Pizzi (direttore Atelier Mitoraj): “La differenza l’hanno fatta i luoghi”

Il direttore dell’Atelier Mitoraj racconta com’è nata la mostra straordinaria allestita a Siracusa tra la Neapolis e Ortigia, e sull’Etna

Un mito che si confronta con un altro mito, che questo concetto lo porta nel nome, come spiega Luca Pizzi durante il finissage della straordinaria mostra con 29 colossi di Mitoraj che si concluderà il 30 ottobre.

Lo scultore polacco Igor Mitoraj, protagonista con le sue sculture di una mostra straordinaria allestita a Siracusa tra la Neapolis e Ortigia, e sull’Etna, affascina e fa riflettere sull’uomo e la sua ricerca della libertà. “Mitoraj con i miti si doveva confrontare – commenta Luca Pizzi, direttore dell’Atelier Mitoraj e curatore della mostra -, credo che Mitoraj abbia accompagnato il mito della Sicilia. Da dieci anni, forse anche di più, realizziamo mostre, esposizioni in luoghi spettacolari, ma mai eravamo riusciti a fare una cosa come questa. Una mostra che si differenzia molto da tutte le altre, soprattutto per i luoghi. Ci sono i quattro elementi che ho voluto richiamare partendo dall’Etna, tre luoghi simboli della Sicilia. Etna, Ortigia e il parco archeologico della Neapolis, non so nemmeno io come sia successo”.

“Credevo che si fosse chiuso un capitolo con questa regione – aggiunge – e, invece, dopo che mi hanno fatto questa proposta e dopo aver effettuato un sopralluogo nel parco, ho capito che si poteva fare qualcosa di veramente differente. Credo di esserci riuscito. La differenza l’hanno fatta i luoghi. Ho costruito la mostra sui quattro elementi, Fuoco, Aria, Acqua e Terra: li ho messi nell’ordine più idoneo per il percorso culturale e narrativo che ho voluto creare. Questo parco è differente dagli altri”.

“C’è la natura, c’è la Physis, c’è l’humanitas, ci sono tante cose. E poi ci sono le Latomie, che è l’aspetto che mi ha colpito molto: queste grotte, queste cave dalle quali sono stati estratti i materiali con cui hanno realizzato i vari templi e monumenti. Ma chi è che ha realizzato tutto questo? L’ha fatto l’uomo: quindi i prigionieri, gli schiavi, che lavoravano all’interno e che vivevano questi posti. E tutto questo pathos mi ha convinto”.

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