Con l’affluenza di poco superiore al 40 per cento, oltre 10 punti in meno rispetto alle passate regionali del 2020, il dato allarmante che ancora una volta esce confermato è che la stragrande maggioranza del popolo elettore se ne resta a casa
Ancora una volta, e questo vale per Veneto, Campania e Puglia, le tre regioni dove si è votato per eleggere il Presidente, il vero vincitore è il presidente astenuto.
Con l’affluenza di poco superiore al 40 per cento, oltre 10 punti in meno rispetto alle passate regionali del 2020, il dato allarmante che ancora una volta esce confermato è che la stragrande maggioranza del popolo elettore se ne resta a casa. E così, punto più o in meno, fatti i calcoli ormai un presidente regionale (e forse anche altre cariche) viene eletto con il 25 per cento dei consensi elettorali. Numeri drammatici per il sistema democratico che, per essere veramente funzionante, ha bisogno di partecipazione, una partecipazione alta aggiungerei.
L’ASTENUTO E LA CRISI DI PARTECIPAZIONE
Non solo, ci sarebbe bisogno anche di una partecipazione consapevole, di persone che si interessano davvero al bene comune e non si affidano, al contrario, soltanto al candidato del partito di cui sono tifosi (e ormai si può dire che sono sempre più i tifosi che vivono di politica a recarsi alle urne) o quello che riesce, molte volte con chiacchiere roboanti, a emozionarli e scuoterli dal torpore indotto dallo schermo del loro cellulare.
E così siamo in una sorta di trappola: non possiamo rinunciare al nostro sistema democratico, che nonostante tutte le deficienze resta il migliore in circolazione; ma siamo tutti consapevoli che stando così le cose questo sistema non funziona più, non aggrega gli elettori anzi li respinge.
I motivi sono tanti, perdonatemi se li sintetizzo almeno per la gran parte di astenuti che lo fa con cognizione di causa: che voto a fare? Tanto non conto nulla, le cose non le posso cambiare. Le forze politiche, tutte le forze politiche, dovrebbero cominciare a preoccuparsi sul serio. Cercare qualche soluzione. Sicuramente c’è un problema di educazione civica, sin dalle scuole medie bisognerebbe far capire ai ragazzi, un domani cittadini, l’importanza del voto. Ma da subito, se davvero si vuole almeno rafforzare il significato del voto democratico.
L’ASTENUTO E LA PROPOSTA
A questo riguardo si potrebbe approvare una legge, bi-partisan, per introdurre la partecipazione obbligatoria alle elezioni. Ogni cittadino resterebbe padrone del proprio voto, a questo o a quel partito, anche di astenersi se vuole, ma comunque dovrebbe recarsi per forza (pena una grossa ammenda) al proprio seggio elettorale. Non una soluzione che affronta e risolve tutte le questioni, ma che almeno dimostri che lo Stato, i cui politici si candidano per risolvere i problemi dei cittadini, con i tanti soldi che si spendono per poter svolgere libere elezioni, punta per davvero almeno sulla partecipazione, a aumentare l’affluenza.
L’ESITO DELLE URNE E L’ASTENUTO
In attesa dei numeri definitivi e, soprattutto, di vedere i voti reali (non le percentuali che sono viziate dalla scarsa affluenza) che ogni candidato presidente e ogni partito ha preso, già si possono avanzare i temi principali del prossimo dibattito e confronto politico a livello nazionale.
Per il Veneto: quanti voti ha preso il Governatore uscente Luca Zaia, lui in prima persona? Grazie a questi la Lega, il suo partito, torna a essere il primo in quella regione (rispetto alle europee, ndr) superando i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni?
In Campania: lo stesso, quanti voti ha preso la lista personale del Governatore uscente Vincenzo De Luca?
Quanti consiglieri avrà in Consiglio regionale?
Potranno influire sulla maggioranza che dovrà sostenere il Presidente Fico a marchio M5S?
Quanti voti al Pd di Elly Schlein che ha fortemente voluto il campolargo e sostenuto il candidato ‘grillino’?
E il M5S a guida Conte, con il suo candidato, che percentuale prenderà? La stessa del 2020 o più alta e quindi potenzialmente vincente?
Nel Centrodestra, il candidato Cirielli pur prendendo il 15 per cento in più rispetto al candidato del Centrodestra nel 2020, rimane molto basso. Bisognerà vedere e studiare quanti voti andranno a Fratelli d’Italia e, soprattutto, a Forza Italia, che in Campania ha da sempre un grosso forziere.
In Puglia: l’ex sindaco di Bari, Antonio Decaro, eletto europarlamentare del Pd con oltre 500mila voti di preferenza, grazie anche alla sua lista supererà questo risultato?
IL PESO NAZIONALE DI DECARO
A quel punto, inutile girare attorno, Decaro assumerà immediatamente un grande ‘peso’ nazionale non solo nel Pd ma in tutto il Centrosinistra, con cui la segretaria Dem, Elly Schlein, dovrà ogni volta misurarsi.
Anche qui, tra le particolarità, bisognerà vedere quanti voti “andranno” al Governatore uscente Michele Emiliano, e se questi in Consiglio regionale sarà sempre a disposizione del Presidente Decaro oppure farà pesare la sua presenza e, magari, i suoi eletti.
Fonte Agenzia Dire



