Il presidente Usa ha esposto il suo piano insieme a Netanyahu: “Se Hamas dovesse aderire tutti i 48 ostaggi rimasti saranno rilasciati entro 72 ore. In cambio, Israele rilascerà 250 prigionieri condannati all’ergastolo”
Nel corso di una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esposto nella serata di ieri il suo piano per porre fine alla guerra a Gaza. Secondo il tycoon tale risoluzione sarebbe in grado di portare la pace in tutto il Medio Oriente “dopo centinaia d’anni” di guerre e devastazioni. Gerusalemme – ha aggiunto The Donald – ha accettato la proposta, mentre i paesi arabi e musulmani “si sono impegnati a disarmare Hamas”.
Gaza, Trump: è il momento che Hamas accetti i termini del piano
“Ora è il momento che Hamas accetti i termini del piano che abbiamo presentato oggi”, ha detto Trump, il quale non ha però fornito dettagli sui tempi di risposta concessi ad Hamas. Pochi minuti prima dell’inizio della conferenza stampa, la Casa Bianca ha pubblicato il suo piano completo in 20 punti. “Il piano che presentiamo oggi è incentrato sulla fine immediata della guerra, sulla liberazione di tutti i nostri ostaggi… e sulla creazione delle condizioni per una sicurezza israeliana duratura e per il successo palestinese”, ha affermato, evocando la nascita di un “comitato per la pace” da lui stesso diretto assieme a figure quali Tony Blair.
Se Hamas dovesse aderire – ha spiegato inoltre l’inquilino della Casa Bianca – tutti i 48 ostaggi rimasti saranno rilasciati entro 72 ore. In cambio, Israele rilascerà 250 prigionieri condannati all’ergastolo; 1.700 cittadini di Gaza detenuti dopo il 7 ottobre, comprese donne e bambini; e 15 corpi di cittadini di Gaza deceduti per ogni corpo di un ostaggio israeliano rilasciato. Si ritiene che circa 20 dei 48 ostaggi siano ancora vivi.
L’impegno per la smilitarizzazione di Gaza
“In base al piano, i paesi arabi e musulmani si sono impegnati – per iscritto, in molti casi… a smilitarizzare Gaza, a smantellare immediatamente le capacità militari di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche”, ha continuato. Trump ha sottolineato che “tutte le parti concorderanno sulla tempistica del ritiro graduale delle forze israeliane”, accogliendo una richiesta fondamentale di Netanyahu, ovvero che le IDF non siano obbligate a ritirarsi immediatamente da Gaza. Tuttavia, ha sottolineato che ai paesi arabi e musulmani deve essere concesso lo spazio necessario per svolgere il proprio compito, il che richiederà il ritiro israeliano da Gaza.
Per quanto riguarda Netanyahu, il premier ha dichiarato di sostenere il piano di Donald Trump, salutandolo come un “passo cruciale verso la fine della guerra a Gaza e la creazione delle condizioni necessarie per un impegno decisivo per la pace in Medio Oriente”. Poco dopo aver lasciato la Casa Bianca, il capo del governo ebraico, parlando con i giornalisti, ha affermato che quella a Trump “È stata una visita storica”.
Gaza, Netanyahu: abbiamo isolato Hamas
“Invece di essere isolati da Hamas – ha aggiunto – abbiamo capovolto la situazione e isolato Hamas. Ora il mondo intero, compreso il mondo arabo e musulmano, sta facendo pressione su Hamas affinché accetti i termini che abbiamo creato insieme a Trump, per riportare indietro tutti gli ostaggi, vivi e morti, mentre le IDF resteranno nella Striscia”. Un’osservazione, questa, che però chiaramente travisa una parte del piano di Trump, pubblicato online dalla Casa Bianca, dove non viene prevista la permanenza delle IDF nella Striscia a tempo indeterminato, ma piuttosto un ritiro graduale e la consegna del controllo a una forza di sicurezza internazionale.
Gaza, le incongruenze sullo stato palestinese
Inoltre, il premier israeliano ha negato fermamente la possibilità della nascita di uno stato palestinese. “Abbiamo detto che ci saremmo fermamente opposti a uno stato palestinese”, ha aggiunto, sostenendo che Trump sia d’accordo con lui sul fatto che sarebbe una “massiccia ricompensa per il terrore”.
Eppure, ancora una volta, questa sembra essere una rappresentazione in qualche modo errata del piano, poiché il punto 19 afferma che dopo che Gaza sarà stata riqualificata e si riterrà che l’Autorità Nazionale Palestinese abbia attuato le riforme necessarie, potrebbero finalmente crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese, che riconosciamo come l’aspirazione del popolo palestinese.
Fonte 9Colonne



