“Ho commesso una leggerezza, me ne assumo le responsabilità” ha dichiarato il sottosegretario di Stato per la Giustizia
Il terremoto referendum diventa terremoto giustizia. Si dimettono Andrea Delmastro, il sottosegretario alla giustizia, e la capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi. Il primo per gli affari con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia condannato come prestanome del clan Senese, con cui ha aperto il ristorante Bisteccheria d’Italia con altri dirigenti di FdI. La seconda per la gestione della campagna referendaria e per le frasi sul “plotone di esecuzione”: ma anche per le scelte fatte in questi anni al ministero.
MELONI AUSPICA ANCHE LE DIMISSIONI DI Santanché
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni “esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi.
DELMASTRO: “NON HO FATTO NULLA DI SCORRETTO”
«Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio», ha spiegato in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove. In bilico sarebbe anche la posizione del ministro del Turismo Daniela Santanché per il rinvio a giudizio nel caso Visibilia.
GIUSI BARTOLOZZI A COLLOQUIO CON NORDIO
Secondo quanto risulta all’agenzia Italpress Bartolozzi ha rassegnato le dimissioni dalla carica di capo di gabinetto del ministero della Giustizia, che ricopriva dal 19 marzo 2024. Nel pomeriggio la capo di gabinetto è stata a lungo a colloquio con Nordio negli uffici del ministero, insieme allo stesso Delmastro, in un vertice che ha segnato il passaggio decisivo della giornata. Solo poche ore prima, però, il quadro appariva diverso.
CASO DELMASTRO E BARTOLOZZI, NELLA MATTINATA NORDIO AVEVA ESCLUSO LE DIMISSIONI
Intervenendo a Sky Tg24, il ministro Nordio aveva escluso un ridimensionamento della sua collaboratrice: “No, assolutamente”, aveva risposto alla domanda sulla posizione di Bartolozzi, aggiungendo: “La riforma ha il mio nome, mi assumo la responsabilità politica”. Parole che evidenziano come la decisione maturata nel corso della giornata sia il frutto di una dinamica politica in rapido mutamento, accelerata dall’esito referendario.
A pesare sul clima interno al ministero è anche la vicenda personale di Bartolozzi, già finita al centro di tensioni nelle settimane precedenti. L’ex deputata, capo di gabinetto di Nordio, è stata infatti indagata dalla Procura di Roma con l’accusa di aver fornito false informazioni ai pubblici ministeri sulla liberazione del cittadino libico Almasri, con l’avviso di conclusione delle indagini notificato a fine febbraio. A marzo, inoltre, aveva alimentato nuove polemiche definendo la magistratura un “plotone di esecuzione” nel corso di un dibattito televisivo sul referendum, invitando al voto favorevole per “toglierla di mezzo”.
CASO DELMASTRO E BARTOLOZZI, LA POSIZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO ERA DIVENTATA FRAGILE
Parallelamente, la posizione di Delmastro era diventata sempre più fragile negli ultimi giorni, a ridosso della consultazione referendaria. Il sottosegretario era finito al centro di una bufera politica per la vicenda delle sue quote in una società e in un ristorante in cui compariva anche Miriam Caroccia, figlia di Mauro, figura ritenuta vicina al clan dei Senese. Le opposizioni avevano immediatamente chiesto le dimissioni, rilanciando la pressione anche in Parlamento con una mozione di censura e la richiesta di calendarizzazione del provvedimento alla Camera.
La questione è approdata anche alla Commissione parlamentare Antimafia, che ha già acquisito gli atti dell’inchiesta sugli affari del clan romano e che si riunirà nei prossimi giorni per valutare eventuali sviluppi, mentre resta sul tavolo la richiesta di audizione dello stesso Delmastro. Il ministro Nordio, nelle ore precedenti alla decisione, aveva difeso il suo sottosegretario sostenendo che “sono certo che il sottosegretario Delmastro riuscirà a chiarire”, escludendo qualsiasi contiguità con ambienti mafiosi e parlando di possibili “eccessi nella comunicazione”. Una linea che però non ha retto all’urto politico del risultato referendario.



