Con la presentazione di Cartelli di sangue, il nuovo libro di Gratteri e Nicaso, presente anche la presidente dell’Antimafia, una serata ricca di argomenti urgenti per non diventare complici. In chiusura lo scontro sulla separazione delle carriere
“Non si tratta solo di narcotrafficanti in fuga nella selva, ma di una rete di interessi che attraversa culture, confini e sistemi economici”. Questo l’incipit di Cartelli di sangue, l’ultimo libro scritto da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso edito da Mondadori. Poche pagine dopo una seconda botta: “Chi sceglie di ignorare tutto questo, voltandosi dall’altra parte, diventa complice”.
Gratteri e Nicaso affrontano ancora il tema del narcotraffico. Nel 2015 con Oro Bianco, ma fin dal 2006 con Fratelli di sangue, ci hanno offerto una fotografia molto dettagliata dell’espansione della criminalità organizzata, ed in particolare della ‘ndrangheta, verso l’America latina e le coltivazioni di cocaina. Negli ultimi decenni le mafie hanno conquistato il potere assoluto su produzione di materia prima, a fianco dei cartelli sudamericani, taglio, esportazione, distribuzione nei mercati internazionali, a partire da quello europeo. Fiumi di denaro che ormai viene pesato, perché di contarlo non c’è più tempo, tanto vasta è la portata quotidiana dell’afflusso. E che deve essere pulito in fretta, per rientrare subito nell’economia legale, ormai sempre più collusa.
Una rete invisibile avvolge il pianeta. Il denaro non puzza, “è la misura principale del successo, del potere e della felicità”.
In questo scenario sempre più grigio, come i colletti bianchi che via via si sono fatti condizionare dal soldo facile e sono diventati strumenti delle mafie, leggere Cartelli di sangue è una botta nello stomaco più forte di quelle che Gratteri e Nicaso ci hanno abituato a ricevere quando leggiamo i loro saggi.
Questa volta siamo all’ultima chiamata, quella in cui è necessario che ciascuno faccia la propria parte per permettere alle giovani generazioni di crescere in un ambiente fondato su legalità, responsabilità e rispetto reciproco.
la serata al manzoni

Non è la prima volta che presento l’ultimo libro di Gratteri e Nicaso sul palco del Teatro di Manzoni di Roma, all’interno del programma “Scrittori in scena” di Alessandro Vaccari.
Ma quella di venerdì è stata ancora più intensa di tutte le precedenti. Complici le persone che sono accorse a riempirlo all’inverosimile (la popolarità del Procuratore Capo di Napoli è in costante aumento) e la presenza di Chiara Colosimo, Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, la serata è stata molto più di una presentazione: è stata un momento di condivisione, di riflessione, di ricerca. Perché esistono tante persone che non vogliono essere complici di ciò che sta succedendo.
contro l’indifferenza







“L’obiettivo non è sovvertire i governi, ma controllarli e corromperli dall’interno”. E così accade che “i colletti bianchi sono sempre più sporchi, ma quasi nessuno sembra accorgersene“. Diceva Gramsci che l’indifferenza è il peso morto della storia. La nostra indifferenza ci rende responsabili? Come sovvertire questo declino sempre più evidente?
“Educare, sensibilizzare e formare costituiscono il vero antidoto al potere radicato di mafie e cartelli: una battaglia che richiede pazienza, lungimiranza e impegno costante, perché il cambiamento culturale è l’unico modo per sperare di fermare un fenomeno che perdura da troppo tempo. Ma c’è anche bisogno di una politica che abbracci questo cambiamento culturale e avvii riforme che siano utili a combattere le mafie, bonificando i territori: perché chi lascia spazio alla criminalità organizzata perde anche il futuro“.
Esempi, azioni, disegni di legge: la serata è stata un crescendo per individuare ed imparare ad utilizzare “gli antidoti”. Impossibile riassumerli: rimangono tutti nella memoria dei presenti e nel video integrale della serata.
la riforma della giustizia
Non poteva mancare, in chiusura, l’argomento che ha reso Gratteri ancora più popolare di quanto già non fosse: il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Con l’ormai nota praticità cui ci ha abituati da tempo, il magistrato ha analizzato una per una le ragioni addotte dai sostenitori del sì per smontarle e spiegare le ragioni del no. Lo fa da tempo, ovunque gli sia possibile, e continua a farlo: al momento è l’unica vera opposizione al governo, in materia. Ma la sua è una questione di riforma giusta, non di correnti: «Io in questo momento sono classificato come uomo di sinistra. E pensate che il Pd non mi ha mai votato nelle mie cariche. Ma siccome sono per il no, sono di sinistra». Ma la sinistra, al momento, dov’è? Non sembra molto schierata o attenta al problema. Gratteri non ha dubbi sulle ragioni: «Sta annusando. Sta cercando di capire se vince o meno: è in stand by». A proposito di citazioni gramsciane.



