Il grande cuore ferito dell’Africa pulsa ne L’inventario dei sogni di Chimamanda Ngozi Adichie: la ripresa economica della Nigeria, la richiesta di indipendenza del Biafra, le lotte tra etnie e caste. Chiamaka, Zikora, Omelogor, Kadiatou: 4 donne con una storia incisa nel colore della pelle, la prima cosa che vediamo di ciascuna di loro.
Einaudi, 2025 | trad. Giulia Boringhieri
[Dream count, Knopf, Usa, 2025]
Chimamanda Ngozi Adichie (Enugu, 15 settembre 1977) è una scrittrice nigeriana. Quinta di sei figli, appartiene a una famiglia di etnia igbo: il padre professore di statistica, la madre prima donna direttrice della stessa università del padre. Si iscrive a medicina in Nigeria, poi vince una borsa di studio e si trasferisce a Drexel, Filadelfia, a studiare Comunicazione, che termina, nel 2001, in Connecticut.
Inizia un master in scrittura creativa a Baltimora. Nel 1997 pubblica una raccolta di poesie. Nel 2005 vince il Commonwealth Writers’ Prize per la categoria “First Best Book” con il libro L’ibisco viola; nel 2009 riceve in Italia il premio internazionale Nonino per Metà di un sole giallo.

Scivolano via leggere, leggerissime, le oltre 500 pagine de L’inventario dei sogni. Molto ben scritto – e certo ottimamente tradotto – l’ultimo romanzo di Adichie intreccia le storie di 4 donne con la storia più intima del cuore dell’Africa. Tra Nigeria, Nuova Guinea e Usa, si legge dei dubbi e dei problemi sentimentali di ciascuna di loro come si potrebbe parlare con le amiche dei gossip più curiosi.
Tutto scivola via: oltre alla lettura, la annoiata ricchezza di Chia, protagonista/narratrice, che vive volando da un continente all’altro per recensire i suoi viaggi extra lusso. Accanto a lei le altre due ricchissime figure femminili: Omalagor che non può avere figli e ne vorrebbe, e intanto si impegna nel sostenere piccole imprese femminili. E Zikora, che invece diventa madre ma non vorrebbe: il compagno è scomparso per sempre quando gli ha detto di essere incinta.
Poi c’è Kadiatou. Non ricca, non bella, scappata dalla Guinea in America per dare una vita migliore alla figlia Binto. Lavora per Chia, lavora in un albergo di lusso come cameriera ai piani. E lì è vittima di violenza sessuale da parte di un cliente. Ovviamente ricchissimo e importante. Kadiatou è una donna semplice, vuole solo pace, vorrebbe dimenticare e andare avanti. Invece viene costretta a denunciare la violenza subita, e ne subisce molte altre: il suo inglese stentato e la sua semplicità la macinano nel tritacarne mediatico, da cui uscirà rinunciando al processo.
in sintesi
E quindi?
L’amicizia, che sembra essere il collante di ogni pagina, rischia di essere troppo raccontata, troppo vicina al gossip e ai racconti incrociati. C’è condivisione, c’è il tentativo di essere leali, ma rischiano di rimanere superficiali, legati a ideali più che a concreta condivisione. La giustizia non esiste, o non esiste per tutti. Eppure la ricerca di giustizia sembra più importante del comprendere cosa sia meglio per chi ne avrebbe bisogno, e preferisce rinunciare da subito piuttosto che affrontare un nuovo calvario.
Le tre nigeriane sono forti, combattive, fanno comprendere che il razzismo è più vivo che mai. E che viviamo ancora di stereotipi: in Africa la ricchezza esiste, e pure esagerata. O è solo un romanzo?


