Decreto Caivano e famiglia nel bosco: il doppio standard di Giorgia

Governo Meloni: dal carcere e la patria potestà tolta ai genitori che non mandano i figli a scuola all’attacco ai giudici che si occupano del caso della famiglia Birmingham-Trevallion

Da Caivano alla “famiglia nel bosco” il passo è breve, anzi è un vero e proprio dietrofront. C’è una storia apparentemente surreale che in questi giorni attraversa il dibattito politico italiano, sulla quale ciascuno può esprimere la propria opinione. Ma, come osserva Francesco Cancellato in un editoriale pubblicato su Fanpage.it, la vicenda dice molto più di quanto sembri su come funziona oggi la politica del governo guidato da Giorgia Meloni, oggi tutta tesa a strumentalizzare qualunque cosa pur di far prevalere i Sì in vista di un referendum in cui i NO sembrano in forte ascesa,

Giorgia e il Decreto Caivano (prima della famiglia nel bosco): carcere e niente patria potestà a chi non manda i figli a scuola

Prima di riportare il ragionamento del direttore di Fanpage, bisogna però fare un passo indietro. E fissare una data e delle dichiarazioni.

Il 7 settembre 2023, Giorgia Meloni presentò in conferenza stampa il decreto Caivano. Un decreto che prevede, tra le altre cose, fino a due anni di carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola, con l’introduzione del reato di “inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori”.

Meloni, in quella conferenza stampa, disse testualmente: “Ho scoperto che per chi non manda propri figli a scuola la pena è di 30 euro, una volta sola. Ora si rischieranno due anni di carcere e la potestà genitoriale. In Italia c’è l’obbligo scolastico e deve essere garantito”.

Il “Decreto Caivano” prende il nome dal comune di Caivano, in provincia di Napoli, luogo in cui nell’estate del 2023 si sono verificati gravi episodi di cronaca, tra cui lo stupro di due cuginette nel Parco Verde, da parte di un gruppo di minorenni, che hanno spinto il governo ad agire con urgenza. 

Decreto Caivano, Giorgia e la storia surreale della famiglia nel bosco

Nel suo pezzo — “La storia surreale della famiglia nel bosco spiega perfettamente cosa sia il governo Meloni” — Cancellato parte da un fatto concreto. Una famiglia che vive isolata in una casa nel bosco, con tre bambini che non frequentano la scuola e crescono lontani da qualsiasi contatto con il mondo esterno. Quando il tribunale per i minorenni decide di intervenire per valutare la situazione dei figli e attivare i servizi sociali, la vicenda diventa improvvisamente un caso politico nazionale.

La presidente del Consiglio reagisce dichiarandosi “senza parole” di fronte alla decisione dei giudici, denunciando il trauma provocato ai bambini e criticando implicitamente l’intervento della magistratura. È qui che emerge la contraddizione che Cancellato mette al centro della sua analisi.

Decreto Caivano, la famiglia del bosco e i due pesi e le due misure di Giorgia

Nel 2023 lo stesso governo aveva fatto approvare un provvedimento simbolicamente durissimo sul tema dell’istruzione dei minori: il cosiddetto decreto Caivano. Una misura nata sull’onda emotiva di un grave fatto di cronaca e che introduce, tra le altre cose, un nuovo reato legato all’abbandono scolastico. In quel contesto il messaggio politico era stato chiarissimo: se i genitori non mandano i figli a scuola, lo Stato deve intervenire e può arrivare perfino alla sanzione penale.

La linea era quella del pugno duro. Nessuna ambiguità, nessuna indulgenza. Lo Stato che tutela i minori contro l’irresponsabilità degli adulti.

Eppure la storia della famiglia nel bosco racconta una situazione che, almeno in apparenza, sembra rientrare proprio in quel perimetro. Bambini che non frequentano la scuola, isolati dalla società, cresciuti secondo una scelta radicale dei genitori. Proprio il tipo di situazione che la retorica del decreto Caivano voleva impedire.

Decreto Caivano e la famiglia nel bosco: quando interviene il Tribunale si attiva la propaganda di Giorgia

Ma quando il tribunale interviene, il registro politico cambia completamente. La preoccupazione non è più l’istruzione negata ai minori, né il loro diritto a crescere in un contesto sociale normale. Il problema diventa l’intervento dei giudici, la presunta rigidità delle istituzioni, il rischio che lo Stato “strappi” i figli alla madre.

Scrive Cancellato su Fanpage: «C’è una donna australiana residente in Italia, Catherine Birmingham che ha tre figli e che decide – mettendolo nero su bianco sul suo sito internet – che non debbano avere alcuna istruzione se non quella guidata dai soli interessi del minore e che il legame dei suoi figli coi coetanei porterebbe loro a depressione ansia stress e suicidio. Per questo, assieme al marito, l’inglese Nathan Trevallion, isola i tre bambini in una casa nel bosco senza acqua, luce e servizi igienici; rifiutando ogni controllo medico, evitando ogni contatto dei bambini con i loro coetanei, tanto che i bambini non sapevano né leggere, né scrivere e a malapena conoscevano la lingua italiana». 

Il punto non è stabilire chi abbia ragione nel merito della vicenda — compito che spetta ai tribunali e ai servizi sociali — ma osservare la metamorfosi del discorso politico. È proprio questo slittamento che Cancellato descrive come emblematico del metodo di governo di Meloni.

Decreto Caivano e famiglia nel bosco, da un lato fermezza, dall’altro libertà: come si attaccano i giudici

Da una parte la fermezza legislativa, spesso annunciata con toni durissimi quando un fatto di cronaca consente di rafforzare l’immagine di uno Stato severo. Dall’altra una improvvisa difesa della libertà familiare quando una decisione della magistratura diventa l’occasione per alimentare il conflitto con i giudici. La coerenza, in questo schema, sembra passare in secondo piano rispetto all’utilità politica del momento, vale a dire la vittoria al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

Il caso della famiglia nel bosco arriva infatti in un clima già teso nei rapporti tra governo e magistratura. Negli ultimi mesi l’esecutivo ha intensificato le critiche al potere giudiziario e sostiene con forza la necessità di riformarne l’autogoverno. In questo contesto, ogni decisione giudiziaria controversa rischia di diventare immediatamente materia di scontro politico.

È il meccanismo che Cancellato individua con chiarezza: il fatto di cronaca diventa il detonatore di una narrazione più ampia. La vicenda individuale si trasforma in simbolo di qualcosa di più grande — lo Stato che opprime, i giudici che decidono sulla vita delle famiglie, le istituzioni che interferiscono nella sfera privata.

Decreto Caivano e famiglia nel bosco, una metafora di come funziona il dibattito pubblico

In questa narrazione, però, resta sospesa la domanda più semplice: perché una situazione che fino a ieri avrebbe giustificato l’intervento punitivo dello Stato oggi diventa la prova dell’eccesso di potere della magistratura?

È una domanda che riguarda la coerenza delle politiche pubbliche, ma anche il modo in cui la politica usa le storie individuali. Perché il rischio, quando la cronaca diventa strumento di battaglia politica, è che i principi cambino a seconda della convenienza del momento. E allora la storia della famiglia nel bosco, come suggerisce provocatoriamente Cancellato, smette di essere solo una vicenda isolata. Diventa una metafora del modo in cui funziona oggi il dibattito pubblico: leggi severe quando servono a dimostrare forza, indignazione quando serve mettere sotto accusa i giudici.

Tra il governo del decreto Caivano e quello della famiglia nel bosco, il passo è sorprendentemente breve. Non perché le situazioni siano davvero identiche, ma perché la logica politica che le attraversa sembra essere sempre la stessa.

Valeria Bocci
Valeria Bocci
ricercatrice giuridica, giornalista

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