Conte-Piantedosi tra potere e gossip: una storia antica quanto noi

Abbiamo davvero bisogno di scoprire tutti i retroscena della storia di Claudia Conte con Matteo Piantedosi, come fu tra Bocci e Sangiuliano?

Ci sono tre macrocategorie in cui convergono le persone di genere femminile. Indipendentemente da età, razza, cultura, religione, professione e propensione.

La prima è quella delle donne (anche giovani, giovanissime) che sanno di essere tali.
Quelle che hanno la consapevolezza del valore aggiunto dell’essere nate in un corpo femminile, e che ne fanno tesoro. Piccoli o grandi tesori, ovviamente: non è necessario, per rientrare in questa categoria, abusare della brama maschile per l’altro sesso. Basta la consapevolezza: un bottone sbottonato in più o uno spacco un po’ più profondo a un esame, un colloquio di lavoro, un appuntamento, una riunione importante. Un abbigliamento provocante. Un’attenzione per la valorizzazione dell’essere femmina. Fortunata e convinta di esserlo.

Poi ci sono le donne che rifiutano la propria femminilità. O non vivono, almeno fisicamente, differenze di genere.
Fanno parte di questa categorie molteplici sottocategorie. Alcune di donne che vivono molto bene il loro essere persona, e ritengono la cura di sé qualcosa di umano, fuori da differenze di genere. Altre di donne che odiano il genere maschile perché ritenuto il più forte, irraggiungibile. Altre ancora che negano la propria femminilità in ogni modo. E sto parlando delle sottocategorie più comuni. Ma potrei andare molto oltre.

Infine ci sono le donne che odiano le donne.
Quelle sempre pronte a puntare il dito, a giudicare, a demonizzare. Spesso sono anche loro donne consapevoli di essere femmine, ma che non si bastano. E vorrebbero, in qualche modo, essere a posto di chi “ce l’ha fatta”.

D’accordo, bene. Ma quindi?
Quindi mi trovo (di nuovo) ad interrogarmi sullo stesso tema. Perché sono infastidita da questo gran rumore gossipparo intorno alla relazione – vera, presunta, cercata per convenienza, finita, in corso poco importa – tra un ministro e una ragazza che potrebbe essere abbondantemente sua figlia. Che sia Maria Rosaria Boccia o Claudia Conte poco importa. Come poco importa che l’ultima abbia, all’epoca, condannato la prima per le stesse ragioni che oggi sembrerebbero condannare lei.

un copione antico

Sì, lo so. L’intreccio di figure istituzionali, relazioni personali e conseguenze politiche è la riproposizione di un copione antico. Corsi e ricorsi storici, dalla mitologia alla storia romana, fino alle corti rinascimentali e alle democrazie contemporanee. Parte dall’omerica Elena di Troia, passa per figure forti come Aspasia di Mileto, compagna di Pericle, Cleopatra stratega delegittimatrice di Giulio Cesare e di Marco Antonio. Tanto per fare due nomi.

Ma in questi giorni a infastidirmi non è tanto – non solo – il ritorno delle tre categorie del sesso debole (davvero?), l’un contro l’altra armate. Si tratta di una storia antica come quella dell’umanità, in cui potere, sesso e soldi vnno a braccetto dai secoli dei secoli.
Mi infastidisce questo far diventare una storia di letto la notizia principale dei mass media e dei nuovi media. E mi ci metto pure io, che in un pomeriggio di venerdì santo mi trovo a scrivere di lei. In realtà sto scrivendo di noi, che continuiamo a ritenere una notizia da approfondire una storia vecchia come il mondo.

Tra le mille foto postate su Instagram da Claudia Conte c’è anche quella del suo libro. Dove nascono i silenzi. Non l’ho letto, non credo che lo leggerò. Ma certamente mai titolo fu più “in topic”: la scrittrice ci ha spiegato perfettamente dove nascono. E anche come e quando metterli in archivio.

Valeria Bocci
Valeria Bocci
ricercatrice giuridica, giornalista

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