Consenso? Noi vittime di violenza siamo lasciate sole. Anna Maria Scarfò chiede aiuto

“Dopo aver denunciato il branco che mi violentava, ora chiedo aiuto”: la storia di Anna Maria Scarfò tra paura, solitudine e una raccolta fondi per ricominciare

Grazie a tutti voi per il vostro aiuto. Mi sento meno sola e vi ringrazio dal profondo del cuore. 
Vi chiedo ancora aiuto perché ho un’urgenza. Ho trovato una situazione adatta a me a mia figlia, per poter raggiungere la città dei miei suoceri, ma il trasloco fino alla Sicilia e le mensilità anticipate dell’affitto non sono sostenibili per me. Il proprietario della casa potrà aspettarmi fino al 15 poi la casa sarà affittata e perderò un’opportunità per cambiare finalmente la nostra vita.
Vi chiedo un aiuto, per me è un’emergenza. Anche una piccolissima donazione, messa insieme alle altre, è una rete di umanità e solidarietà che per me può fare la differenza.

Era il 9 gennaio. Anna Maria Scarfò aveva avviato da una decina di giorni una raccolta fondi tramite GoFundMe, in cui chiedeva aiuto spiegando la propria situazione. Erano arrivate le prime donazioni. 260 euro, davvero pochi rispetto ai 10mila chiesti. Ma intanto lei ringraziava.
Sono passate due settimane e tutto è ancora bloccato là. Non si è mosso più niente.

la storia di anna maria scarfò

La storia di Anna Maria è una delle più drammatiche ed emblematiche testimonianze di violenza sulle donne in Italia. Ritorna a bussare alle nostre coscienze proprio quando nel dibattito nazionale rimbomba quella parola, consenso, da lasciare o togliere.
Anna Maria il coraggio di denunciare l’ha avuto. Una scelta che le è valso l’appellattivo di Malanova.

La sua vicenda è iniziata quando era una poco più di una bambina.
“Avevo 13 anni e vivevo in un piccolo centro della provincia di Reggio Calabria, San Martino di Taurianova, quando sono iniziate le violenze di un branco. Ero una ragazzina innocente, come tante coetanee credevo nel primo amore ma quell’illusione mi è stata rubata e da allora, per quattro anni, sono diventata un oggetto nelle mani di aguzzini che mi hanno fatto subire stupri, maltrattamenti, lesioni fisiche e minacce. Avevo paura ma non potevo scappare perché mi tenevano in un costante stato di paura, pensavo che mi avrebbero uccisa e credo che ne sarebbero stati capaci.”

Il coraggio aiuta gli audaci, ci hanno insegnato. Come hanno insegnato a lei.

“Denunciare e non subire è quello che insegno anche alla mia bambina, eppure proprio ora sono lasciata sola.
Nel luogo in cui vivo insieme al mio compagno e mia figlia è difficile trovare lavoro e io ho dovuto affrontare ambienti maschilisti e discriminatori. Non abbiamo parenti né chi possa aiutarmi con una figlia piccola, negli ultimi mesi la situazione si è aggravata e ho problemi anche a fare la spesa, non ho potuto regalare un Natale spensierato alla mia bambina.”

Rompere il silenzio e denunciare. Un atto di coraggio importante, che l’ha sradicata dalla sua terra. Poi ha cercato di rifarsi una vita, ha un compagno, una figlia. Ma quella scelta l’ha lasciata in una condizione di difficoltà e fragilità: ecco perché Anna Maria ha deciso di rivolgersi a ciascuno di noi attraverso una raccolta fondi su GoFundMe. Quella raccolta è una speranza concreta di ricominciare. Ma è bloccata, come la sua vita.

La protezione revocata, il ritorno alla solitudine

Per anni ha avuto accanto lo Stato, attraverso la scorta. Era testimone di giustizia, è stata accompagnata giorno dopo giorno.
Nel 2018 la protezione venuta meno e, con essa, un importante livello di sicurezza psicologica. Da allora ha vissuto tra trasferimenti e nuovi inizi: dal Lazio alla Toscana, fino alla Liguria, dove ha tentato di costruire una vita stabile. Oggi Anna Maria ha 39 anni, è mamma di una bambina che sta per compiere quattro anni e lavora per contribuire alla sopravvivenza della sua famiglia. Ma le difficoltà economiche e psicologiche sono continue: ha perso i denti, non riesce a curarsi adeguatamente e la precarietà rimane una presenza quotidiana. Senza una rete di sostegno familiare o amici, la sua esistenza è fatta di lotte e sacrifici.

La richiesta d’aiuto: “Chiedo solo di vivere”

L’obiettivo della campagna di raccolta fondi su GoFundMe, di 10.000 euro, serve a coprire due mesi di affitto anticipato, il trasloco verso la Sicilia dove vivono i suoceri (che potrebbero dare un aiuto concreto), le spese per cure mediche e psicologiche, una base più solida per lei e sua figlia.

Nel suo appello, Anna Maria scrive: “Alle donne vittime di violenza si ripete sempre di denunciare, di non restare in silenzio. È quello che ho fatto io… eppure oggi mi sento dimenticata e sto affrontando un momento di enorme difficoltà, da cui non so come uscire.”

Noi non l’abbiamo dimenticata. E sappiamo che tutti insieme possiamo aiutarla a chiudere definitivamente con un passato che continua ad essere presente.

Elisabetta Roli
Elisabetta Roli
GIORNALISTA, CRITICA LETTERARIA E CINEMATOGRAFICA

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