Con le norme approvate dal Parlamento a fine 2025 non solo si penalizzano i controlli, si limitano le responsabilità politiche e si scaricano sui cittadini molti costi delle inefficienze, ma si aggravano anche i problemi che (in teoria) si volevano risolvere
Altro che miglioramenti, la riforma della Corte dei conti rischia di peggiorare le cose. Pagella Politica ha dedicato un approfondimento articolato e documentato alla riforma approvata definitivamente dal Parlamento a fine dicembre 2025. L’articolo, firmato da Vitalba Azzollini, analizza nel dettaglio il testo della legge e le audizioni parlamentari, mettendo in luce una serie di dubbi sostanziali sugli effetti concreti della riforma. SUD e FUTURI ha deciso di riportarne i contenuti, particolarmente rilevanti per comprendere l’impatto della riforma su trasparenza, controllo e tutela delle risorse pubbliche.
Riforma della Corte dei Conti: la “paura della firma” e il rischio di un effetto opposto
Uno dei principali argomenti utilizzati dal governo per giustificare la riforma è la necessità di ridurre la cosiddetta “paura della firma”, cioè il timore dei funzionari pubblici di assumere decisioni per il rischio di essere chiamati a rispondere davanti alla Corte dei conti. Secondo l’esecutivo, questo timore avrebbe prodotto un rallentamento dell’azione amministrativa e una maggiore inerzia decisionale, soprattutto nella gestione dei fondi pubblici.
Nel corso delle audizioni parlamentari, tuttavia, sono emerse valutazioni critiche molto nette. In particolare, Vittorio Raeli, presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti per l’Emilia-Romagna, ha definito la riforma come una norma pensata per una «redistribuzione (interna) delle responsabilità tra amministratori e funzionari pubblici, in favore dei primi rispetto ai secondi». In altre parole, il nuovo assetto ridurrebbe l’esposizione degli amministratori politici, lasciando però invariata – o addirittura rafforzata – la pressione sui funzionari.
Il punto critico, sottolineato da Raeli e ripreso da Pagella Politica, è che l’effetto concreto potrebbe essere opposto a quello dichiarato. La relazione illustrativa del disegno di legge indica infatti come “finalità dichiarata” proprio la riduzione della paura della firma, ma secondo Raeli questa scelta normativa rischia invece di rafforzarla, incentivando «comportamenti difensivi dell’apparato burocratico».
Altro che liberare dalla paura della firma, la riforma potrebbe aggravarla
Con l’espressione “paura della firma” si intende la tendenza dei funzionari pubblici a evitare decisioni, chiedere pareri ridondanti o rallentare i procedimenti per timore di essere chiamati a rispondere personalmente di eventuali errori, anche in contesti complessi o incerti. Se la responsabilità viene alleggerita per i livelli apicali e politici, ma resta concentrata sui funzionari tecnici, questi ultimi potrebbero essere indotti a una maggiore cautela, anziché a un’azione più rapida ed efficace.
Il dubbio sollevato da Pagella Politica è dunque sostanziale: anziché liberare l’amministrazione dalla paura della firma, la riforma potrebbe cristallizzarla, spostando il rischio verso il basso e rafforzando una cultura amministrativa orientata all’autotutela più che all’efficienza.
Riforma della Corte dei Conti: la ridefinizione della colpa grave e i rischi interpretativi
La riforma interviene in modo significativo sulla definizione di colpa grave, restringendone l’ambito a ipotesi molto circoscritte: violazioni manifeste di legge, travisamento dei fatti o negazione di elementi incontrovertibili. Sono invece esclusi i casi in cui il funzionario si sia attenuto a orientamenti giurisprudenziali prevalenti o a pareri ufficiali.
Secondo Pagella Politica, questo passaggio solleva un primo grande dubbio: la nuova definizione rischia di diventare ambigua e fonte di contenzioso, perché ciò che è “manifesto” o “incontrovertibile” resta comunque oggetto di interpretazione. Inoltre, l’esclusione della colpa grave in presenza di pareri o orientamenti potrebbe incentivare un uso difensivo della consulenza, più che una reale assunzione di responsabilità.
Riforma della Corte dei Conti: il tetto al risarcimento e l’indebolimento della responsabilità
Un altro punto critico riguarda l’introduzione di un limite massimo al risarcimento del danno erariale, fissato al 30 per cento del danno accertato o al doppio della retribuzione annua lorda del responsabile.
Pagella Politica evidenzia che questa scelta riduce fortemente l’effetto deterrente della responsabilità amministrativa: anche in presenza di danni ingenti, la quota non risarcita ricadrebbe sull’amministrazione, cioè sui cittadini. Il dubbio sollevato è se una responsabilità così attenuata sia davvero compatibile con la funzione costituzionale della Corte dei conti, che è quella di tutelare le finanze pubbliche.
Riforma della Corte dei Conti: la prescrizione che decorre dal danno e non dalla scoperta
La riforma stabilisce che l’azione per danno erariale si prescriva dopo cinque anni dal momento in cui il danno si verifica, anche se questo viene scoperto solo successivamente.
Secondo Pagella Politica, questa modifica presenta una criticità evidente: molti danni alla finanza pubblica emergono solo a distanza di anni, soprattutto nei casi complessi legati a grandi opere, appalti o programmi pluriennali. In questi casi, la prescrizione potrebbe scattare prima ancora che il danno sia accertabile, rendendo impossibile qualsiasi azione di responsabilità.
Riforma della Corte dei Conti: il silenzio-assenso e il rischio di controlli svuotati
La legge rafforza il controllo preventivo della Corte, ma introduce anche il meccanismo del silenzio-assenso. Se la Corte non si pronuncia entro i termini, l’atto diventa automaticamente efficace escludendo la colpa grave.
Pagella Politica segnala qui uno dei dubbi più rilevanti: il silenzio-assenso rischia di trasformare il controllo in una formalità, soprattutto in presenza di carichi di lavoro elevati. In pratica, l’assenza di un parere potrebbe diventare una sorta di “via libera automatico”, indebolendo la funzione di garanzia della Corte e incentivando richieste di parere finalizzate più alla copertura che alla verifica.
Riforma della Corte dei Conti: il controllo concomitante reso meno autonomo
Il controllo concomitante, cioè quello svolto mentre un progetto è in corso, viene subordinato a una richiesta formale di governo, Parlamento o amministrazioni interessate, ed è demandato a una delega legislativa.
Secondo Pagella Politica, questa impostazione solleva dubbi sull’indipendenza e sull’efficacia del controllo: se l’attivazione dipende dai soggetti controllati o dalla politica, il rischio è che venga utilizzato in modo selettivo o tardivo, riducendo la capacità di intervenire prima che i danni si consolidino.
Riforma della Corte dei Conti: tra semplificazione e perdita di tutele
L’analisi di Pagella Politica mette in evidenza una tensione di fondo: da un lato la riforma punta a semplificare e velocizzare l’azione amministrativa, dall’altro riduce progressivamente gli strumenti di controllo e responsabilità.
Il dubbio conclusivo è se questa scelta produca davvero amministrazioni più efficienti o se, al contrario, finisca per indebolire uno dei principali presìdi di legalità e tutela delle risorse pubbliche, spostando il rischio economico dagli amministratori alla collettività.


