Giustizia, avanti piano, quasi indietro: 5 anni per un processo civile

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha avviato un processo di modernizzazione rilevante nella Giustizia italiana, ma non ancora sufficiente a superare le criticità strutturali del sistema

Ridurre del 40% la durata dei processi nel settore civile era uno degli obiettivi del Pnrr ma non è stato raggiunto, ed è difficile che questo possa accadere nei due mesi che mancano alla scadenza del Piano. Nei tribunali civili la durata media di un processo è di 458 giorni, ai quali vanno aggiunti i 467 giorni della Corte d’Appello e gli 889 giorni della Corte di Cassazione. In tutto fanno 5 anni, un tempo irragionevole soprattutto se confrontato con quello che occorre per ottenere giustizia negli altri Paesi. Per rispettare gli impegni presi con l’Europa sarebbe necessario ridurre di un ulteriore anno la durata media delle cause civili.

GIUSTIZIA, LE QUESTIONI TRASCURATE

La questione – totalmente trascurata nella stagione del referendum – ha a che fare con i diritti dei cittadini e con la vita delle imprese, cosa che spiega perché sia stata Assonime, l’associazione delle società per azioni, a proporre oggi un primo bilancio degli interventi sul sistema giustizia finanziati con i miliardi del Pnrr. E’ un consuntivo che segnala i progressi fatti in termini di obiettivi misurabili, interventi normativi, digitalizzazione e organizzazione degli uffici.

Ma che mette in fila anche una serie di gravi difficoltà a cominciare dalla mancanza di personale, cosa che incide negativamente anche sulla riduzione dei tempi processuali. E che spesso rende impossibile trattare le cause nei limiti dei due anni imposti dalla riforma Cartabia, con il risultato di cancellare i processi e minare la fiducia dei cittadini verso lo Stato, cosa che accade – scrive Assonime – quando il rischio penale non è più un efficace deterrente per la criminalità.

(Fonte 9colonne)

GIUSTIZIA, IL COMUNICATO DI ASSONIME

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha avviato un processo di modernizzazione rilevante nella Giustizia italiana, ma non ancora sufficiente a superare le criticità strutturali del sistema. La prosecuzione degli interventi oltre il Piano è essenziale per trasformare la giustizia in una leva stabile di crescita, fiducia e competitività per il Paese. È il giudizio di Assonime, l’associazione delle società per azioni, che ha dedicato un report della collana “Note e Studi” ai risultati degli investimenti effettuati nel sistema giudiziario quando il programma europeo è ormai entrato nella sua fase conclusiva. Il progetto ha avuto il merito di introdurre un cambio di approccio significativo, basato su obiettivi misurabili, interventi normativi e investimenti in capitale umano, digitalizzazione e organizzazione. Il bilancio complessivo evidenzia progressi importanti, ma non ancora consolidati.

Giustizia, la situazione nei vari settori

Nel settore penale, i target di riduzione dei tempi sono stati formalmente raggiunti, ma emergono segnali recenti di rallentamento che mettono in discussione la sostenibilità dei risultati.

Nel settore civile, invece, l’obiettivo principale appare difficilmente conseguibile: la riduzione del tempo medio per definire un procedimento giudiziario (disposition time) si ferma al 27,8% rispetto al 2019, lontano dal target del 40%, con criticità concentrate soprattutto nei Tribunali.

Sul fronte dell’arretrato, i risultati sono positivi per quanto riguarda lo smaltimento delle pendenze più risalenti, ma il quadro complessivo resta problematico: dal 2024 tornano a crescere nuove iscrizioni e procedimenti pendenti, segnalando un sistema ancora incapace di assorbire stabilmente la domanda di giustizia.

La Giustizia e il sistema economico

Per il sistema economico la questione centrale non è solo la durata dei procedimenti, ma anche la prevedibilità della risposta giudiziaria. Uniformità interpretativa, stabilità degli orientamenti e certezza del diritto rappresentano condizioni essenziali per ridurre il rischio legale.

In questa prospettiva, il Piano strutturale di bilancio 2025-2029 rappresenta un primo passo verso il consolidamento delle riforme, ma richiede un rafforzamento in termini di risorse, governance e continuità.

Giustizia, le priorità strategiche

Queste, per Assonime, sono le priorità strategiche:

  • rafforzare stabilmente il capitale umano e colmare le scoperture di organico;
  • consolidare e ampliare l’Ufficio per il processo;
  • completare e rendere effettiva la digitalizzazione, anche attraverso il passaggio al cloud;
  • rafforzare il ruolo della Corte di cassazione per assicurare l’uniforme interpretazione della legge e aumentare la prevedibilità delle decisioni;
  • incentivare e gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e semplificare le procedure esecutive e concorsuali.

Giustizia, i risultati rischiano di essere effimeri

Stefano Firpo, direttore generale di Assonime: “I risultati conseguiti grazie al Pnrr per una giustizia più veloce e quindi più giusta, rischiano di essere effimeri se lo sforzo riformatore rimarrà isolato senza irrobustire gli organici, investire in digitalizzazione attraverso il passaggio al cloud nazionale e rafforzare il ruolo della Corte di Cassazione concentrandone l’attività sulle controversie di forte impatto giurisprudenziale.”

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