Alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, davanti al Capo dello Stato, esplode lo scontro tra Governo e magistratura sulla separazione delle carriere. D’Ascola richiama la tutela di autonomia e indipendenza, Nordio replica: «Blasfemo dire che la riforma le metta a rischio»
La riforma costituzionale della Giustizia sulla separazione delle carriere, che sarà sottoposta al giudizio degli elettori nel referendum confermativo del 22 e 23 marzo, è sempre più tema di scontro tra Nordio e i magistrati e torna al centro del dibattito istituzionale nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. Alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei presidenti delle Camere, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, gli interventi ufficiali riflettono tutte le tensioni legate al tema.
Ad aprire i lavori è il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, che presenta la relazione sull’attività svolta nel corso dell’anno. Seguono gli interventi del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, del ministro della Giustizia Carlo Nordio, del procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta, dell’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e del presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco.
Duello tra Nordio e i magistrati alla cerimonia in Cassazione
È proprio D’Ascola a richiamare per primo la necessità di un confronto costruttivo tra istituzioni, auspicando che sia «coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia». Un riferimento esplicito alla riforma varata dal Governo, rispetto alla quale il primo presidente sottolinea che «la preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale».
D’Ascola ribadisce inoltre che, in una Costituzione fondata sul principio di uguaglianza sostanziale, la magistratura svolge la propria funzione affinché la legge sia davvero uguale per tutti: «La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale».
Duello tra Nordio e i magistrati sulla riforma delle carriere
Non tarda ad arrivare la replica del ministro della Giustizia Carlo Nordio, principale artefice del disegno di legge costituzionale che prevede la separazione netta tra giudici e pubblici ministeri, il raddoppio del Csm e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare. Il Guardasigilli respinge con fermezza le critiche: «Ritengo blasfemo sostenere che la riforma tenda a minare il principio di indipendenza e di autonomia delle toghe».
Nordio guarda poi al possibile esito del referendum: «Se vincerà il No resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione. Se invece vincerà il Sì, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l’avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative».
Duello tra Nordio e i magistrati: Gaeta denuncia uno scontro inaccettabile
Nel clima solenne del Palazzaccio, dietro i toni misurati del ministro, emerge chiaramente una tensione palpabile. Lo scontro tra magistratura e politica resta il vero convitato di pietra della cerimonia. A renderlo esplicito è il procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta: «Lo scontro, perché come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico».
Sulla stessa linea il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, che richiama tutti alla responsabilità: «La delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini». Secondo Pinelli, è fondamentale scongiurare questo rischio, favorendo il dialogo e il rispetto reciproco.
Duello tra Nordio e i magistrati: il richiamo alla leale collaborazione
Pinelli insiste sull’importanza della leale collaborazione tra i poteri dello Stato, definendola complementare al principio di separazione: «È davvero necessario che gli attori istituzionali prestino ossequio a quel principio di leale collaborazione che è speculare al principio di separazione dei poteri».
Pur riconoscendo alla politica il compito di dettare le regole, il vicepresidente del Csm avverte che non devono essere assunte posizioni tali da svilire il ruolo centrale che la Costituzione assegna alla magistratura. E ricorda il sacrificio di tanti magistrati caduti nella lotta contro terrorismo, mafia ed eversione: «Essere magistrato – ha aggiunto -, in Italia, ha significato offrire un contributo essenziale per la stessa tenuta democratica».
Duello tra Nordio e i magistrati: giustizia, sicurezza e nuovi reati
Nel suo intervento, Nordio traccia un quadro in lieve miglioramento dello stato della giustizia italiana, sottolineando le oltre duemila assunzioni tra magistrati e personale amministrativo per colmare le carenze di organico. Respinge inoltre l’accusa di panpenalismo legata ai recenti decreti sicurezza: «Nell’ambito del diritto penale non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori».
Il ministro spiega che le nuove norme mirano invece a colmare vuoti di tutela di fronte a fenomeni gravi come violenze, soprusi, frodi e nuove forme di criminalità legate all’uso improprio delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale.
Nordio e i magistrati: femminicidi, lavoro e carcere
D’Ascola richiama l’attenzione su alcune emergenze sociali che coinvolgono direttamente il sistema giudiziario: «I reati di violenza in danno delle donne con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione, fonte di insicurezza e instabilità, del mondo del lavoro, che reca con sé il tragico bilancio di morti e infortuni sul lavoro, la piaga dei suicidi in carcere».
Il primo presidente evidenzia come carcere e povertà crescenti pongano al centro il tema della dignità umana, «che viene offesa insopportabilmente nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato».
Nordio e i magistrati: i dati positivi sull’arretrato
Sul fronte dell’efficienza giudiziaria, il procuratore generale Gaeta fornisce dati incoraggianti. «Il settore penale, nella sua interezza, ha già conseguito, con largo anticipo, l’obiettivo di riduzione (- 25%) della durata del processo penale fissato per il 30 giugno 2026 dal Piano nazionale di ripresa e resilienza».
Nel civile, prosegue Gaeta, «è praticamente conseguito l’obiettivo finale di riduzione dell’arretrato (- 90%)» e appare alla portata anche la riduzione dei tempi del 40%. Risultati che, secondo il pg, dimostrano come «la magistratura italiana ha colto pienamente le opportunità di modernizzazione e di innovazione dischiuse dall’attuazione del Pnrr».


