Dopo Gratteri anche Pontecorvo certifica il malfunzionamento dell’APP nonostante i maldestri tentativi di Nordio di affermare il contrario
Il tribunale di Roma certifica ufficialmente il malfunzionamento di APP, il software del ministero della Giustizia utilizzato per la condivisione dei documenti nei tribunali e nelle procure. In un decreto firmato il 22 dicembre scorso, il presidente Lorenzo Pontecorvo attesta le gravi criticità operative della piattaforma, a due anni dalla sua entrata in vigore (una sintesi delle sue dichiarazioni la trovate nel videoservizio accessibile da questa pagina). Ennesimo momento di imbarazzo per il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nei giorni scorsi, infatti, il ministero aveva negato i rilievi sul malfunzionamento dell’APP avanzati da tempo dal Procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
APP Giustizia, l’ultimo botta e risposta tra Gratteri e Nordio
Nei giorni scorsi il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che da tempo evidenzia le incongruenze e l’inaffidabilità del sistema, aveva replicato al Ministero della Giustizia – retto dal ministro Carlo Nordio – che aveva tentato in modo abbastanza maldestro di difendere l’indifendibile. L’ennesima figuraccia ministeriale. Qui di seguito l’agenzia del 31 dicembre scorso con la replica di Gratteri alle esternazioni dell’ufficio diretto da Nordio.
“Il provvedimento di proroga della sospensione parziale dell’obbligatorietà dell’utilizzo di App del 29 dicembre scorso è stato congiuntamente adottato (ai sensi dell’art. 175 bis, comma 4, c.p.p.) dalla Procura Generale e da tutti gli uffici di Procura del distretto di Napoli in ragione della necessità di assicurare il regolare funzionamento delle attività giudiziarie stante il malfunzionamento dell’applicativo”. Così, in una nota, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, replica al ministro della Giustizia Carlo Nordio in relazione al provvedimento di sospensione dell’obbligatorietà dell’uso dell’applicativo per il deposito telematico degli atti.
Per il Ministero di Nordio l’APP Giustizia funziona
In una nota diffusa dal ministero e pubblicata da organi di stampa, per via Arenula i provvedimenti di sospensione adottati a Napoli “non costituirebbero una certificazione dell’inefficienza del sistema APP“, che risulta invece “pienamente operativo” in numerosi altri contesti giudiziari, anche ad altissimo carico di lavoro.
Nella stessa nota il ministero della Giustizia scrive anche che la Procura partenopea “è stata l’ultima ad attivare la componente ADI Switch per il conferimento delle intercettazioni, nonostante il sistema fosse già operativo negli altri uffici giudiziari. Un ritardo organizzativo e tecnologico che, secondo il Ministero, ha inciso sui tempi di integrazione dei flussi digitali e ha reso necessario un accompagnamento rafforzato, con supporto tecnico dedicato e interventi mirati”.
APP Giustizia, Gratteri: malfunzionamenti certificati anche dal Csm
Il procuratore di Napoli, rispondendo alla nota di via Arenula ha evidenziato che il provvedimento di sospensione della Procura generale di Napoli “è stato determinato dalle plurime criticità delle quali nel provvedimento si dà analiticamente atto e che, tra l’altro, sono già certificate anche dal Consiglio Superiore della Magistratura sia nella delibera del 12.01.2025 che nel parere formulato il 10 dicembre scorso, ai sensi dell’art. 87, comma 3, del decreto legislativo 10.10.2022 n. 150, in relazione alla bozza del decreto ministeriale sulle Nuove modifiche al decreto 29.12.2023 n. 217 in materia di processo telematico”.
Il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri ricorda che analoghi provvedimenti adottati dalla Procura generale a Napoli sono stati intrapresi anche da grandi uffici giudiziari di altri distretti.


