Mosca alla Nato

Tra le 23:30 del 9 settembre e le 6:30 del 10 settembre 2025, mentre la Russia proseguiva con i suoi attacchi quotidiani contro l’Ucraina, alcuni droni Shahed sono stati intercettati nello spazio aereo polacco, spingendosi fino alla città di Zamość, nel voivodato di Lublino. Secondo fonti militari, nell’operazione notturna sono stati coinvolti caccia F-16 polacchi, jet F-35 olandesi, aerei di sorveglianza AWACS italiani e velivoli per il rifornimento in volo, in un’azione coordinata dalla Nato. I droni sono stati abbattuti dalle difese aeree alleate prima che potessero causare vittime o danni significativi. Il numero delle violazioni dello spazio aereo sono state diciannove, stando alle parole del PM polacco Donald Tusk

Sfida alla Nato, azione che si inserisce in un momento delicato

Tale azione si inserisce in un momento particolarmente delicato, tanto per il conflitto in Ucraina quanto per la Polonia. Da un lato, l’incontro diplomatico di Anchorage dello scorso mese tra il presidente statunitense Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, che avrebbe dovuto almeno rallentare le ostilità in Ucraina, non ha prodotto i risultati sperati: il conflitto è proseguito con maggiore intensità. Dall’altro, a Varsavia il governo deve fronteggiare le conseguenze della difficile convivenza tra un governo liberale e il Presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, di orientamento conservatore.

L’evento ha tuttavia temporaneamente accantonato le divergenze istituzionali. Inoltre, questo evento segue la decisione di Varsavia e Vilnius, presa lo scorso 9 settembre, di chiudere il confine con la Bielorussia. Quest’ultima ospiterà tra il 12 e il 16 settembre la Zapad 2025, l’esercitazione congiunta su larga scala con Mosca nella quale verranno testati anche i sistemi missilistici con capacità nucleari Oreshnik.

Sfida alla Nato, Varsavia si mobilita

La risposta di Varsavia è stata rapida. Diversi aeroporti nelle zone centrali e orientali del Paese sono stati immediatamente chiusi e pian piano stanno venendo ripristinate le normali procedure. Alle ore 8 locali, Tusk, ha convocato un Consiglio dei Ministri di emergenza nonché mantiene costante contatto con il Presidente della Repubblica. A livello militare, il governo ha disposto le brigate della Forza di Difesa Territoriale (WOT) per implementare “azioni di contro crisi” ordinando ai voivodati centro-orientali di fare rapporto entro sei o dodici ore.

Il Ministro della Difesa, Władysław Kosiniak-Kamysz, sta rientrando urgentemente in Polonia da una visita a Londra mantenendo contatto costante con il Comando Operativo delle Forze Armate e lo Stato Maggiore. Attualmente, i servizi di sicurezza di Varsavia e le polizie locali stanno identificando i luoghi in cui i droni potrebbero essere precipitati. Al momento sono stati rinvenuti dei resti in diverse città del voivodato di Lublino, Łódź e Varmia-Masuria. Non si registrano vittime ma solo danni materiali contenuti. 

Sfida alla Nato, Tusk parla di “provocazione su larga scala”

Le dichiarazioni politiche sono state nette e condivise unanimemente dalla politica locale. Alla Sejm, la camera bassa del parlamento, Tusk ha affermato che probabilmente la presenza dello sciame di droni è segno di una “provocazione su larga scala” avviando consultazioni con gli alleati sulla base dell’articolo 4 della Nato

Quest’ultimo prevede che i Paesi dell’Alleanza si consultano ogni qualvolta che uno di essi vede la propria integrità territoriale, indipendenza politica e sicurezza minacciate ponendo le basi della difesa collettiva stabilita all’articolo 5. Al contempo, lo stesso PM non ha voluto trasmettere un messaggio allarmistico escludendo per ora misure che “renderebbero la vita dei cittadini più difficile”. Al contempo, Tusk è determinato ad affrontare la preoccupazione dei cittadini facendo piena chiarezza sull’accaduto e invitando le istituzioni alla collaborazione.  

Sfida alla Nato, le reazioni internazionali

Le reazioni sono state molteplici. Kyiv, per mezzo del suo presidente Volodymyr Zelensky e del Ministro degli Esteri Andrii Sybiha, ha definito l’episodio come un segnale di allargamento del conflitto in Ucraina verso altri Paesi frutto dell’impunità del Cremlino nonché fatto che delinea un pericoloso precedente. Su questi toni, Germania, Lituania, Francia, Italia e Repubblica Ceca hanno condannato l’accaduto, definendolo un atto inaccettabile volto a mettere alla prova la capacità difensiva dell’Occidente e segno che il Cremlino non è disposto a percorrere la via diplomatica.

L’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Kaja Kallas, ha sottolineato che l’atto dimostra che la guerra non sta finendo ma si sta intensificando e, perciò, è necessario aumentare i costi tramite le sanzioni. L’evento, avvenuto a poche ore dal discorso sullo Stato dell’Unione, è stato richiamato dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che lo ha definito un atto spericolato ed ha espresso solidarietà alla Polonia. Il Segretario della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato che l’evento è stato un successo per le capacità difensive dell’Alleanza Atlantica rimarcando la necessità di aumentare le spese alla difesa.

Sfida alla Nato, il Cremilino ha respinto le accuse

Il Cremlino ha sviato e respinto le accuse occidentali. Il primo media russo a intervenire è stato RIA Novosti, che intorno alle 13 ha attribuito la partenza dei droni non alla Russia, bensì al territorio ucraino. Il portavoce, Dmitrij Peskov, commentando le dichiarazioni di Tusk, ha precisato che la responsabilità delle operazioni militari ricade sul ministero della Difesa. Quest’ultimo si è esposto poco dopo affermando che quei droni erano diretti nell’ovest dell’Ucraina e non c’era alcuna intenzione di colpire il territorio polacco. 

Ungheria e Slovacchia, Paesi più scettici al sostegno all’Ucraina, hanno mantenuto un profilo basso, limitandosi a una condanna generica dell’accaduto, senza tuttavia menzionare la Russia come responsabile. Infine, pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta reagendo alla crisi sentendosi diplomaticamente con Nawrocki e promettendo sanzioni dure contro Mosca.

Sfida alla Nato, le implicazioni

La provocazione russa alla Polonia ha avuto un impatto limitato da un punto di vista materiale ma enorme su quello simbolico e politico. L’episodio rappresenta per Mosca un’ulteriore dimostrazione di forza verso l’Occidente, che innalza progressivamente il livello del rischio di uno scontro diretto in area euro-atlantica e serve a testare la prontezza e la coesione della Nato. Mosca intende dimostrare che nessun confine è realmente sicuro, alimentando la percezione di insicurezza e spingendo l’Alleanza a consumare energie e risorse nella gestione delle emergenze. 

Per la Nato, l’episodio certifica per l’ennesima volta l’elevata rilevanza strategica del fianco orientale in quanto area più esposta alle operazioni militari e di guerra ibrida russa. Non è più sufficiente essere in grado di intercettare e reagire a futuri sconfinamenti e provocazioni di Mosca senza innescare un conflitto su larga scala dalle conseguenze catastrofiche.

Invece, è necessario lavorare sulla deterrenza che faccia sì che eventuali aggressori siano davvero disincentivati a commettere tali azioni. Per quanto riguarda il caso specifico di Varsavia, tale monito è imminente data la vicinanza diretta alla Bielorussia e al exclave russa di Kaliningrad. Sebbene non coinvolto nella crisi odierna, il Corridoio di Suwałki riemergerà certamente come il test più importante per la difesa euro-atlantica nell’immediato futuro.

Fonte Geopolitica.info

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