Il ragionevole dubbio di Garlasco, Vitelli e Legato

Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia: il giudice che ha assolto Stasi, Stefano Vitelli, ripercorre con Giuseppe Legato le fasi più salienti del processo

Piemme, 2026

Stefano Vitelli, nato a Viareggio nel 1974, nel 1998 si laurea in Giurisprudenza a Pisa con il massimo dei voti. Nel 2000 entra in Magistratura: è uditore giudiziario della Corte di Appello di Firenze, Giudice del Tribunale di Vercelli, GIP/GUP nel Tribunale di Vigevano, dove redige come Giudice di primo grado la sentenza nei confronti di Alberto Stasi. Dal 2012 è GIP/GUP nel Tribunale di Torino.

Sono passati quasi vent’anni (era il 13 agosto 2007), eppure abbiamo tutti memoria di Garlasco. Tranne, per ovvie ragioni anagrafiche, i giovani delle Generazioni Z e Alpha. Lo sguardo buono di Chiara Poggi, quello di ghiaccio del suo fidanzato, Alberto Stasi.

Quanto abbiamo letto. Quanto abbiamo scritto.
Poi anche Garlasco è entrata nei casi chiusi: una sentenza di assoluzione – anzi, due: l’appello è stato rifatto –, due condanne. Un colpevole che sta per uscire definitivamente dal carcere. Nessuna curiosità in più. Fine di tutto: dei plastici per capire come la ragazza potesse essere precipitata dalle scale. Delle ricostruzioni colpevoliste e di quelle innocentiste.

Fino a quando si è riaperto tutto, con i dubbi su Sempio, l’amico del fratello. Tutto da rifare?

Arriva anche questa domanda, con la lettura del saggio scritto da Stefano Vitelli con Giuseppe Legato. Una ricostruzione minuziosa dei dubbi, delle ricerche, con una finestra aperta anche fuori dal tribunale – una corsa con un amico, un confronto con la madre, l’amico solitario.

La dichiarazione di intenti è chiara. In molti passaggi: eccone uno.
Per Lao Tzu bisogna «aiutare ciò che procede da solo»: non guidare, mettendosi davanti, ma assecondare, ovvero mettersi in seconda posizione – modestamente, senza gloria e persino senza attirare l’attenzione – per portare la propensione al suo dispiegamento.

E ancora.
Come ricorda Jung, citato dal mio indimenticabile amico solitario: «L’uomo vuole certezze e non dubbi, risultati e non esperienze, senza accorgersi che le certezze non possono provenire che dai dubbi e i risultati dalle esperienze».

Il ragionevole dubbio non è solo quello di Garlasco. Il ragionevole dubbio è quello che dovrebbe stare alla base di ogni azione, di ogni pensiero. Non solo quello dei giudici. Ed è propositivo, non fine a se stesso.
Il dubbio ragionevole – scrive Vitelli in chiusura – non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poco importa se alla fine l’esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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