25 episodi, III stagioni, 2012-2014, Usa
di Aaron Sorkin con Jeff Daniels, Emily Mortimer, Sam Waterston, Jane Fonda
Hbo, Prime
Colpevole. Non ho visto The Newsroom quando è uscita (ho le attenuanti generiche: non guardavo ancora le serie tv), né quando parecchi anni dopo, è approdata su Prime. E me ne pento, perché si avvicina molto a quello che potrei definire un capolavoro.
Esce dalla mente geniale di Aaron Benjamin Sorkin, Premio Oscar nel 2011 per la miglior sceneggiatura non originale – ricordate The Social Network, con cui ci ha raccontato la nascita di Facebook e le vicende umane e professionali dei suoi fondatori, a partire da Mark Zuckerberg? O, tanto per ricordare il livello delle sue creazioni precedenti, West Wing – Tutti gli uomini del Presidente o Codice d’onore?
The Newsroom racconta il dietro le quinte, oltre che il “davanti alle telecamere”, di una tv newyorchese, la Atlantis Cable News (ACN). E poco importa se sia immaginaria e/o ispirata alla realtà. Reali sono certamente gli spunti giornalistici sui quali si dipanano le trame verticali, che prendono spunto da fatti realmente accaduti. Come l’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico nel 2010, la fuga di notizie di WikiLeaks, la cattura di Bin Laden nell’anniversario dell’11 settembre, le elezioni americane del 2012, l’attentato a Boston durante la maratona del 2013.
il giornalismo come protagonista
Il vero protagonista è la cucina del giornalismo duro e puro, quel watchdog del potere che, dal Robert Redford di Tutti gli uomini del presidente in poi, ha condizionato la scelta di molti dei miei colleghi. E anche la mia, in gran parte.
Quello che scorre nelle puntate di The Newsroom è il giornalismo cui tutti aneliamo. In cui le fonti sono sacre, i controlli incrociati indispensabili, il potere (politico ed economico) incapace di controllo reale. E questa non è l’unica ragione per cui mi pento di non averla vista prima, ve la consiglio vivamente e mi appresto a rivederla, magari stavolta in lingua originale.
non potrete non amarla
La serie funziona anche per chi non ama così tanto il mondo in cui si muove. Come succede per Suits e il mondo giudiziario, o per Mad Man e il mondo pubblicitario. Insieme alle vicende professionali vengono sviluppate molto bene quelle personali, politiche e sentimentali, dei protagonisti della redazione. A partire dall’annoiato anchorman del tg serale Will McAvoy (un ottimo Jeff Daniels), che si è perso e si ritrova. Grazie anche a MacKenzie McHale (Emily Mortimer) e al produttore Jim Harper (John Gallagher Jr.).
Il senso del giornalismo e di ciò che dovrebbe essere è la perfetta narrazione dei profili dei giovani redattori Maggie Jordan (Alison Pill), Sloan Sabbith (Olivia Munn), Neal Sampat (Dev Patel). Ottima anche la crescita professionale e personale (non voglio fare spoiler) di Don Keefer (Thomas Sadoski). Come quella del capo della Divisione notizie Charlie Skinner (un Sam Waterston che amo dai tempi di Grace e Frankie). Eccellente l’AD della società Leona Lensing (la sempre strepitosa Jane Fonda, anche lei punta di diamante della commedia con Waterson).
cosa racconta The Newsroom
“Siamo stati addestrati ad essere una cosa sola: reporter. Abbiamo l’obbligo di dire la verità, non di essere gentili”. Non si tratta dell’unica grande verità spiegata dalla serie: The Newsroom ci racconta cosa potrebbe essere il giornalismo se fosse fatto come deve essere fatto. E ci spiega perché troppo spesso i cani da guardia del potere che eravamo si sono trasformati in cagnolini da salotto.
Se non vi avessi ancora convinto, ecco l’incipit della serie. Poi ditemi se non vi viene voglia di guardarla.



