Nyumba, casa: il diapason dell’accoglienza

L’evento “Calabria significa casa” – 16 tappe partendo dal docufilm Nyumba – ha generato un importante valore aggiunto: l’accoglienza è un modo di essere, l’inclusione un imperativo categorico

Una settimana fa, martedì scorso, l’ultima tappa dell’evento Calabria significa casa. Sedici appuntamenti – avevamo chiuso a 12, se ne sono aggiunti altri, che non sono bastati – in cui, partendo dalla proiezione del docufilm che racconta l’accoglienza della Calabria, ho ricostruito la rete grazie alla quale questo progetto è nato e cresciuto. Un abbraccio continuo con i protagonisti e con le belle persone che hanno fatto dell’accoglienza e dell’inclusione il fulcro della propria vita.

I dibattiti successivi ad ogni proiezione hanno continuato a scrivere le storie che abbiamo raccontato. Nyumba, nata come una raccolta di storie vere, diventata un docufilm che continua ad essere selezionato nei più importanti festival internazionali, ora è qualcosa di nuovo, in continua crescita e trasformazione.
Un qualcosa di molto simile ad un percorso nelle nostre emozioni, ad una sinfonia di accoglienza e inclusione. La nostra nyumba, la nostra casa, è aperta ed in continua espansione. Racconta la bellezza di una terra magica, racconta le persone che la amano e la fanno amare.

qualche scatto dalle tappe di Calabria significa casa

Il docufilm è la sintesi perfetta della mia idea di armonia, di racconto corale, di lavoro all’unisono. Luca e Davide Marino, con la loro Indaco Film e con il sostegno della Calabria Film Commission, mi hanno permesso di scegliere chi coinvolgere in questo progetto, a partire dal regista Francesco del Grosso. Un lavoro corale nel senso più puro, che intreccia in modo indissolubile competenze e creatività dell’intero team: Nyumba non sarebbe Nyumba senza la sand art di Rachele Strangis, il montaggio di Giulio Tiberti, le musiche di Marco Del Bene, il sound design e mix di Daniele Guarnera, la fotografia di Francesco Casunati e Matteo Niccolò Bresci, per fermarmi ai primi professionisti che hanno costruito con noi questo racconto.

Nyumba non è il fine: è il mezzo. Un mezzo condiviso, il diapason del percorso di accoglienza per cui è nato. Una sinfonia in cui ogni strumento è sostanziale, fa parte del tutto. Ma in cui da solo non saprebbe produrre altrettanta armonia.

la calabria che moltiplica

La Calabria ha questa potenza: sa accogliere, sa moltiplicare.
Potrei raccontarvi una regione intera fatta di volti, che sono parte sostanziale della sua immensa bellezza. A partire da quella dei colleghi alla conferenza stampa nel polo bibliotecario del Consiglio regionale. Per passare a Catanzaro con, tra gli altri, Annamaria Frustaci, Maria Paola Sorace, Vincenzo Linarello, Carlo Frascà, Nunzio Belcaro. E poi la Locride, a partire da Vittorio Zito e Aristide Bava, Corigliano con Isabella Cicero, Vibo con Antonio La Gamba, Reggio con Bruna Mangiola e Paolo Minuto, Lamezia con Giacomo Panizza e Giampaolo Calabrese. Ma sono solo alcune delle bellissime persone con cui abbiamo fatto questo percorso. Una parte importante quella dei moderatori: Davide Lamanna, Maria Teresa D’Agostino, Lele Nucera, Ada Cosco, Rossella Molinari, Paola Suraci, Maria Scaramuzzino e le splendide Marcella De Sarro e Valeria Lio.

Ma soprattutto loro, nati protagonisti e diventati parte di me, di noi. E le ragazze e i ragazzi, le centinaia, le migliaia di studenti che hanno fatto parte del percorso di accoglienza, dimostrando che loro sanno accogliere più e meglio di noi.

La mia Nyumba è là, nella punta dello Stretto: quella di Hafsa, di Alex, di Abdoulaye, di Moussa, di Sisì. E di tutte le splendide persone con cui ho avviato, più di tre anni fa, questo percorso che è solo all’inizio, ma già mi ha regalato infinite emozioni.
Non pensavo che la Calabria potesse – di nuovo – mancarmi così.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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