giovedì, 19 Febbraio 2026

Venezuela, attacco Usa. Trump: “Maduro e moglie catturati”

Cbs: “Trump ha ordinato attacchi da giorni”. Raid attorno alle 2 del mattino, esplosioni anche negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Il ministro della Difesa di Caracas schiera l’esercito, la vice di Maduro chiede prova in vita. Un senatore Usa: “Raid terminati, sarà processato”

“Maduro e sua moglie sono stati catturati e sono stati portati fuori dal Paese”. Donald Trump annuncia così la cattura del presidente del Venezuela dopo i raid condotti dagli Usa nella notte su Caracas e diverse regioni del Paese.

“Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader. Il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi. Seguiranno dettagli”, scrive il presidente degli Stati Uniti, sul social Truth, annunciando una conferenza stampa alle 11 americane (le 17 in Italia) a Mar-a-Lago.

Venezuela, attacco Usa: per Trump “operazione brillante”

E’ stata “davvero un’operazione brillante”, ha poi dichiarato Trump in una breve intervista telefonica al New York Times. ”C’è stata un’ottima pianificazione, hanno partecipato un gran numero di soldati eccellenti, davvero eccellenti, e persone di grande valore”, ha aggiunto.

Maduro sarebbe stato catturato questa mattina da membri della Delta Force, la principale unità speciale dell’esercito statunitense, hanno riferito funzionari statunitensi alla Cbs News. La Delta Force, un’unità d’élite che fa capo all’esercito statunitense, è stata anche responsabile della missione del 2019 in cui è stato ucciso l’ex leader dello Stato Islamico (Isis) Abu Bakr al-Baghdadi.

Venezuela, attacco Usa: Maduro sarà processato dagli americani

I raid dell’esercito americano sono intanto terminati mentre il presidente Maduroè stato catturato per essere processato negli Stati Uniti. E’ quanto ha scritto su ‘X’ il senatore repubblicano Mike Lee dello Utah spiegando di aver avuto un colloquio con il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Quest’ultimo al telefono gli ha detto che Washington “non prevede ulteriori azioni in Venezuela ora che Maduro è sotto custodia degli Stati Uniti”. Maduro, ha aggiunto Lee, è stato arrestato “per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti”. E “l’azione cinetica a cui abbiamo assistito stasera è stata messa in atto per proteggere e difendere coloro che eseguono il mandato di arresto”.

Secondo il numero due del Dipartimento di Stato americano, il Venezuela sta vivendo una “nuova era” dopo la cattura di Maduro. “Una nuova era per il Venezuela! Il tiranno se n’è andato. Ora dovrà finalmente rispondere dei suoi crimini davanti alla giustizia”, ha scritto il vice segretario di Stato Christopher Landau sul suo account X.

Venezuela, attacco Usa: Caracas chiede prova in vita di Maduro

La vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez ha intanto chiesto al presidente americano di fornire prove che il presidente Maduro sia vivo. Parlando telefonicamente con la televisione di stato venezuelana, Rodriguez ha affermato di non sapere dove fossero Maduro e sua moglie, Cilia Flores. “Chiediamo al governo del presidente Donald Trump prove immediate dell’esistenza in vita del presidente Maduro e della first lady”, ha affermato Rodríguez alla televisione Vtv Venezuela.

Attacco Usa: Ministro Difesa Venezuela schiera l’esercito

Dopo l’annuncio della cattura di Maduro, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha annunciato lo schieramento di forze militari in tutto il Paese. In un video pubblicato sui social media il ministro ha affermato che tutte le forze armate saranno schierate seguendo “gli ordini di Maduro”. Lopez non ha fatto alcun riferimento alla cattura del presidente venezuelano. “Ci hanno attaccato, ma non ci sottometteranno“, ha detto Padrino Lopez.

Il ministro ha anche rivolto un invito alla calma e all’unità e ha messo in guardia contro l’anarchia e il disordine. Avvertendo: “Non soccombiamo al panico che il nemico cerca di instillare”.

Il ministro ha definito gli attacchi un atto codardo, ma ha affermato che il regime non avrebbe ceduto alle pressioni americane. “Questa invasione rappresenta il più grande insulto che il Paese abbia mai subito”, ha dichiarato Padrino riapparso nel video, dopo che erano circolate informazioni sull’attacco alla sua abitazione e il ministro era sembrato irraggiungibile. “Lungi dall’essere una presunta lotta al narcoterrorismo, questa azione deplorevole mira a imporre un cambio di regime”, ha aggiunto Padrino.

Il messaggio di Maduro: “Venezuela attaccato dagli Usa per il petrolio”

Trump e Maduro

“Il Venezuela respinge, ripudia e denuncia la gravissima aggressione militare perpetrata dagli Stati Uniti contro il territorio e la popolazione venezuelani, nelle località civili e militari di Caracas e negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira intorno a Caracas”, si leggeva in un comunicato del governo prima dell’annuncio di Trump. Il presidente Maduro aveva quindi invitato “tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione”, spiegava il comunicato.

“L’obiettivo di questo attacco – proseguiva il comunicato – non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno”.

L’attacco su Caracas rappresenta ”un tentativo di guerra coloniale” e di ”forzare un cambio di regime”, aveva poi dichiarato il ministro degli Esteri Jorge Arreaza. Affermando: ”Respingiamo l’aggressione contro il nostro Paese, che costituisce una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. Qualsiasi tentativo di cambiare il governo al potere nel nostro Paese fallirà, come tutti i tentativi precedenti”.

Venezuela, attacco Usa: i raid nella notte, cosa è successo

Forti esplosioni nella notte a Caracas. Sulla capitale, elicotteri e aerei. Secondo l’Afp, le detonazioni sono avvenute attorno alle 2, ora locale. Almeno sette le esplosioni che si sono verificate nella capitale, riferiscono diverse testate, che riportano anche di una grande base militare colpita nella parte meridionale della città rimasta senza elettricità e dove è visibile una colonna di fumo (VIDEO). 

I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono stateudite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.

Divieto agli aerei Usa di operare nello spazio aereo del Venezuela

La Federal Aviation Administration ha intanto vietato agli aerei statunitensi di operare a tutte le altitudini nello spazio aereo venezuelano, citando “rischi per la sicurezza del volo associati alle attività militari in corso”. Il divieto riguarda quattro regioni di informazione di volo in Venezuela e dintorni: San Juan, Piarco, Maiquetia e Curaçao.

L’avviso dell’aeronautica militare è entrato in vigore alle 2 di stamattina, ora locale del Venezuela, e avrà una validità di 23 ore. Nel documento, l’autorità aeronautica statunitense non specifica quali forze militari sarebbero coinvolte nelle operazioni che hanno portato alla restrizione.

Venezuela, attacco Usa: per la Cbs “Trump ha ordinato attacchi da giorni”

Il presidente Usa Donald Trump “ha ordinato attacchi contro siti all’interno del Venezuela, tra cui strutture militari, hanno riferito funzionari statunitensi alla Cbs News, mentre l’amministrazione, sabato mattina, intensificava la sua campagna contro il regime del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Trump, secondo la Cbs, ha dato da giorni luce verde all’attacco condotto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio per colpire anche obiettivi militari nel paese. L’azione è stata discussa dai vertici militari a Natale, ma la priorità è stata data ai raid contro basi Isis in Nigeria. Nei giorni successivi al Natale, l’attacco a Caracas è stato congelato in attesa di condizioni meteo più favorevoli.

Venezuela, attacco Usa: fumo e quartieri al buio, le immagini corrono sui social

Al buio diversi quartieri, riferisce quindi la Cnn, secondo cui la prima detonazione è avvenuta approssimativamente alle 1,50 ora locale. “Una di queste è stata così forte che la mia finestra ha iniziato a tremare”, ha detto il corrispondente dell’emittente americana. Un video ottenuto e verificato dalla Cnn mostra due pennacchi di fumo che si innalzano nel cielo notturno tra le luci di Caracas. Alla base di uno dei pennacchi si nota un bagliore arancione, poi un lampo in un’altra posizione, seguito da un boato.

Sui social network sono intanto visibili immagini di grandi incendi con colonne di fumo, senza che sia possibile localizzare con precisione l’area esatta delle esplosioni, che sembrano aver avuto luogo nella parte sud e est della capitale venezuelana.

Venezuela, attacco Usa: le esplosioni dalla mattina

Molti gli utenti dei social che hanno segnalato diverse esplosioni nelle prime ore di stamattina, con gli abitanti di diversi quartieri della capitale venezuelana che hanno preferito lasciare le proprie abitazioni per riversarsi in strada. Secondo testimoni, il rumore della detonazione è stato udito in diverse zone della città, nonché all’aeroporto Simón Bolívar di Maiquetía e al porto di La Guaira. 

I residenti di quartieri come El Junquito, La Pastora, Macarao, El Hatillo, El Marqués e Los Ruices hanno riferito di aver sentito aerei volare sopra di loro ed esplosioni. Alcune zone della città sono rimaste senza elettricità. Sono state condivise inoltre immagini di cittadini che hanno lasciato i loro appartamenti riversandosi in strada.

Colombia chiede riunione urgente Consiglio sicurezza Onu

Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto intanto riunioni urgenti delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani. Petro ha sottolineato che la Colombia è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che la riunione dev’essere convocata immediatamente, per “stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela”.

Usa-Venezuela, il quadro

Le esplosioni si sono verificate mentre il presidente degli Stati Uniti, che ha dispiegato una task force della marina nei Caraibi, ha sollevato la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela e ha affermato che i giorni del presidente venezuelano Nicolás Maduro erano “contati”. Il presidente americano accusa il presidente Maduro di essere a capo di una vasta rete di narcotraffico, cosa che l’interessato nega, rimproverando agli Stati Uniti di volerlo rovesciare per impadronirsi delle riserve petrolifere del Paese, le più grandi del pianeta.

In un clima di crescente tensione fra i due Paesi, ieri era tuttavia arrivata l’apertura di Maduro al dialogo con gli Usa. “Abbiamo avuto solo un colloquio. Mi ha chiamato venerdì 21 novembre dalla Casa Bianca”, aveva spiegato in un’intervista trasmessa da Vtv dopo che Trump ha detto di aver parlato “molto di recente” con il presidente venezuelano. Maduro aveva così confermato di essere pronto al dialogo con Washington perché – ha detto – “bisogna iniziare a parlare sul serio”.

Prima del raid in Venezuela gli Usa avevano aumentato notevolmente la presenza militare nei Caraibi

Prima dei raid di stamattina, gli Stati Uniti hanno aumentato notevolmente negli ultimi mesi la loro presenza militare nei Caraibi, arrivando a impiegare migliaia di soldati e più di una decina di navi da guerra. Alcune di queste risorse militari sono state utilizzate come parte di una serie di attacchi che hanno distrutto almeno 36 presunte imbarcazioni adibite al trasporto della droga e ucciso 115 persone, in una campagna denominata Joint Task Force Southern Spear, che secondo i funzionari ha lo scopo di fermare il flusso di droga negli Stati Uniti.

A metà dicembre, le risorse nella regione includevano l’USS Gerald R. Ford Carrier Strike Group, che porta con sé la portaerei USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei del mondo; i cacciatorpediniere lanciamissili classe Arleigh Burke USS Mahan e USS Bainbridge; e l’ USS Winston S. Churchill , nonché l’Iwo Jima Amphibious Ready Group (ARG) e la 22nd Marine Expeditionary Unit, per un totale di oltre 4.500 Marines e marinai. L’ARG include la USS Fort Lauderdale e la USS San Antonio . Altre navi della Marina nella regione a metà dicembre includevano la USS Gettysburg, la Thomas Hudner, la Stockdale e la Lake Eerie .

Anche le forze statunitensi, tra cui migliaia di soldati, si sono concentrate a Porto Rico, in seguito alla riapertura della base navale di Roosevelt Roads, una struttura che era rimasta chiusa per decenni. La Cnn ha riferito che gli Stati Uniti hanno schierato a Porto Rico anche 10 caccia F-35 e almeno tre droni mietitori MQ-9.

Farnesina e Meloni seguono sviluppi, cosa ha detto Tajani

“Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata. L’Unità di crisi della Farnesina operativa”, ha scritto su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

”La situazione è molto tesa” e ”il clima è molto incandescente in quella parte del mondo”. Come Italia ”seguiamo con la massima attenzione quello che sta accadendo” in Venezuela e ”il presidente del Consiglio è stata informata fin da stamane”, ha poi detto il vice premier in collegamento telefonico con l’edizione straordinaria del Tg2.

”La nostra unità di crisi è a disposizione, come anche la nostra ambasciata a Caracas, anche per chi ha parenti in Venezuela”, ma ”al momento voglio rassicurare che non c’è stata alcuna chiamata di italiani che vivono in Venezuela alla nostra ambasciata” per cui ”al momento la situazione per gli italiani che vivono in Venezuela è tranquilla”, ha spiegato il ministro.

Anche Meloni segue la situazione in Venezuela

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “segue con attenzione la situazione in Venezuela, tenendosi in costante contatto con il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, anche al fine di assumere informazioni sui nostri connazionali”, riferisce Palazzo Chigi, in una nota.

“La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia e il Consolato Generale seguono la situazione a Caracas a seguito delle forti esplosioni avvenute in città questa mattina. Il Ministro Antonio Tajani è informato e ne segue l’evoluzione. Per emergenze o segnalazioni contattare Consolato italiano al numero +584142101699 o l’Unità di Crisi al +39 0636225 o via mail a unita.crisi@esteri.it”, scrive su X la Farnesina.

Emilio Pistone
Emilio Pistone
GIORNALISTA, RICERCATORE

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Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2026

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