Petrecca si dimette: la parabola del meloniano di ferro tra gaffe e accuse

Dalle gaffe olimpiche alla citazione del Vangelo di Matteo: le dimissioni del direttore di Rai Sport chiudono una crisi che covava da mesi e riaprono il nodo politico e aziendale del servizio pubblico

Paolo Petrecca alla fine si dimette. C’è sempre un momento in cui la narrazione sfugge di mano. Per Paolo Petrecca quel momento ha avuto il ritmo solenne della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e la brutalità in tempo reale dei social. La diretta olimpica, costellata di errori e gaffe, è diventata in poche ore un caso nazionale.

Ma fermarsi alla “figuraccia” sarebbe comodo. Come ricostruito anche dal Corriere della Sera, la crisi non nasce quella sera: la redazione aveva già sfiduciato il direttore più volte, respingendone il piano editoriale e denunciando una frattura profonda Petrecca si dimette da direttor…. La telecronaca è stata il detonatore, non l’esplosivo.

Petrecca si dimette, una sfiducia lunga mesi

La scelta di lasciare l’incarico — formalmente al termine dei Giochi — è l’epilogo di una tensione stratificata. Tre sfiducie in pochi mesi non sono un incidente di percorso: sono un giudizio politico-professionale.

La Rai ha comunicato l’uscita preservando la continuità fino alla fine delle Olimpiadi. Una soluzione ordinata nella forma, meno nella sostanza. Perché quando la fiducia è evaporata, la continuità rischia di suonare come accanimento istituzionale.

Nel frattempo, la responsabilità passa (provvisoriamente) a Marco Lollobrigida. Una transizione che dovrà dimostrare se si tratta di semplice gestione dell’emergenza o dell’inizio di una fase diversa.

Petrecca si dimette: Usigrai e il conto alla governance

“Apprendiamo da fonti di agenzia la notizia delle dimissioni del Direttore di Rai Sport. Una decisione che segue la grande mobilitazione delle colleghe e dei colleghi di Rai Sport e di Usigrai, al loro fianco in questi giorni di protesta insieme con le altre testate e redazioni. Paolo Petrecca si è assunto le sue responsabilità. Non così i vertici aziendali, principali responsabili della scelta di affidare, e confermare, la gestione della testata sportiva nell’anno delle Olimpiadi a un direttore sfiduciato per tre volte in pochi mesi dalle redazioni. Scelte che hanno portato come conseguenza enormi danni all’immagine e alla reputazione dell’azienda, e di chi ci lavora, che resteranno anche dopo le dimissioni di Petrecca. Ci chiediamo: chi ripagherà la Rai, e i suoi dipendenti, per questi danni?”. Così l’Esecutivo Usigrai in una nota.

La domanda è semplice e bruciante: chi risponde delle scelte che hanno portato a confermare un direttore già sfiduciato nell’anno più delicato, quello delle Olimpiadi? In un’azienda pubblica, la responsabilità non può essere selettiva. Se lo è, diventa un problema sistemico.

Petrecca si dimette, l’opposizione e l’ombra di “Telemeloni”

Petrecca è l’emblema di Telemeloni e del metodo con cui il Governo ha privilegiato logiche di appartenenza e vicinanza politica rispetto al merito e alla valorizzazione delle professionalità interne al servizio pubblico televisivo. Un’impostazione che ha finito per indebolire l’autorevolezza dell’informazione e più in generale dell’intero sistema Rai. Ora serve una vera discontinuità. Non si può continuare con il meccanismo del ‘rimuovere per promuovere’ o con semplici ricollocazioni interne. Il servizio pubblico ha bisogno di trasparenza, competenza e indipendenza, non di operazioni di facciata”. Così il capogruppo del Pd nella commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano. Il rischio, per il servizio pubblico, è sempre lo stesso: perdere autorevolezza mentre si difende l’equilibrio delle nomine.

Petrecca si dimette: «Uno di voi mi tradirà», il Vangelo come post scriptum

E poi c’è il dettaglio che trasforma una crisi aziendale in racconto simbolico. Su Instagram, Petrecca ha citato il Vangelo di Matteo, evocando il passo in cui Gesù annuncia il tradimento di Giuda: «Uno di voi mi tradirà».

Paolo Petrecca dice la sua: richiama il passo 26,20-29 del Vangelo di Matteo, nel quale Gesù annuncia il tradimento di Giuda durante l’Ultima cena. «Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici – recita il passo richiamato da Petrecca – Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”».

Una frase che suona come un’accusa implicita, un richiamo al tradimento interno, un messaggio destinato a qualcuno. Ma il servizio pubblico non è un cenacolo e non vive di metafore evangeliche. Vive — o dovrebbe vivere — di credibilità.

Invocare Giuda significa spostare il baricentro dal merito professionale al dramma personale. È una scelta comunicativa potente, ma rischiosa: perché suggerisce che la caduta sia frutto di congiure, non di errori.

Petrecca si dimette: rito espiatorio o svolta reale?

Le dimissioni chiudono un capitolo, ma non sciolgono il nodo. Se la lezione resterà confinata alla singola telecronaca, tutto tornerà come prima. Se invece diventerà occasione per ridefinire criteri, metodo e trasparenza, allora questa vicenda avrà avuto un senso.

Le Olimpiadi avrebbero dovuto essere la vetrina migliore della Rai. Sono diventate il suo stress test. Petrecca paga per primo. Ma la vera prova comincia adesso: capire se il servizio pubblico saprà trasformare un presunto tradimento in un atto di responsabilità collettiva.

Altrimenti resterà solo un’eco biblica nei corridoi di viale Mazzini. E un microfono che, invece di raccontare lo sport, ha raccontato le fragilità di chi lo impugnava.

Luca Messi
Luca Messi
Giornalista per curiosità, autore per passione, impegnato per vocazione. Vive diviso tra il desiderio di cambiare il mondo e quello di goderselo così com'è

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