Scaduto l’accordo New START fra Stati Uniti e Russia, ed è la prima volta in mezzo secolo che le due superpotenze non hanno limiti nella proliferazione. L’Onu: “Grave per la sicurezza mondiale”
ROMA – Con la scadenza del New Start, il mondo rientra ufficialmente in un’era che pensava di aver archiviato: quella senza freni agli arsenali nucleari delle superpotenze. Per António Guterres è un “momento grave per la pace e la sicurezza internazionale”. Il segretario generale delle Nazioni Unite invita Stati Uniti e Russia a tornare subito al tavolo e firmare un nuovo accordo.
È la prima volta da oltre mezzo secolo che Washington e Mosca – insieme detentrici di più dell’80% delle testate nucleari globali – non sono vincolate da limiti giuridicamente obbligatori. Un vuoto che arriva nel peggior momento possibile: tensioni globali alte, guerra in Ucraina in corso e il rischio di un impiego nucleare che torna ai livelli più pericolosi degli ultimi decenni.
Armi nucleari: un segnale che mette tutti in allarme
Il New Start, firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev, aveva fissato il tetto a 1.550 testate strategiche schierate per ciascuna parte, riducendo gli arsenali di circa il 30% rispetto ai limiti precedenti. Un pilastro del controllo degli armamenti che ora cade, trascinando con sé anche l’equilibrio del Trattato di non proliferazione del 1970, fondato sulla promessa – sempre più fragile – che le potenze nucleari avrebbero lavorato in buona fede verso il disarmo.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Medvedev ha parlato di un segnale che dovrebbe “mettere tutti in allarme”. Obama ha avvertito che la fine del trattato rischia di aprire una nuova corsa agli armamenti, rendendo il mondo meno sicuro. E Guterres ha ribadito che decenni di progressi sul controllo nucleare sono stati smantellati proprio mentre la stabilità globale si incrina.
Armi nucleari, l’invasione dell’Ucraina ha congelato ogni prospettiva
Joe Biden aveva prorogato il New Start per cinque anni dopo la vittoria del 2020, ma l’invasione russa dell’Ucraina ha congelato ogni prospettiva di rinnovo. Donald Trump, da parte sua, non ha mai nascosto l’avversione ai vincoli internazionali, arrivando perfino a evocare una ripresa dei test nucleari. Eppure, quando Vladimir Putin propose una semplice estensione di un anno, Trump la definì “una buona idea” senza però tradurla in negoziati concreti.
Secondo diversi osservatori, più che l’ideologia ha pesato il vuoto operativo: un’amministrazione in cui la diplomazia professionale è stata marginalizzata, lasciando senza motore un processo complesso come quello del controllo degli armamenti.
Armi nucleari, Mosca prende atto della nuova realtà
Mosca intanto prende atto della nuova realtà. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che entrambe le parti non sono più vincolate da obblighi simmetrici, promettendo però un approccio “responsabile e prudente”, salvo reagire con contromisure “decise” se la sicurezza nazionale fosse minacciata.
Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha rilanciato la linea di Trump: nessun nuovo accordo senza la Cina. Pechino, ha ricordato, sta espandendo rapidamente il proprio arsenale, pur restando ancora distante dai numeri di Russia e Stati Uniti. Oggi conta circa 550 lanciatori strategici, contro gli 800 previsti dal New Start per le due superpotenze. Francia e Regno Unito, insieme, ne hanno poco più di cento. Il problema è che, nel frattempo, il contatore del disarmo si è fermato.
Fonte Agenzia Dire


