Dept. Q – Sezione casi irrisolti

9 episodi, I stagione, 2025 – in produzione, Regno Unito
di Scott Frank

Netflix

Iniziamo dalla fine: la seconda stagione si farà. Dept. Q – Sezione casi irrisolti, serie televisiva britannica nata dall’adattamento ai noir dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen, ha convinto Netflix, che ha rinnovato la produzione. Il primo merito va allo showrunner, Scott Frank, già noto per La regina degli scacchi. E poi al cast, di assoluto rilievo.

Parto da Matthew Goode, il misantropo e irriverente detective (e Ispettore Capo) Carl Morck, che riesce ad essere antipatico come da copione, dando vita ad un bel mix tra crime e commedia, senza nascondere un lato umano molto british. Triste e piacevole, divertente e capace di rendere magnetico lo schermo: Dept. Q vola via veloce, lasciando sospesa la fatidica domanda: ci sarà una seconda stagione?

Per quanto mi riguarda la risposta è arrivata subito dopo aver completato la prima stagione, così mi sono detta: aspetto e scrivo di entrambe. Ma al momento tutto tace sul futuro rilascio, così ho ripreso i miei appunti ed eccomi a scriverne.

A proposito di appunti: ho annotato tra i personaggi secondari l’ottima Shirley Henderson nell’interpretazione di Claire, ex governante di Merritt e caregiver del fratello con disabilità dello sviluppo. Ma al momento non riesco a trovare tracce nella memoria visiva. Sforzandomi, ma sempre grazie agli appunti, arrivo alla Scozia, ad Edimburgo, che amo per infinite ragioni. E poi al detective ispettore James Hardy (Jamie Sives) ex partner di Morck rimasto paralizzato a seguito di una sparatoria. Ma per lui ho avuto bisogno di un aiuto fotografico.

Per sintetizzare: mi è piaciuta, l’ho divorata, ho subito cercato notizie sulla stagione successiva. Ma a pochissimo tempo dalla visione fatico enormemente a ricordarla. Mi rimane la faccia, mi rimangono i disturbi ossessivi compulsivi e da stress post traumatico, il DOC e il PTSD dell’agente investigativo Rose Dickson (Leah Byrne), cui dedico la copertina e la domanda che le rivolge ad un certo punto un testimone durante un interrogatorio: “Ma sei davvero una poliziotta?”. E faccio mia la risposta – “Mi faccio spesso la stessa domanda” – per capire se avrò voglia di vedere anche la seconda stagione. E se sia il caso di consigliarla, al di là del tempo che vola via nel guardarla.

Elisabetta Roli
Elisabetta Roli
GIORNALISTA, CRITICA LETTERARIA E CINEMATOGRAFICA

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