Unchosen

6 episodi, I stagione, 2026, Regno Unito
di Julie Gearey, con Molly Windsor, Asa Butterfield, Fra Fee

Netflix

Prima in classifica tra le serie tv più viste di Netflix in Italia: Unchosen è uscita e nella stessa settimana è salita alla vetta più alta. Come faccio a non onorare la scelta a furor di popolo e non buttarmi anche io nel consumo compulsivo, mi sono chiesta?
Le premesse c’erano tutte: belle le facce dei protagonisti, bella la trama (quanto mi piacciono queste storie di sette religiose, di oppio dei popoli sparso ovunque come se non ci fosse un domani). Bella, bellisima la risposta del pubblico. Quindi non potevo che infilarmi nel gruppo dei più.

Me ne pento. Me ne sono pentita quasi subito, in realtà. Di averla vista, intendo.
Se ancora siete in tempo, evitatela. Oppure guardatela, e poi fatemi sapere se vi è piaciuta davvero.

Unchosen parte bene, eppure da subito qualcosa non gira.
Parto da Rosie: è bella ma non balla. Non perché non ne sia capace, anzi. Molly Windsor è davvero brava, saprebbe ballare alla grande, ma se non le mettono la musica non può fare miracoli. Non bastano gli intrecci con il marito Adam (Asa Butterfield, splendido in Sex Education: lo ricordate?) e con Sam (Fra Fee, che pare aver acceso gli special dei produttori). Non basta neppure pensare che Out of the Dust (era il titolo iniziale di Unchosen, e la sensazione è che non siano riusciti a uscirne, da quella polvere) sia tratto da storie vere.

Lo definiscono un thriller psicologico, e forse lo è. O lo vorrebbe essere. Ci sono tutti gli spunti necessari per costruirlo – dipendenze, manipolazioni, giochi di ruolo e di potere compresi. Però non parte mai, pur finendo esattamente come ci si aspetta da quasi subito. E pur lasciando sospesi e irrisolti i profili di molti personaggi.

Le puntate durano intorno ai 45 minuti: alla fine sono meno di 5 ore di visione. Ve le siete bevute tutte subito, giù come uno shottino dopo l’altro (i miei mi sono rimasti sullo stomaco: si capisce?). State aspettando la seconda stagione, che ancora non si sa se si farà. Ma davvero? O è solo una splendida azione di marketing per farci vedere qualsiasi cosa?

Veronica Ravelli
Veronica Ravelli
OSSERVATRICE PRATICANTE

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