Al posto del capogruppo al Senato di Forza Italia dovrebbe subentrare Stefania Craxi. Intanto Giorgia Meloni cerca di uscire dall’angolo reagendo di fronte alla botta subita con il referendum
Pure Maurizio Gasparri finisce nel terremoto innescato dalla sconfitta referendaria e che ha già messo in moto il repulisti di Giorgia Meloni. Ma andiamo per ordine. Maurizio Gasparri si è DIMESSO dal ruolo di capogruppo di Forza Italia al Senato. Nel pomeriggio è stata convocata una riunione dei senatori azzurri per la scelta del successore, la senatrice Stefania Craxi.
GASPARRI: “HO DECISO IO DI DIMETTERMI”
“Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato – ha affermato Gasparri in una nota – . Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi – sottolinea – . Avanti con coerenza e guardando al futuro”.
TAJANI: AUGURI A STEFANIA CRAXI
Stefania Craxi, neo presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro”. Lo scrive il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani in un post su X dopo le dimissioni annunciate da Maurizio Gasparri che ha ringraziato “per l’impegno profuso in questi anni alla guida dei senatori di FI. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare”.
Dopo aver annunciato e augurato buon lavoro alla neocapogruppo di FI al Senato, Stefania Craxi, nel suo post su X Antonio Tajani ha aggiunto: “Forza Italia è un partito vivo, un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si ritrovano nei valori della libertà e del popolarismo. Continueremo ad affermarci sempre come il centro della politica italiana. Con le iniziative e con i prossimi congressi regionali lavoriamo per allargare sempre di più i nostri orizzonti, abbracciare tutte quelle forze che condividono il nostro percorso. A radicarci sul territorio, a valorizzare la nostra base e i nostri militanti. Non abbiamo paura della democrazia, non abbiamo paura del confronto con il popolo. Forza Italia, nel solco e nell’eredità di Silvio Berlusconi, non perderà mai la sua rotta”.
LA RACCOLTA FIRME PER IL “RINNOVAMENTO”, CIOÈ CONTRO GASPARRI
C’erano anche i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, secondo quanto rivelato da fonti parlamentari di FI, tra i 14 senatori azzurri (sui 20 complessivi del gruppo) che avevano firmato una lettera in cui, in sintesi, si affermava che per l’unità del partito era opportuno sostituire il capogruppo a Palazzo Madama, ossia Maurizio Gasparri.
A Gasparri erano state date 48 ore per gestire la exit strategy: cosa che ha fatto.
Meloni dopo il repulisti punta al rilancio
Giorgia Meloni è in grande difficoltà. Dopo aver silurato Delmastro e Bartolozzi e dopo essere riuscita a ottenere le dimissioni della pitonessa-ministro Santanché, ora deve uscire dall’angolo. Intanto deve far dimenticare agli elettori che i siluramenti sono diretta conseguenza della vittoria del NO, dato che è ipotizzabile che in caso di vittoria del Sì, Delmastro, Bartolozzi e Santanché sarebbero rimasti tranquillamente al loro posto nonostante imbarazzi giudiziari e boutade varie. Poi perché deve recuperare il legame di fiiducia – messo pesantemente in discussione dall’esito referendario – con il popolo italiano.
Il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, lo dice in chiaro. “Meloni non intende vivacchiare, non vuole certo farsi logorare”. Al momento non c’è sul tavolo il piano B di puntare alle elezioni anticipate. “Oggi no, ma del domani non c’è certezza…”, dice un ‘big’ di FdI.
Insomma, la tentazione di “rovesciare il tavolo e di provare a forzare la mano” – qualora l’esecutivo dovesse finire nel ‘pantano’ e quindi diventasse impossibile realizzare il programma di governo – resta solo sullo sfondo, come ammette anche un esponente dell’esecutivo.
Il repulisti, la mossa di Meloni post referendum
La prima mossa post-referendum – il ‘repulisti’ cominciato con la capo gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, il sottosegretario al dicastero di via Arenula Andrea Delmastro e oggi la ministra Daniela Santanché– è completato, “ora bisognerà – spiega un’altra fonte – riconnettersi con il Paese e portare avanti l’agenda di fine legislatura“.
Meloni e la resistenza della “pitonessa”
Il nodo più difficile da sciogliere è stato il passo indietro di Santanché. Per tutta la giornata Fratelli d’Italia ha atteso le dimissioni della responsabile del Turismo. Tra voci incontrollate sul motivo della resistenza della ‘Pitonessa’.
“Sta contrattando un ruolo nel partito a Milano e in Lombardia e una sua ricandidatura per la prossima legislatura”, i ‘boatos‘ di Montecitorio. Ma è stata la diretta interessata a motivare il ritardo della sua decisione auspicata già ieri dalla premier.
Tra caso Gasparri e ansia Meloni la rabbia di Fratelli d’Italia
“Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio – ha scritto in una nota in cui si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio -. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato Delmastro che pure paga un prezzo alto”. Ma la rabbia nel partito di via della Scrofa è tanta. E oggi si è aperto anche il caso Gasparri in Forza Italia, ad aumentare le fibrillazioni nella coalizione.
Le reazioni alle dimissioni di Santanché
“Ha esagerato. Avrebbe dovuto fare un passo indietro subito, non solo per opportunità politica ma anche per riconoscenza”, il refrain tra i parlamentari FdI. “Il mio certificato penale è immacolato“, ha ricordato Santanché, “ma non ho difficoltà a dire obbedisco” anche “se pago anche il conto di altri”.
“Ora punterà a fare la vittima”, spiega un esponente di spicco di Fratelli d’Italia. Ma intanto la partita della mozione di sfiducia presentata dall’opposizione (e che FdI pensava eventualmente di votare), calendarizzata per la prossima settimana, non si giocherà.
Tra caso Gasparri e ansia Meloni ora spunta il dossier sulla legge elettorale
Non solo Delmastro, Bartolozzi, Santanché e ora pure Gasparri. Dopo quella persa della giustizia in ballo ci sono altre partite, in primis quella sulla legge elettorale. “Noi andiamo avanti. Non abbiamo paura di perdere le elezioni, ma Meloni è coerente, vuole stabilità“, osserva un dirigente di primo piano di FdI. Certo, i timori che non vada in porto lo ‘Stabilicum’ c’è, anche per la freddezza degli alleati. FI proverà ad aprire la discussione, ad abbassare il premio di maggioranza e a eliminare il ballottaggio. Nella Lega c’è chi sostiene che occorrerebbe evitare un’ulteriore prova di forza, “non è una riforma che porta consenso”, rimarca una fonte del partito di via Bellerio. I vertici leghisti avrebbero comunque dato rassicurazioni a FdI che si andrà avanti ma con modifiche al testo presentato.
Meloni non penserebbe al rimpasto
“Noi ascolteremo le proposte del Pd e delle altre forze dell’opposizione, ma non ci tireremo indietro”, ripete un altro esponente di primo piano di Fratelli d’Italia. Intanto, dopo il “primo segnale” del post-referendum, si capirà nelle prossime ore come intendono muoversi governo e maggioranza.
Un rimpasto non figura in agenda (al posto di Santanché potrebbe arrivare un tecnico (c’è chi parla di Giovanni Malagò e del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca) o la premier potrebbe tenersi l’interim (anche per evitare la possibilità di un passaggio in Parlamento per richiedere la fiducia, dopo il cambio di tre ministri).
I nomi in campo
Come capo di gabinetto del dicastero di via Arenula gira il nome di Vittorio Corasiniti. “La vera posta in palio sarà l’economia, il problema è che non ci sono soldi ma voglio vedere qual è l’alternativa del centrosinistra, un conto è fare opposizione, un altro è costruire una piattaforma di governo”, dice un ministro che in qualche modo lancia la ‘sfida’: “Da qui alle politiche la partita è ancora lunga…”.



