Bridgerton

32 episodi, IV stagioni, 2020 – in produzione, Usa
[tratto dalla saga letteraria di Julia Quinn]
di Chris Van Dusen e Shonda Rhimes, con Nicola Coughlan, Luke Thompson, Ruth Gemmell

Netflix

Ce l’ho fatta anche io a vedere la quarta stagione di Bridgerton, una delle serie più acclamate degli ultimi tempi. Vero, sono in gran ritardo sulla super attesa. Così super che ancora i suoi fan erano presi dalle scene d’amore, sempre più esplicite, e già veniva annunciata a suon di fanfare (ucroniche) ottocentesche la conferma dell’inizio delle riprese della quinta. Con tanto di spoiler di una storia queer al femminile. Ma bisognerà attendere almeno fino alla prossima estate. Quella del 2027: cosa avevate capito?

Tornando a questa quarta stagione, che gira tutta sul ballo in maschera e sulla storia di una nuova Cenerentola, vittoriana. Niente spoiler, come sempre. Del resto vi confesso che – come per molte altre serie tv – devo andarmi a guardare trailer e riassunti delle puntate precedenti prima di rientrare nel mood giusto e connettere tra loro storie e personaggi. Beato binging watching.

Perché guardare Bridgerton, intanto? Mi verrebbe da rispondere alla Lady Whistledown: cari gentili lettori, mi sono posta la domanda più spesso di quanto avrei desiderato. Perché non amando di per sé i racconti “in costume” – facendo salvi alcuni capolavori, certo – ancor meno rientra tra i miei generi preferiti l’ucronìa, o fantastoria, o comunque vogliate chiamare il filone di narrativa fantastica basata su una premessa generale che fatico ad accettare.

Strano: amo ogni tipo di narrazione distopica, alcuni fantasy mi sono rimasti addosso (una su tutte? Carnival Row) ma non riesco a immaginare che la storia abbia seguito un corso alternativo (soprattutto se migliore) a quello reale. Il risultato è che guardo ogni volta Bridgerton con un regale distacco (imparruccato come la splendida regina Carlotta). E alla fine questa assenza di razzismo (perché è più che evidente quello di classe, che basta ed avanza) mi diverte.

Fatte tutte queste premesse – non potete non sapere che si tratta di una serie leggera, di un divertissement che impegna con la stessa profondità dei gossip – vi faccio una seconda confessione. Ho apprezzato molto l’evoluzione della storia di amicizia tra Carlotta e Lady Agatha Danbury, che apre ad una profondità del personaggio della regina: sola, annoiata, obbligata ad esercitare un potere che la imprigiona. In realtà molti profili cambiano pelle e acquistano in sentimenti e profondità. E, come suggerisce l’algoritmo che fa funzionare una serie tv, il dolore rafforza i personaggi più deboli (no, non chiedetemi altro). Chissà cosa succederà nella prossima stagione.

Elisabetta Roli
Elisabetta Roli
GIORNALISTA, CRITICA LETTERARIA E CINEMATOGRAFICA

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