Il rinvio di 24 ore potrebbe essere utile al dialogo tra governo e Quirinale per cercare un allineamento sui provvedimenti più spinosi contenuti nel nuovo pacchetto Sicurezza, come il fermo preventivo e lo scudo penale per le Forze dell’ordine
Un rinvio tecnico di 24 ore per mettere a punto le norme del nuovo decreto Sicurezza. E così il Consiglio dei ministri in programma per domani slitta di un giorno. Si svolgerà, salvo sorprese, giovedì alle 17. Poi Giorgia Meloni volerà a Milano per la cena inaugurale delle Olimpiadi invernali organizzata dal Cio.
Il rinvio tecnico di 24 prima di varare le norme potrebbe essere utile al dialogo tra gli uffici legislativi del governo e quelli del Quirinale per cercare un allineamento sui provvedimenti più spinosi contenuti nel nuovo pacchetto Sicurezza, come il fermo preventivo e lo scudo penale per le Forze dell’ordine.
La consapevolezza, ragiona una fonte di maggioranza, è che il Colle si muoverà secondo i principi e paletti della Costituzione. Il canale di dialogo tra l’esecutivo e il Quirinale è aperto da settimane sul dossier. “C’è ottimismo per le norme contro la criminalità e per sostenere le forze dell’ordine. Il pacchetto sicurezza, tra decreto e disegno di legge, saprà offrire nuovi strumenti per difendere gli italiani perbene e prevenire scene scandalosecome quelle viste pochi giorni fa a Torino”, ha fatto sapere la Lega in serata.
Sicurezza, si pensa al decreto legge
L’orientamento del governo è quello di inserire in un decreto legge le misure considerate più ‘urgenti’ sul tema della sicurezza, dal fermo preventivo di “persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento” di una manifestazione al potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani; dal rafforzamento delle forze di polizia alla non iscrizione nel registro degli indagati degli agenti che agiscono per legittima difesa. Ma le norme dovranno passare il vaglio del Colle, da qui il lavoro certosino in corso nell’esecutivo.
La richiesta che sarebbe arrivata anche dalla premier Giorgia Meloni è quella di dare subito un segnale per fermare le violenze nelle manifestazioni ma con misure a prova di ‘costituzionalità’. Nel provvedimento d’urgenzadovrebbero rientrare le misure ‘anti-coltelli’ e quelle per la prevenzione della violenza giovanile, ma nell’esecutivo c’è chi spinge affinché ci sia un’approvazione rapida anche per le altre, come il fermo preventivo e le tutele per le forze dell’ordine.
Sicurezza, la Lega: «Cauzione per gli organizzatori di manifestazioni»
E torna a intervenire la Lega, per la quale «tra le misure necessarie, c’è anche quella del “chi sbaglia paga”. Chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999 quando organizzò
una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi Torino».
Sicurezza, Provenzano (Pd): «Nessun voto, si sfidano le opposizioni»
Il deputato e responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano, a Coffee Break su La 7 alla domanda se ci sarà un voto su una mozione unitaria sulla sicurezza, è negativo: «No, non ci sarà, ma non per nostra responsabilità. Oggi il ministro Piantedosi sarà in Aula, farà un’informativa e l’informativa non prevede un voto. Se avessero voluto il voto ne avremmo discusso in capigruppo, si sarebbe trasformata in una comunicazione, si sarebbe discusso insieme di cosa inserire nella risoluzione. Mi pare invece che siamo agli annunci, al tentativo di sfidare le opposizioni, non si capisce poi su cosa».
Sicurezza, il vertice a palazzo Chigi e il doppio binario
I provvedimenti saranno comunque sul tavolo di palazzo Chigi mercoledì alla riunione del Consiglio dei ministri. Questa mattina un vertice convocato dalla presidente del Consiglio – in collegamento il vicepremier Antonio Tajani, presenti il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia), i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano e i vertici delle forze dell’ordine – è servito a fare un nuovo punto sul pacchetto da tempo approntato dal Viminale. Si tratta di un ‘doppio binario‘: un decreto legge e un disegno di legge, frutto di un’intesa politica già raggiunta nella maggioranza. “Non è la cronaca a dettare l’agenda, è la cronaca che ha confermato la validità delle norme studiate”, spiega una fonte di governo.
Sicurezza, dubbi e complessità sulle misure
Ma la discussione durante il vertice ha riguardato anche le modalità ‘tecniche’delle misure. Sul fermo preventivo, ad esempio, il capogruppo di FI al Senato, Maurizio Gasparri, ha argomentato che “già adesso un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che sia in un commissariato e non allo stadio”. La possibilità di obbligare gli organizzatori di una manifestazione a versare una cauzione? “È una misura complicata da attuare”, ha sostenuto. Argomentazioni sollevate durante la riunione a palazzo Chigi e affrontate poi durante una riunione dei tecnici che stanno lavorando al dossier. “Nessuno stop ad alcuna idea, ma occorre una copertura giuridica forte“, hanno sottolineato fonti parlamentari azzurre. Il timore, insomma, è che non tutte le norme potrebbero incassare il semaforo verde di una stretta corrispondenza ‘costituzionale‘.
Sicurezza, le richieste della Lega per il decreto legge
Fatto sta che il partito di via Bellerio incalza: devono essere inserite nel dl “le norme più a cuore per la Lega“, ovvero “la stretta sui coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, lo sgombero di tutte le case occupate e non soltanto delle prime”. Ed ancora: il rafforzamento del taser anche nelle cittàche non lo hanno, dell’incremento dell’operazione strade sicure (dagli attuali 6100 militari a 10mila), la cauzione da chiedere a chi organizza manifestazioni. Sulla quale, però, permangono dubbi.
Sicurezza, risoluzione di maggioranza e appello bipartisan
Un perimetro delle misure che arriveranno mercoledì si potrebbe avere dalla risoluzione di maggioranza che le forze che sostengono il governo prepareranno nelle prossime ore. Tra Camera e Senato si sta infatti discutendo della possibilità di ‘trasformare’ l’informativa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sugli incidenti al corteo di Torino contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna in comunicazioni in Aula del responsabile del Viminale. Eventualità che presupporrebbe un voto. Che la premier Giorgia Meloni e tutto il governo auspicano sia bipartisan – come da appello rivolto dalla presidente del Consiglio – ovvero che si arrivi alla presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza. “È la prova del nove, si capirà chi veramente ha intenzione di sostenere le forze dell’ordine e di tenere all’incolumità dei cittadini“, la ‘sfida’ della maggioranza all’opposizione lanciata dopo il vertice.
Sicurezza, la reazione delle opposizioni all’appello
“La premier Giorgia Meloni e il governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, in questa delicata fase anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale“, recita la nota di palazzo Chigi. Un appello che per il momento le opposizioniaccolgono con freddezza: nessuna delega in bianco al governo su norme “repressive” – è la linea che accomuna le forze di minoranza – e, soprattutto, nessuna strumentalizzazione.


