Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia, M. Ruol

Un modo molto originale, che fa riflettere, per raccontare una storia che ben conosciamo: come si sopravvive alla morte dei figli? Michele Ruol guarda all’essenza, quasi scientifica, del nostro essere. Del nostro vivere, nonostante tutto

TerraRossa, 2024

Michele Ruol (Chicago, 1986), medico anestesista, scrive per il teatro. Ha pubblicato racconti su varie riviste letterarie e in raccolte a più voci. Il testo Betulla, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano per il podcast Abbecedario per il mondo nuovo, è stato pubblicato nel libro omonimo edito da Il Saggiatore nel 2022. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia (TerraRossa, 2024) è il suo esordio come autore di narrativa.

Mi ha incuriosita ben prima della candidatura al Premio Strega 2025, ad opera di Walter Veltroni (piazzato quarto, niente male per un esordiente). Ho messo in priorità di lettura Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia quando stava per portarsi a casa il Premio Berto, nel 2024. Ma è finito in stand by prima che riuscissi a leggerlo: le tante recensioni scritte in attesa della gran kermesse di villa Giulia mi hanno allontanata.

Il primo romanzo di Ruol veniva raccontato come qualcosa di estremamente triste, estremamente cupo, psicologico e spietato nel descrivere qualcosa di innaturale come la morte dei figli. Non faceva per me.

L’ho ripreso adesso, a distanza di due anni, quando ormai non si parla più di questo incredibile libro. Che no, non è un romanzo, non è un saggio, non è niente di ciò cui siamo abituati. Ed è da leggere, assolutamente. Vola via e lascia tanto.

La trama è banale nella sua normalità, pur assurda: narra, step dopo step, fino ad un capovolgimento finale che fa capolino tra le pagine ma neanche troppo, il vuoto di una casa e di due vite – Madre e Padre – dopo la scomparsa di Maggiore e Minore.
Vuoti e pieni, entrambi lasciati sospesi nel tentativo di riappropriarsi di qualcosa, fosse anche solo il dolore. I vuoti della mancanza, che crescono man mano in cui Ruol ci fa conoscere i due fratelli. I pieni degli oggetti che fanno fede al titolo e creano un inventario materiale crudele quanto necessario.

La narrativa italiana è troppo spesso uguale a se stessa. Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia è qualcosa di nuovo, originale, capace di raccontare una storia già letta e riletta, o peggio ancora già vissuta, in un modo totalmente diverso. A partire dalla mancanza di una reale identità, dalla cancellazione dei nomi. Perché vere protagoniste sono la riappropriazione, la resistenza, la sopravvivenza. E la voglia di riprendere a respirare, a vivere, anche quando sembrano rimasti solo cenere e fuoco.

Paola Bottero
Paola Bottero
JOURNALIST, STORYTELLER, VISION MAKER

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