L’infermiere è il secondo cittadino americano ucciso dagli agenti federali ICE nel mese di gennaio dopo Renee Good, colpita il 7 gennaio nella sua auto
Si chiamava Alex Jeffrey Pretti e aveva 37 anni, l’uomo ucciso da un agente federale negli scontri avvenuti sabato mattina a Minneapolis nel corso di un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Pretti, cittadino statunitense e infermiere di terapia intensiva, non aveva precedenti penali significativi ed era conosciuto per il suo profondo impegno verso gli altri.
Michael Pretti e la moglie Susan, che vivono in Colorado, hanno appreso dell’uccisione del figlio da un giornalista dell’Associated Press. Nelle ore successive alla morte hanno ricostruito la sua storia e contestato duramente la versione fornita dalle autorità federali.
Come racconta il padre Michael Pretti al Corriere della Sera, sabato sera non avevano ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Dipartimento della Sicurezza Interna. “Per favore, faccia in modo che il mondo lo sappia“, ha detto più volte il padre al cronista, scusandosi per non voler rilasciare ulteriori dichiarazioni. Chiedendo, invece, che venisse fatta emergere la verità: “Era un brav’uomo“.
Minneapolis, l’uccisione di Alex Pretti: la cronaca, le reazioni, le proteste

L’uccisione con dieci colpi di pistola di Alex Pretti, il secondo ucciso dagli agenti federali a Minneapolis nel mese di gennaio dopo quella di Renee Good, un’americana uccisa a colpi di pistola il 7 gennaio nella sua auto da un agente dell’ICE nella stessa città, ha scatenato nella notte tra sabato e domenica nuove proteste nella città, già sconvolta da diverse settimane da manifestazioni contro le operazioni della polizia dell’immigrazione (ICE). Alex Pretti, infermiere di un reparto di rianimazione, è morto ieri dopo un alterco con agenti federali su una strada.
L’amministrazione Trump ha immediatamente affermato che l’uomo stava per mettere in pericolo gli agenti, come ha fatto dopo la morte di Renee Good. Nonostante queste accuse e l’appello alla calma da parte della polizia locale, ieri sera, nonostante il freddo gelido, diverse centinaia di manifestanti si sono riuniti in un parco di Minneapolis per denunciare queste violenze.
Manifestazioni di protesta o di omaggio ad Alex Pretti si sono svolte anche in diverse città, da New York a Los Angeles. Mentre sul piano politico i democratici hanno espresso la loro indignazione, minacciando di bloccare i finanziamenti federali che rischiano una nuova paralisi alla fine del mese. Il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz, ha chiesto che siano le autorità locali, e non quelle federali, a condurre le indagini. “Non ci si può fidare dello Stato federale“, ha affermato, prima di criticare aspramente l’ICEche, secondo lui, semina “caos e violenza“.
Minneapolis, i filmati smentiscono la versione ufficiale sull’uccisione di Pretti
Le autorità Usa sostengono che Alex Jeffrey Pretti si fosse avvicinato agli agenti armato e con atteggiamento ostile. Ma i filmati diffusi sembrano mettere in discussione questa ricostruzione. Donald Trump, su Truth, ha scritto: «Lasciate che i nostri patrioti dell’Ice facciano il loro lavoro». La famiglia di Pretti ha risposto accusando il governo di diffondere «menzogne ripugnanti». Il governatore del Minnesota Tim Walz ha chiesto a Trump di interrompere le operazioni in corso. A Minneapolis, il sindaco Jacob Frey ha domandato l’intervento della Guardia Nazionale, mentre migliaia di persone hanno preso parte a una veglia in memoria della vittima. Proteste si sono svolte anche a New York e Washington.
Minneapolis, l’uccisione di Pretti e la testimonianza oculare
In una dichiarazione giurata, una testimone oculare anonima che ha ripreso il video della sparatoria afferma di non aver visto Pretti in possesso di una pistola prima che venisse colpito dagli agenti dell’Ice. Lo riporta il Guardian, citando un documento diffuso dall’American Immigration Council, organizzazione per la tutela dei diritti dei migranti. Secondo la testimone, Pretti stava cercando di aiutare una donna spinta a terra quando è stato afferrato da altri agenti. Non sembrava opporre resistenza: «Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli», ha dichiarato.
#BREAKING: New video angle shows struggle before Border Patrol agents open fire. pic.twitter.com/YFC2kCIfAa
— Insider Wire (@InsiderWire) January 24, 2026
Minneapolis, l’arma contestata e i dubbi sull’identificazione di Pretti
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che Pretti fosse armato di una Sig Sauer P320 calibro 9 mm, una pistola molto diffusa e utilizzata anche da forze armate e di polizia negli Stati Uniti. Il Minnesota Star Tribune sottolinea però che, pur avendo Pretti il porto d’armi, non è stato dimostrato che l’arma mostrata in una foto pubblicata sui social dal Dipartimento fosse effettivamente la sua. Il quotidiano di Minneapolis ricorda inoltre che anche gli agenti federali, compresi quelli dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), così come molte forze dell’ordine statali e locali, utilizzano la stessa P320.
Minneapolis, chi era Alex Jeffrey Pretti
I familiari hanno identificato la vittima come Alex Jeffrey Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento per i veterani. Era descritto come una persona profondamente attenta agli altri e molto preoccupata per la stretta sull’immigrazione voluta dal presidente Donald Trump nella sua città. Amava le attività all’aria aperta e le avventure con Joule, il suo cane di razza Catahoula Leopard, recentemente scomparso. Aveva partecipato alle proteste seguite all’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’Ice all’inizio di gennaio.
Minneapolis, le parole della famiglia Pretti
«Si preoccupava molto delle persone ed era profondamente turbato da ciò che stava accadendo a Minneapolis e negli Stati Uniti con l’Ice, come milioni di altre persone», ha detto il padre Michael Pretti. «Riteneva che protestare fosse un modo per mostrare solidarietà agli altri», ha aggiunto. Pretti era nato in Illinois ed era cittadino americano. Come nel caso di Good, i documenti giudiziari indicano che non aveva precedenti penali. La famiglia ha riferito che non aveva mai avuto problemi con le forze dell’ordine, a eccezione di alcune multe stradali. I genitori, residenti in Wisconsin, gli avevano raccomandato prudenza durante le manifestazioni: «Gli abbiamo detto di protestare pure, ma senza farsi coinvolgere e senza fare sciocchezze», ha raccontato il padre. «Lui ha risposto che lo sapeva».
Pretti, la richiesta di aiuto del sindaco di Minneapolis e le tensioni in città
Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha annunciato di aver formalmente richiesto l’assistenza della Guardia Nazionale per supportare il dipartimento di polizia cittadino. Ha spiegato che la comunità è stanca e ha bisogno di ulteriore sostegno, riconoscendo che la popolazione è arrabbiata e traumatizzata: «Va avanti da settimane», ha detto, avvertendo che la città soffrirà se si verificheranno danni o distruzioni. In precedenza Frey aveva chiesto pubblicamente quante altre persone dovessero morire o rimanere gravemente ferite prima della fine di queste operazioni, accusando l’amministrazione di anteporre una narrazione politica ai valori americani e sollecitando Trump a porre fine all’intervento.
Uccisione di Pretti, veglie e manifestazioni negli Stati Uniti
Numerose persone si sono radunate a Minneapolis nel luogo dell’uccisione di Pretti, all’incrocio tra Nicollet Avenue e W 26th Street, a sud del centro. I manifestanti, nonostante il freddo, hanno cantato «Ice fuori da Minneapolis», sventolando bandiere statunitensi e cartelli artigianali. Poco più avanti, lungo Nicollet Avenue, la folla ha reso omaggio nel punto esatto in cui il 37enne è stato ucciso. Anche a Manhattan centinaia di persone si sono riunite in solidarietà: a Union Square i manifestanti hanno marciato con cartelli come «abolire l’Ice» e «fermare il terrore dell’Ice».
Uccisione di Pretti a Minneapolis, la ricostruzione del New York Times
Secondo l’analisi del New York Times, i video disponibili contraddicono la versione dei funzionari federali, che avevano parlato di un Pretti avvicinatosi agli agenti della Border Patrol con una pistola e l’intento di «massacrarli». Le immagini mostrano invece Pretti che si frappone tra una donna e un agente intento a spruzzarle spray al peperoncino. Successivamente anche Pretti viene colpito dallo spray, mentre tiene un telefono in una mano e nulla nell’altra, e viene atterrato. Dai filmati risulta che l’arma è stata rinvenuta solo dopo che l’uomo era stato immobilizzato sul marciapiede.
La posizione dell’amministrazione Trump
La segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha ribadito il pieno sostegno dell’amministrazione Trump all’agente della Border Patrol coinvolto nella sparatoria mortale, attribuendo la responsabilità dell’accaduto alla vittima e definendo «violento» il comportamento di Pretti. In una conferenza stampa alla sede della Fema a Washington, Noem ha dichiarato che «un individuo si è avvicinato agli agenti della U.S. Border Patrol con una pistola semiautomatica calibro 9 mm» e che, durante il tentativo di disarmarlo, avrebbe reagito in modo aggressivo. «Temendo per la propria vita e per quella dei colleghi, un agente ha sparato colpi difensivi», ha affermato. Noem ha aggiunto che Pretti è stato dichiarato morto sul posto, che aveva con sé due caricatori con decine di proiettili e che era privo di documenti di identità, sostenendo che «sembra una situazione in cui un individuo è arrivato con l’intento di causare il massimo danno e uccidere le forze dell’ordine».


