Il potere e il genio: a Roma la mostra che racconta come Bernini e Urbano VIII inventarono il Barocco

A Palazzo Barberini un’ampia esposizione ripercorre il rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Papa Urbano VIII, mostrando come il dialogo tra artista e pontefice abbia plasmato il volto della Roma seicentesca e segnato la nascita del linguaggio barocco

Nella Roma del Seicento arte e potere parlavano la stessa lingua. È da questa consapevolezza che prende avvio la grande mostra “Bernini e i Barberini”, che riporta al centro della scena uno dei rapporti più fecondi della storia culturale europea: quello tra il più celebre artista del suo tempo e il pontefice che ne intuì il talento trasformandolo in strumento di visione politica e religiosa. L’esposizione è realizzata nel quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626).

Dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 l’esposizione ricostruisce, attraverso opere, documenti e confronti, la stagione in cui la città divenne un laboratorio creativo senza precedenti, capace di definire un nuovo linguaggio destinato a diffondersi ben oltre i confini dello Stato pontificio: sei sezioni, oltre 70 opere tra sculture, dipinti, disegni, modelli e documenti provenienti da musei e collezioni.

Un’alleanza che cambia la storia dell’arte

Il percorso mette in luce come il legame tra Bernini e Maffeo Barberini — eletto papa nel 1623 — non fu soltanto un rapporto di committenza, ma una vera collaborazione intellettuale. Il pontefice vide nell’artista l’interprete ideale di un progetto culturale che mirava a rafforzare l’immagine della Chiesa attraverso la forza persuasiva delle arti, mentre Bernini trovò nel sostegno papale le condizioni per sperimentare e affermarsi come protagonista assoluto della scena romana.

Attraverso questa relazione si definisce un’idea nuova di arte pubblica, capace di coinvolgere lo spettatore sul piano emotivo e spirituale, e si gettano le basi di quel linguaggio scenografico e dinamico che oggi identifichiamo con il Barocco.

Opere e contesto per leggere un’epoca

La mostra riunisce prestiti provenienti da musei e collezioni, proponendo un racconto che intreccia produzione artistica e contesto storico. Accanto ai capolavori emergono materiali utili a comprendere i meccanismi della committenza, le strategie di autorappresentazione della famiglia Barberini e il clima culturale della Roma post-tridentina.

Non si tratta quindi soltanto di celebrare un grande maestro, ma di restituire la complessità di un sistema in cui arte, politica e religione erano strettamente connesse e concorrevano alla costruzione dell’immagine della città come capitale simbolica della cristianità.

Rileggere le origini del Barocco

Uno dei meriti dell’esposizione è quello di invitare a ripensare le origini del Barocco non come semplice evoluzione stilistica, ma come risultato di precise scelte culturali. Il dialogo tra Bernini e Urbano VIII appare qui come il motore di una trasformazione che coinvolge architettura, scultura e arti visive, ridefinendo il ruolo dell’artista nella società.

Visitare la mostra significa entrare nel cuore di una stagione in cui la creatività individuale e la visione politica si incontrano, lasciando un’impronta ancora percepibile nel volto di Roma e nell’immaginario occidentale.

Anna De Angelis
Anna De Angelis
Inseguo l'arte in tutte le sue espressioni. Anche quella di critica e di giornalista.

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