Audizione, K. Kitamura

Un successo assoluto, Audizione. Scrivono The New York Times «Katie Kitamura ci mostra in maniera magistrale l’inganno insito nei legami umani», People «Una visione tesa e graffiante dei ruoli che interpretiamo. Degna di una standing ovation», The Washington Post «Un romanzo psicologico splendidamente compiuto, pieno di riflessioni sulla natura della narrazione e dell’identità».

bollati berlingeri, 2025, trad. Costanza Prinetti
[Audition, Riverhead Books]

Katie Kitamura è un’autrice di origine giapponese, nata nel 1979 in California. Ha studiato alla Princeton University e ha conseguito un dottorato in Letteratura Americana presso il London Consortium. È autrice di romanzi che esplorano temi come l’identità e la separazione: Una separazione (2017) e Tra le nostre parole (2022) hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e sono stati tradotti in diverse lingue. I suoi romanzi sono stati tradotti in oltre venti lingue. Insegna Scrittura Creativa alla New York University.

Questo libro è un pò un romanzo un po’ un memoir, composto da due parti.

La protagonista è una donna adulta, un’attrice affermata. Si dà appuntamento a pranzo in un ristorante di Manhattan, dove incontra un ragazzo che ha la metà dei suoi anni.

Per caso a quel pranzo, in quel ristorante, si manifesta anche il marito: è un gioco di sguardi. Ma lei chi è? Che rapporti hanno? Mio Dio se mi vede mio marito chissà che cosa pensa…
Questa prima parte si apre così. Entriamo poi nel vivo della vita, nella storia di questi personaggi.

Il ragazzo si chiama Xavier, somiglia tanto al figlio che la protagonista e suo marito Thomas non hanno avuto. È una storia di perdita e di lutti.
Per i natali ne ha avuti due, li descrive entrambi. Lei sta lavorando a questo spettacolo teatrale, dove lavora anche Xavier.

Si avvicinano e iniziano a legarsi. Un legame di affetto autentico: lei vede in lui il figlio che non ha avuto, ne ammira la bellezza, la freschezza, che rimpiange. Ma è anche quasi un sollievo non essere più preda degli sguardi indiscreti degli altri.
Xavier ha bisogno di una casa e come se fosse normale, naturale, lei propone al marito e anche a lui “ma vieni a stare da noi, stai finché vuoi”.

Qui si chiude la prima parte.
Inizia la seconda, che ha tutt’altro stile. È metanarrativa e metateatro, perché questo testo parla di rappresentazione teatrale, è fatto per il teatro. E di teatro è un’altra storia, un altro piano.

Xavier è davvero il figlio di questa coppia: è un figlio ritrovato, un figlio ingombrante che prende spazi. Ma è una narrazione dove i personaggi non sono più quelli che abbiamo conosciuto nella prima parte: sono altri hanno ruoli diversi. Si stanno nascondendo, recitano un copione, forse. O forse no.

L’ho trovato magnifico.
A tratti, specie nell’approccio della seconda parte, può sembrare incomprensibile. Ma io l’ho veramente adorato.

Paola A. Stringa
Paola A. Stringa
Avvocata, Attivista, Lettricebulimica

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