La dottrina della distruzione del presidente Usa: se Teheran non dovesse cedere al suo volere la punizione sarebbe “devastante”. La mobilitazione delle “catene umane” e il fronte civile
Il presidente americano Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran, dopo l’ultimatum dato a Teheran che scade questa notte. “Un’intera civiltà morirà stasera, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà“, ha scritto su Truth.
“Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario può accadere, chi lo sa?”, ha aggiunto.
“Lo scopriremo stasera, uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo. 47 anni di estorsione, corruzione e morte finiranno finalmente. Dio benedica il grande popolo iraniano!”, ha concluso.
La Casa Bianca nega di stare valutando l’uso di armi nucleari in Iran.
ULTIMATUM DI TRUMP, PER I NEGOZIATORI L’IRAN NON HA INTENZIONE DI CEDERE ALLE RICHIESTE
I negoziatori sono pessimisti sul fatto chel’ Iran cederà alla richiesta di Trump di una tregua di 45 giorni e di riaprire lo Stretto di Hormuz prima della scadenza di martedì sera, 7 aprile, aprendo così la strada a possibili attacchi statunitensi contro ponti e centrali elettriche iraniane, in una nuova escalation del conflitto che oggi entra nel suo 39esimo. Lo riporta il Wall Street Journal che cita alcune fonti secondo le quali per i funzionari americani il divario fra Stati Uniti e Iran è troppo ampio per essere colmato entro la scadenza fissata dall’ultimatum. Alcuni funzionari americani spiegano che Trump si è mostrato meno fiducioso sulla possibilità che si raggiunga un accordo e prevedono che un ordine per l’attacco possa essere impartito già subito dopo la scadenza.
ULTIMATUM DI TRUMP, IL PENTAGONO STA AMPLIANDO L’ELENCO DEI SITI ENERGETICI DA COLPIRE
Non a caso, il Pentagono sta ampliando l’elenco dei siti energetici iraniani che può colpire, includendo quelli che forniscono carburante ed energia sia ai civili che ai militari; una probabile soluzione nel caso in cui l’amministrazione venisse accusata di crimini di guerra per aver colpito infrastrutture di base. Lo riporta Politico. Secondo due funzionari della difesa, si sta ridiscutendo la lista dei siti iraniani, mentre gli aerei da guerra americani e israeliani sono alla ricerca di nuovi obiettivi dopo cinque settimane di attacchi ininterrotti contro siti militari e l’afflusso di truppe di terra statunitensi nella regione.
La duplice natura degli obiettivi li renderebbe legittimi, hanno affermato i funzionari. La riflessione ruota attorno a dove tracciare il confine tra obiettivi militari e civili, come gli impianti di desalinizzazione dell’acqua, che potrebbero essere considerati obiettivi poiché anche le forze armate hanno bisogno di acqua potabile.
L’esercito israeliano annuncia attacchi aerei
Intanto, l’esercito israeliano ha annunciato una “ondata” di attacchi aerei contro l’Iran dopo che il presidente Usa ha dichiarato che la proposta di tregua avanzata dai mediatori internazionali per porre fine alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran non era ancora sufficiente. “Poco fa, l’IDF ha annunciato un’ondata di attacchi aerei con l’obiettivo di danneggiare le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran e in altre aree dell’Iran”, ha scritto l’esercito israeliano sul proprio canale Telegram ufficiale.
L’esercito israeliano riferisce che le difese aeree sono state attivate in risposta ai missili lanciati dall’Iran, poco dopo aver annunciato di aver lanciato una “ondata” di attacchi aerei contro l’Iran. “Sono stati identificati missili lanciati dall’Iran verso il territorio dello Stato di Israele“. “I sistemi difensivi stanno operando per intercettare la minaccia”, ha scritto l’IDF sul suo canale Telegram ufficiale.
SCADE ALLE 2 DI NOTTE (ORA ITALIANA) L’ULTIMATUM DI TRUMP
Scadrà questa notte alle 2 (ora italiana) l’ultimatum di Trump all’Iran. Se Teheran non dovesse cedere al volere del presidente americano Donald Trump, la punizione promessa sarebbe “devastante”, puntando alla distruzione delle infrastrutture civili e dei ponti del Paese entro la mezzanotte. Il trentanovesimo giorno della guerra tra l’asse israelo-americano e la Repubblica Islamica si apre dunque sotto il segno di una tensione che mette ancora una volta a dura prova la tenuta regionale, mentre le prime esplosioni hanno già scosso la capitale iraniana nella notte appena trascorsa.
ULTIMATUM DI TRUMP, L’AZZARDO DI WASHINGTON: LA DOTTRINA DELLA DISTRUZIONE
Il conflitto è giunto oggi, martedì 7 aprile, a una fase di estrema criticità militare. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca che ha colto di sorpresa gli osservatori internazionali, il tycoon ha delineato ieri uno scenario di attacchi sistematici al sistema elettrico e logistico iraniano. L’ultimatum è netto: o Teheran accetta un cessate il fuoco immediato che includa la riapertura dello Stretto di Hormuz, o affronterà una campagna di bombardamenti che, nelle parole del presidente, potrebbe “spazzare via l’intero Paese in una sola notte”.
“Abbiamo un piano, grazie alla potenza del nostro esercito, in base al quale ogni ponte in Iran verrebbe distrutto entro la mezzanotte, e ogni centrale elettrica del paese sarebbe fuori servizio, in fiamme, in esplosione e permanentemente inutilizzabile. Intendo la distruzione totale entro mezzanotte, e potrebbe accadere anche in quattro ore se volessimo”, ha affermato The Donald.
La retorica utilizzata si discosta dai protocolli del diritto internazionale bellico, giustificando l’ipotesi di gravi danni alla popolazione civile con una lettura politica secondo cui gli iraniani “sarebbero disposti a sopportare questa sofferenza pur di avere la libertà”. Dietro queste parole si legge il tentativo di indurre un collasso del sistema interno, puntando sull’impatto psicologico della distruzione delle reti pubbliche per forzare una resa.
L’ULTIMATUM DI TRUMP, LA NOTTE DELLE ESPLOSIONI: TEHERAN SOTTO ATTACCO
Mentre la diplomazia internazionale cercava di decifrare la reale portata dell’ultimatum, la realtà del campo ha preso il sopravvento nelle prime ore di oggi. Intorno alle 1:30 italiane, diverse esplosioni hanno scosso la capitale iraniana e i suoi poli industriali. L’esercito israeliano ha annunciato un’ondata di attacchi aerei, ufficialmente diretti contro asset militari. Tuttavia, le segnalazioni provenienti dal terreno indicano un impatto più esteso: secondo l’agenzia Mehr, una sinagoga nel centro di Teheran sarebbe stata gravemente danneggiata durante le incursioni.
La precisione dei raid sembra essere stata condizionata dalla densa attività della contraerea iraniana sopra aree popolate, causando danni collaterali che rendono ancora più tesa la situazione nella capitale. Blackout intermittenti e sirene d’allarme hanno accompagnato i cittadini per tutta la notte, rendendo tangibile la minaccia espressa da Trump poche ore prima.
L’ULTIMATUM DI TRUMP, IL FATTORE MOJTABA: UN VUOTO DI POTERE A QOM?
Parallelamente all’escalation militare, si consuma un’incertezza politica ai vertici della Repubblica Islamica. Documenti d’intelligence condivisi con gli alleati del Golfo indicano che la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, non sarebbe attualmente in grado di gestire la crisi. Le informazioni trapelate oggi suggeriscono che Khamenei sia ricoverato in condizioni critiche nella città di Qom. “Mojtaba Khamenei è ricoverato a Qom in gravi condizioni, incapace di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, recita una nota diplomatica basata su informazioni dell’intelligence statunitense-israeliana.
La tempistica di questa rivelazione è determinante. Se l’Iran si trova in una condizione di incertezza decisionale, l’ultimatum di Trump punta a colpire un nemico il cui vertice è impossibilitato a negoziare o a coordinare una risposta unitaria. La mancanza di una guida centrale autorevole spiegherebbe la difficoltà di Teheran nel formulare una controproposta diplomatica alle richieste americane, proprio mentre il Paese attende lo scadere del termine fissato per stanotte.
L’ULTIMATUM DI TRUMP, LA MOBILITAZIONE DELLE “CATENE UMANE” E IL FRONTE CIVILE
In risposta alle minacce di distruzione delle infrastrutture, il governo di Teheran ha mobilitato la popolazione. Il viceministro della gioventù e dello sport, Alireza Rahimi, ha lanciato ieri un appello per creare scudi umani presso i siti sensibili. “Invito tutti i giovani, le personalità del mondo culturale e artistico, gli atleti e i campioni a partecipare alla campagna nazionale ‘La catena umana dei giovani iraniani per un futuro luminoso’”, ha dichiarato Rahimi. L’iniziativa prevede che oggi, martedì 7 aprile, alle ore 14 locali, migliaia di persone si stringano la mano davanti alle centrali elettriche di tutto il Paese.
La linea di difesa iraniana punta sulla denuncia internazionale: “Attaccare le infrastrutture pubbliche è un crimine di guerra”, ha ribadito il viceministro. Questa mossa pone le forze alleate davanti a un dilemma tattico: procedere con i bombardamenti promessi entro la scadenza di stanotte significherebbe colpire direttamente i civili radunati, fornendo a Teheran un argomento diplomatico proprio nel momento di massima pressione bellica.
L’ULTIMATUM DI TRUMP E LA STRATEGIA DELLA PRESSIONE ESTREMA
Sembra emergere dunque una strategia americana volta a provocare una spaccatura tra il popolo e i vertici del potere, sfruttando la prospettiva di un blocco totale dei servizi essenziali. L’insistenza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz indica che l’obiettivo prioritario resta il ripristino delle rotte energetiche, compromesse da 39 giorni di ostilità. Dall’altra parte, il silenzio della Guida Suprema e la fuga di notizie sulla sua salute descrivono un regime che affronta una crisi istituzionale interna proprio mentre subisce un attacco esterno.
La chiamata alle “catene umane” appare come un tentativo di usare la popolazione come deterrente contro un avversario che ha dichiarato di voler colpire obiettivi civili strategici. La giornata di oggi definirà se la minaccia di Washington si tradurrà in un’azione bellica su vasta scala o se si aprirà uno spazio, per quanto ridotto, per un cedimento politico di Teheran.



