Annamaria Frustaci: le ragioni del NO al referendum sulla Giustizia

Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro e componente della segreteria nazionale di Unicost ospite del podcast “Fuori dalla caverna” di Alessandro Russo

Il referendum sulla riforma della Giustizia del 22 e 23 marzo è stato il cuore della nuova puntata di “Fuori dalla caverna”, il podcast di Alessandro Russo. Ospite Annamaria Frustaci, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro e componente della segreteria nazionale di Unicost, che ha illustrato con chiarezza le ragioni del NO.

Al centro del confronto, una riforma che – secondo Frustaci – presenta criticità profonde. La separazione delle carriere, ha spiegato, rischia di trasformare le Procure in strutture esclusivamente orientate alla ricerca di prove a carico dell’imputato, alterando l’equilibrio tra accusa e garanzia. A questo si aggiunge il nodo del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno della magistratura: un meccanismo che, lungi dal rafforzare l’indipendenza, potrebbe comprometterla.

Referendum, Frustaci: l’autonomia non è un privilegio corporativo

L’autonomia della magistratura, ha ricordato la pm, non è un privilegio corporativo ma una tutela per i cittadini: serve ad assicurare decisioni uniformi, sottratte a pressioni e condizionamenti. Senza un organo capace di fare da scudo – non ai magistrati, ma al principio di uguaglianza davanti alla legge – il rischio è quello di creare nuove aree di intoccabilità.

È dunque fuorviante sostenere che i magistrati temano il sorteggio per conservare posizioni di potere. La questione centrale è la rappresentatività. I magistrati, come ogni comunità professionale chiamata ad autogovernarsi, devono poter scegliere chi li rappresenta. Del resto, quale cittadino accetterebbe di vedere il sindaco della propria città estratto a sorte?

Referendum, Frustaci: il sorteggio non elimina le correnti ma rafforza il controllo della politica sui magistrati

Il sorteggio, inoltre, non eliminerebbe il correntismo: ne muterebbe semplicemente la forma. Potrebbe anzi rafforzare il controllo della politica sugli organi di autogoverno. Il sorteggio puro dei membri togati impedirebbe di selezionare i componenti del CSM sulla base di esperienza e competenza, mentre la componente laica continuerebbe a essere indicata dalla politica, potenzialmente attraverso meccanismi di selezione “pilotata”. Il risultato sarebbe un incremento dell’influenza politica su nomine, carriere e organizzazione degli uffici giudiziari.

Nel corso della puntata, Frustaci ha inoltre smontato – dati alla mano – alcune narrazioni ricorrenti: che i magistrati lavorino poco; che la separazione delle carriere riduca automaticamente gli errori giudiziari; che il sistema disciplinare sia autoreferenziale e autoassolutorio. Affermazioni, ha sostenuto, prive di riscontri oggettivi o comunque gravemente semplificatorie.

Referendum, Frustaci: ma se non garantisce maggiore efficienza ai processi, allora a cosa serve?

Resta allora una domanda politica, prima ancora che tecnica. Se – come affermato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio – il referendum non è destinato a migliorare l’efficienza del sistema né ad accelerare i processi, quale sarebbe la sua vera finalità? La risposta, suggerisce Frustaci, si cela in un interrogativo ripetuto con insistenza dai sostenitori della riforma: “Chi controlla la magistratura?”.

Il timore, conclude, è che – riforma dopo riforma, forzatura costituzionale dopo forzatura – la risposta a quella domanda si traduca in un progressivo tentativo di controllo politico su uno dei poteri fondamentali dello Stato.

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