Musicista, artista, creativo, narratore: una grave polmonite si è portata via Domenico Salamone, in arte Milingo Sutera, che avrebbe compiuto 58 anni ad aprile
Milingo Sutera / Domenico Salamone. Ho conosciuto entrambi 11 anni fa.
Domenico, il ragazzo “dolcemente complicato” – “mo’ pure la Mannoia citi” mi aveva detto una volta che lo avevo definito così. Domenico, appunto. Che i suoi dolori li aveva incisi nel profondo più profondo e sulla pelle. Un adolescente cresciuto troppo in fretta eppure rimasto inchiodato là, in quell’età sospesa in cui si rischia di commettere errori che diventano i più fedeli compagni di vita.
Accanto a Domenico camminava sempre Milingo. Il suo alter ego creativo: compositore, artista, precursore dell’animo nerd, protagonista della Palermo underground. I suoi Airfish, la band alternativa di cui non smetteva mai di raccontare. E con cui non smetteva mai di creare. I quindicidiciotto, diverse altre esperienze musicali in band, Radiomilingo. Infine la campionatura, il sampling, che gli dava ancora scosse di gioia.
Domenico aveva tantissime cose da raccontare, ma lo ha fatto fare a Milingo.
Quando l’ho conosciuto, grazie a due amici vibonesi che dopo aver letto i suoi manoscritti me li hanno proposti per SABBIAROSSA EDIZIONI, ha insistito per esistere anche letterariamente con il suo pseudonimo. È stata una fatica persino fargli accettare di firmare il contratto editoriale con il suo nome: ormai Milingo aveva preso il sopravvento su Domenico.
storie tossiche
Storie tossiche è stata molto più di una raccolta di racconti. “Racconti estremi, strazianti ed esilaranti su the toxic side of Palermo“, come ricorda Booq, la bibliofficina della Kalsa dove Domenico ha fatto una delle tante presentazioni della sua opera prima.
Durezza e dolcezza mescolate in un’unica melodia, composta di storie, personaggi (qualcuno), persone (tante, tantissime, ovunque), parole, sentimenti. Secco il linguaggio, morbidissima l’indulgenza accusatoria (e non è un ossimoro) nel raccontare quei ragazzi sbagliati e pieni di buchi, che rovistano nelle loro vene come per estirpare un dolore.
Il libro contiene e custodisce, oltre ai ritratti di vite ai limiti, anche i ritratti dei sette personaggi protagonisti: semplici, poche linee identificative disegnate al computer. Ne ha fatto uno anche a me, allora. Lo guardo spesso, perché man mano che passa il tempo mi sembra che mi assomigli un po’ di più.
Un eroe che racconta l’eroina in modo nuovo, del tutto innovativo. Riuscendo a spiegare cosa significasse a chi, come me, per qualche inspiegabile ragione è riuscito a non caderci. Negli anni ’80 era impossibile non avere contatti con chi si bucava. Come era impossibile, quando si aveva la fortuna di rimanere fuori dal “giro della roba”, comprendere davvero chi lo faceva.
Mi ha portato via amici, il “brown sugar”. Ma ho avuto bisogno di “Storie tossiche”, più ancora che di “Trainspotting”, per capire in profondità tutto ciò che è legato alla tossicodipendenza. Ecco perché lo chiamavo eroe, il mio Domenico. Non solo perché era un sopravvissuto, ma anche perché era riuscito a raccontarsi con semplicità, a portarci in quel mondo che vuoi cancellare, se non ti appartiene.
social e comunicazione
Con Milingo era facilissimo comunicare. Attivissimo su Facebook, sempre pronto a ridere di sé e del mondo. Con lo sguardo lucido e lungo, capace di catturare il senso delle cose al di fuori di sé, riusciva ad aprire prospettive inedite. A far riflettere. A giocare con tutti we con tutto, a partire da temi importanti come la vita e la morte.
Con Domenico era molto più difficile. Domenico si armava di silenzi in cui cercava di soffocare il suo dolore. Qualche volta si faceva aiutare da Milingo, e allora diventava difficile capire se ciò che diceva faceva parte della realtà o della finzione. Ma chi ha avuto l’onore e il privilegio di conoscerlo sapeva che per lui era tutto reale. E tutto finto, artistico, irreale.
Reale e irreale. Vita e morte.
L’ho saputo stamattina da Cristiano/Dario (a proposito di nomi e pseudonimi), leggendo un suo post. Era stato lui, con Maria Teresa, a metterci in contatto. Hanno organizzato una delle prime presentazioni del suo “libricino”, come Domenico/Milingo chiamava Storie tossiche, all’interno del Festival Leggere e Scrivere, che organizzavano – e organizzano – a Vibo.
Così vado a cercarlo ancora, là dove rimarrà per sempre. Non solo su Facebook, certo. Ma là ha costruito il suo percorso e la sua memoria.
dal suo diario social

11 dicembre 2025
Amici notizie non buone, non pessime ma decisamente per me inaccettabili, proverò a combattere con tutte le mie forze contro questo mistero dell’affanno che peggiora, delle cure che sembrano funzionare per poi riscaraventarmi nel soffocamento e nella febbre. Mi sento letteralmente in trincea, disperato, solo e in attesa del ultimo bombardamento.

14 dicembre 2025
Dunque ho problemi di saturazione da qualche giorno e mi hanno messo l’ossigeno.
Senza ossigeno saturo Cocteau Twins – Treasure del 84.
Con ossigeno saturo Nine Inch Nails – the Downward Spiral 1994.
Mi sto cacando in mano amici, sugnu u scantato ‘ra via Roma.

21 dicembre 2025
Oh io comunque mi sento poco poco meglio eh, giuro.
25 dicembre 2025
Ho capito che spesso le persone che io ho incontrato nella vita si sono subito fatte una domanda su di me: ma questo qui è davvero così o ci piglia tutti per il culo?
Io sono esattamente così, capisco che la cosa possa risultare fastidiosa e mi piacerebbe rassicurare tutti che in realtà io pigli tutti per il culo, ma non è così, io sono così, così da sempre ed è così che molto probabilmente morirò, così. Però un pochetto per il culo vi ci prendo lo stesso, dai.
Il mio polmone destro, o era quello sinistro non ricordo più bene, augura a tutti voi gentili amici e graziuose amiche un natale pregno di affetto e condivisione. Mi dice di non farvi mordere dalle blatte capitaliste, di volervi bene e di smetterla di arrampicarvi solo per spirito arrivista che tanto non arrivate proprio da nessuna parte e prima o poi cadete tutti, bestie, quindi augurandovi tante ma tanatos cose belle. Adesso sputo.

23 dicembre 2025
Godot.
25 dicembre 2025
No così, niente. Qualcuno poco fa mi risponde “vergognati hai la foto di Gesù, Gesù era ebreo tu sei un antisemita”.
Secondo voi nella mia risposta c’era qualcosa di simile ad una locuzione: “Questa cippa de cazzo fatta de quercia”? Oppure no?
2 gennaio 2026
La vecchiaia è arrivata, e con lei tutti i ricordi di quando ero bambino. Come quando, per esempio, mio padre tornava la sera dal lavoro ed io, in preda ad una gioia senza nome, lo andavo ad assalire felice alla porta sperando mi avesse portato qualcosa, un dolcetto, un giochino, qualunque cosa, anche la gioia di rivedermi dopo una gornata nera nera mi sarebbe bastata. La mia gioia infatti era tanta che quando ci sedevamo a tavola nella nostra minuscola casetta io passavo tutta la serata a saltare sul mio letto, che stava proprio nella stanza da pranzo, e non facevo che dire a mio padre che guardava la tele sorseggiando il suo solito ed unico bicchiere di vino, “papà guarda come volo in alto, sono un supereroe, sono come mazinga”.
Lui si girava spesso e mi guardava con le lacrime agli occhi per la gioia, ma anche con un velo di tristezza perché era troppo anziano per star dietro ai miei giochi selvaggi e pieni di energia. Mi guardava e gli scappava un singhiozzo che soffocava in un sorriso ed uno sguardo d’amore che non ho mai più ricevuto da nessuno, neanche da mia madre.
Quello sguardo pagherei oro per riceverlo ancora, e riceverlo ancora da lui che oggi lo so, dopo averlo perso a soli tredici anni, è stato l’unico uomo che mi abbia veramente amato senza condizioni e senza pretese. La forma di amore più puro, quello disinteressato ad essere ricambiato, quello paterno.
il post di dario marsic

Quando nel 2015 venne a presentare il suo “Storie tossiche” al nostro festival si chiamava ancora solo Milingo Sutera e durante l’incontro una vecchietta di trecento anni che frequentava la manifestazione, a un certo punto, mentre Domenico Salamone-Milingo Sutera scendeva in qualche particolare disperatissimo efferato e comico come efferati disperati e comici erano i suoi racconti, improvvisamente si rese conto che il Milingo che stava ascoltando non era il sacerdote famigerato ma un ragazzo secco secco e bianchissimo di Palermo che usava la sincerità come una clava con la quale colpiva prima di tutto se stesso; e dopo un attimo di perplessità decise di restare seduta ad ascoltarlo: Milingo era uno scrittore prima di avere scritto un libro – e anche se non lo avesse fatto – e di poche cose sono orgoglioso come di averlo aiutato a pubblicare quel libricino, Storie tossiche appunto: che poi aiutare Milingo significava solo urlargli nelle orecchie di non distrarsi troppo, faceva tutto lui.
Che dolore Milingo caro, andarsene così.
addio, domenico
Sei tornato a vivere a Monreale, dopo la morte della tua mamma. Hai venduto l’appartamento di Palermo, ti sei trasferito nella casetta di famiglia, circondato dalla natura e dalle fusa delle tue micie.
Poi è arrivata la polmonite. Il ricovero. Quanto ci hai scherzato.

Il primo novembre (già: il primo novembre) hai cambiato la tua immagine di profilo su Facebook, zoomando il lavoro fatto sovrapponendo te stesso a Gesù Cristo. Non era la prima volta: lo avevi fatto già dieci anni fa, per l’illustrazione di Infernet, Radiomilingo. Ma allora il Cristo era crocifisso. In questa immagine, che rimarrà quella del tuo commiato al mondo, indichi il cuore, e benedici.
La polmonite era più grave di quanto ci hai fatto (o abbiamo voluto) capire. Ti ha portato via ieri sera, all’ospedale Ingrassia dove sei stato ricoverato a fine novembre. Non sei arrivato a compiere 58 anni.
Sentendoti ancora ridere e schernirti, non posso non pensare alla data, alle coincidenze che ci rincorrono da sempre: ieri sarebbe stato il compleanno di Bowie. Domani saranno dieci anni che ci ha lasciato, con un commiato profondo come un album.
E sì, ricordo cosa mi dicevi del Duca Bianco (preferivi Ziggy Stardust, mi sembra di ricordare). Non me ne volere, lo comprenderai: non riesco a non pensare al gabbiano che vola nel cielo della cover di Storie Tossiche. Né a togliermi dalla testa il finale di Lazarus.
Vola alto, bluebird. Sei libero, Domenico. E sì, è una cosa da te. Ma fa così male.


