Prestigioso riconoscimento nella XXXIII edizione del Premio nazionale per la magistrata antimafia calabrese tra le più esposte nella lotta alla criminalità organizzata
C’è anche Annamaria Frustaci, una magistrata calabrese tra le più esposte nella lotta alla criminalità organizzata, tra i premiati della XXXIII edizione del Premio nazionale Paolo Borsellino, svoltosi all’Aquila nei giorni scorsi. Si tratta di uno dei riconoscimenti più importanti e autorevoli a livello nazionale e internazionale. Annamaria Frustaci, pm antimafia della Procura di Catanzaro, ha fatto parte del team di Nicola Gratteri ed è tra i maggiori protagonisti della maxi-inchiesta Rinascita-Scott. Da anni vive sotto scorta, svolgendo un’intensa attività di promozione della cultura della legalità tra i giovani, essendo tra l’altro autrice di due libri di successo indirizzati ai ragazzi: “La ragazza che sognava di sconfiggere la mafia” e “Un sole che mai tramonta“.
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La cronaca del Premio Borsellino
“Un premio a uomini e donne che in questi trent’anni hanno provato – e in parte sono riusciti – a fare qualcosa per contrastare la mafia”. Le parole sono del procuratore capo di Bologna Paolo Guido, tra i protagonisti della XXXIII edizione del Premio nazionale Paolo Borsellino.
All’Aquila la legalità ha avuto voce e volti più che slogan. Nell’aula magna della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, magistrati, giornalisti, sindacalisti e studenti si sono ritrovati in un’unica scena: quella di un Paese che, nonostante tutto, continua a credere nel valore della testimonianza e del coraggio quotidiano.
Una storia, quella di Borsellino che interpella ognuno, non con parole vuote ma con testimonianze da portare avanti. Concetti ribaditi dal presidente del Premio, Renato Cortese, che ha sottolineato come la presenza di Manfredi Borsellino, figlio del giudice ucciso, e della presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo “diano un significato concreto a un’iniziativa che non vuole essere commemorazione, ma esempio di etica quotidiana”.
Premio Borsellino, la sezione legalità

Tra i riconoscimenti per la sezione Legalità sono stati premiati il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro, il direttore generale del Dis Vittorio Rizzi, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il questore della capitale Roberto Massucci, il procuratore aggiunto di Roma Ilaria Calò, il procuratore di Viterbo Mario Palazzi, il sostituto procuratore di Catanzaro Anna Maria Frustaci, oltre allo stesso procuratore Guido. Riconoscimento anche a Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, nella sezione solidarietà.
Premio Borsellino, giornalismo, economia e lavoro
Per il giornalismo sono stati insigniti Attilio Bolzoni (Repubblica), Gaia Tortora (Tg La7) e Tonia Cartolano (SkyTG24). Nella sezione Impegno civile riconoscimenti all’associazione AddioPizzo di Palermo, a Nicolò Mannino, presidente del Parlamento della Legalità internazionale, e al fotografo Daniel Sorsa.
Premio per l’economia a Nicola Mattoscio, professore dell’Università “Gabriele d’Annunzio”, e per il lavoro a Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil. “È un grande onore ricevere questo premio”, ha dichiarato, “voglio condividerlo con i miei delegati e le mie delegate sindacali. È un riconoscimento al lavoro di tutta l’organizzazione, impegnata a far rispettare la legalità, i contratti e le norme sulla sicurezza, per dare dignità alle persone e tutelare le loro vite”.
Il leader della Uil ha sottolineato che “ogni mattina tanti nostri delegati vanno nei luoghi di lavoro per rappresentare le lavoratrici e i lavoratori, ed è anche grazie al loro impegno che si possono raggiungere gli obiettivi del rispetto della legalità e della dignità delle persone”.
Premio Borsellino, la sezione cultura
Per la cultura è stato premiato don Luigi Epicoco, sacerdote, filosofo e docente: “Un riconoscimento che serve a ricordarci che l’impegno non finisce mai”, ha detto ricevendo la targa. Nella sezione Memoria, infine, il premio è andato a Bruno D’Alfonso, figlio dell’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso, assassinato dalle Brigate Rosse.

Premio Borsellino, l’intervento del sindaco dell’Aquila
Tra gli ultimi a intervenire, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, che ha ricordato come “se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.
Un pensiero che per lui non è solo citazione ma esperienza diretta: “Lo racconto spesso”, ha detto, “la strage di via D’Amelio e prima ancora quella di Capaci del 1992 mi hanno segnato profondamente. Accanto a Manfredi Borsellino, figlio del magistrato che ha dedicato la sua vita alla lotta alla mafia, quel ricordo è ancora più vivo”. Biondi ha definito il 1992 l’anno dello spartiacque, quello dell’impegno civile e della voglia di cambiare le cose, e il 2009, da sindaco di Villa Sant’Angelo, il momento in cui quella promessa si è trasformata in responsabilità quotidiana.
“Dare ai giovani gli strumenti per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato”
“Oggi, al premio Paolo Borsellino 2025″, ha concluso, “è proprio il tema della scelta a essere centrale: dare ai giovani gli strumenti per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, il bello dalle illecite brutture, la libertà dalla schiavitù delle mafie. Lo facciamo premiando donne e uomini che di questa volontà hanno fatto scopo della propria esistenza, in un luogo, la Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, dove questa missione diventa concreta, attraverso i giovani allievi chiamati al servizio della comunità”.
In platea, gli studenti, dunque. Non pubblico decorativo, ma destinatari veri del messaggio del Premio. “I giovani fanno sempre la differenza”, come è stato ricordato durante la cerimonia, “perché dalle loro scelte dipende la speranza di tutti noi”. Un applauso lungo, chiaro, ha chiuso la giornata. Come un passaggio di consegne.



