Il rapporto Oxfam fotografa una disuguaglianza senza precedenti: mentre circa 3.000 miliardari concentrano una quota record della ricchezza globale, oltre quattro miliardi di persone vivono in condizioni di povertà o vulnerabilità economica. Un divario strutturale che solleva interrogativi su crescita, redistribuzione e tenuta delle democrazie
Nel 2025 la ricchezza globale ha raggiunto livelli mai registrati prima, ma la sua distribuzione appare sempre più sbilanciata. Secondo il rapporto diffuso da Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos – “Nel baratro della disuguaglianza, come uscirne e prendersi cura della democrazia” – circa 3.000 miliardari concentrano nelle proprie mani una ricchezza complessiva stimata in oltre 18.000 miliardi di dollari (18.300 miliardi per l’esattezza). Si tratta di un valore che segna un record storico e che evidenzia una crescita accelerata dei grandi patrimoni, aumentati di oltre l’80% rispetto al 2020.
Questo dato non rappresenta soltanto un indicatore economico, ma una cesura strutturale nel funzionamento dell’economia globale. L’accumulazione di capitale non segue più una dinamica progressiva e diffusa, bensì una traiettoria fortemente verticale, che tende a premiare una ristretta élite finanziaria a scapito di una platea sempre più ampia di popolazione mondiale. E dire che la ricchezza aggregata sarebbe sufficiente a sradicare la povertà estrema 26 volte.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: il rovescio della crescita economica globale
A fronte di questa espansione senza precedenti della ricchezza ai vertici, oltre 4 miliardi di persone, pari a circa la metà della popolazione mondiale, vivono in condizioni di povertà o vulnerabilità economica. Il dato più allarmante non è soltanto l’ampiezza del divario, ma la sua persistenza: negli ultimi sei anni, la povertà globale non ha registrato riduzioni significative, nonostante la crescita complessiva del prodotto e dei patrimoni.
In molte aree del mondo, in particolare nell’Africa subsahariana e in alcune regioni dell’Asia meridionale, la povertà estrema è tornata ad aumentare, aggravata da inflazione, crisi climatiche, conflitti armati e instabilità politica. Questo scenario mette in discussione l’assunto secondo cui la crescita della ricchezza ai vertici si tradurrebbe automaticamente in benefici diffusi, confermando invece una frattura sempre più netta tra economia finanziaria e condizioni di vita reali.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri, l’analisi Oxfam
Il patrimonio dei super ricchi è cresciuto del 16% in termini reali nel 2025, a un ritmo tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni, e il livello record di 18.300 miliardi di dollari ha segnato un aumento dell’81% rispetto al 2020. Da soli i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza (2.635 miliardi di dollari) superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ovvero da oltre 4,1 miliardi di persone, dice l’associazione che si occupa della lotta alle disuguaglianze.
Una concentrazione di ricchezza, mai registrata nella storia, dice Oxfam, raggiunta mentre 1 persona su 4 nel mondo soffre di insicurezza alimentare e quasi la metà della popolazione mondiale vive in povertà. Oxfam stima inoltre che oggi un miliardario abbia 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune e rileva che “la percentuale della popolazione mondiale che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50%. Tra il 2004 e il 2024, solo 3 persone su 10 vivono oggi in democrazie, mentre nel 2004 erano 1 su 2″. I tagli degli aiuti internazionali operati l’anno scorso dai governi di tutto il mondo potrebbero causare, nei Paesi più poveri, oltre 14 milioni di morti in più entro il 2030, afferma l’analisi.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: un sistema che accumula, ma non redistribuisce

L’elemento centrale che emerge dall’analisi di Oxfam riguarda la capacità del sistema economico globale di generare ricchezza senza riuscire a redistribuirla in modo equo. Secondo le stime, il patrimonio complessivo dei miliardari sarebbe teoricamente sufficiente a eliminare la povertà estrema nel mondo decine di volte. Tuttavia, l’assenza di meccanismi redistributivi efficaci trasforma questa potenzialità in un paradosso etico ed economico.
Politiche fiscali favorevoli ai grandi capitali, sistemi di elusione e ottimizzazione fiscale, deregolamentazione finanziaria e concentrazione del potere economico contribuiscono a rafforzare una dinamica cumulativa, nella quale la ricchezza genera altra ricchezza senza un ritorno proporzionale in termini di welfare, servizi pubblici o investimenti sociali.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: l’impatto sulle democrazie contemporanee
La disuguaglianza economica non si limita a produrre effetti sociali, ma incide direttamente sugli equilibri politici. Il rapporto, come già evidenziato, evidenzia come i miliardari abbiano una probabilità enormemente superiore rispetto alla media della popolazione di influenzare le decisioni pubbliche, finanziare campagne elettorali, orientare le politiche economiche e, in alcuni casi, accedere direttamente alle istituzioni di governo.
Parallelamente, si assiste a una regressione democratica su scala globale. Oggi meno di un terzo della popolazione mondiale vive in Paesi pienamente democratici, un dato in netto calo rispetto ai primi anni Duemila. La concentrazione di ricchezza e potere contribuisce a erodere la fiducia nelle istituzioni, ad amplificare le disuguaglianze di rappresentanza e a rafforzare modelli di governance sempre più distanti dalle esigenze delle fasce sociali più deboli.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: le cause strutturali della nuova disuguaglianza globale
L’attuale livello di polarizzazione economica è il risultato di una combinazione di fattori strutturali. Tra questi, un ruolo centrale è giocato dalla finanziarizzazione dell’economia, che ha favorito rendimenti elevati per i grandi investitori, spesso scollegati dall’economia reale e dall’occupazione.
A ciò si aggiungono la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica, che hanno creato enormi opportunità di profitto concentrate in poche multinazionali, e un contesto fiscale internazionale frammentato, incapace di contrastare efficacemente l’evasione e l’elusione su scala globale. Il risultato è un sistema che premia la rendita più del lavoro e l’accumulazione più della redistribuzione.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: Davos e il dibattito globale, tra consapevolezza e inerzia politica
La pubblicazione del rapporto in concomitanza con il World Economic Forum di Davos non è casuale. Il vertice rappresenta il principale luogo di confronto tra leader politici ed economici, ma è anche il simbolo delle contraddizioni del sistema globale. Mentre si discute di sostenibilità, inclusione e transizione ecologica, i dati mostrano come la distanza tra dichiarazioni di principio e realtà economica resti ampia.
Secondo Oxfam, senza un cambio di paradigma che includa una tassazione più progressiva dei grandi patrimoni, investimenti pubblici mirati e un rafforzamento dei sistemi di protezione sociale, la tendenza alla concentrazione della ricchezza è destinata a proseguire.
Pochi super-ricchi, miliardi di poveri: una sfida economica, sociale e democratica
Il quadro che emerge è quello di un’economia globale capace di generare ricchezza in misura crescente, ma sempre meno in grado di garantire equità, coesione sociale e stabilità democratica. La crescente polarizzazione non rappresenta solo un problema morale, ma un rischio sistemico che minaccia la tenuta delle istituzioni, la crescita sostenibile e la fiducia dei cittadini.
Ridurre le disuguaglianze non è dunque una questione ideologica, ma una necessità strutturale per preservare l’equilibrio economico e politico globale. Il rapporto Oxfam pone una domanda centrale ai governi e alle istituzioni internazionali: se una ricchezza senza precedenti non riesce a migliorare le condizioni della maggioranza della popolazione, quale modello di sviluppo si sta realmente perseguendo?


